Unanime il coro di ampio disdegno che si leva allo scoprire le atrocità che inevitabilmente accompagnano le vari fasi di una guerra. Mi viene sempre in mente il rumoroso frinire delle cicale in una pineta in un torrido pomeriggio d’estate. Quasi che se non scoprissimo di cosa è capace la bestia uomo ci venisse a mancare qualcosa.

Può accadere che sia il vincitore nel suo avanzare a suon di tromba o può essere che accada quando lo sconfitto si veda costretto ad abbandonare il terreno conquistato: qualcosa di diverso? Un diverso valore attribuibile? Valutazioni differenziate a seconda del ruolo?

La verità nuda e cruda va ricercata nell’ineludibile amara vicenda dell’uomo che vede nella lotta con il suo simile l’unico mezzo “vero” per dirimere le controversie. E poi non ci vedo troppa differenza tra il soldato che preme il bottone azionante un qualsivoglia ordigno destinato chissà dove a uccidere chissà chi e l’altro che spara a bruciapelo al primo uomo che incontra sulla sua via solo per il fatto che ha gli occhi di un colore diverso. Riflettiamo: davvero c’è differenza? E che dire del responsabile del volo che lascia cadere un ordigno sulle case di una città? Davvero c’è differenza?

Ancora una volta, con amarezza e profonda tristezza, si deve constatare che la bestia uomo non ha imparato nulla dopo quasi settemila anni della sua storia, la bestia che iniziò a deambulare eretta perdendo progressivamente il pelo che proteggeva la sua epidermide dal freddo e dagli insetti molesti. La bestia che intravide nel brandire il femore di un altro animale morto la risoluzione dei suoi problemi: la mano armata. Peccato che noi non si sia rimasti pelose scimmie: non esiste animale in natura che insegua ed uccida il proprio rivale che se la dà a gambe sconfitto. Solo in caso di ricerca di cibo è consentito nel regno animale.

Già, ma noi siamo il genere umano e abbiamo acquisito la possibilità di stupirci. Riusciamo a stupirci di quello che siamo perfettamente incapaci di correggersi o almeno di individuare una qualsiasi alternativa. Anche la Chiesa, che ora si indigna, si strappa le vesti e lancia anatemi, non più tardi di un secolo e mezzo fa disponeva di un esercito agguerrito e quando non gli bastava quello che aveva faceva intervenire qualche altro monarca “cristiano” per menare a dovere il contrario. Già, il tempo passa e la nebbia del ricordo stende un pietoso velo sulle malefatte di tutti noi. Tutti senza esclusione.

Verremo duramente puniti per tutto ciò, statene certi. L’ignavia e la pochezza di tutti quelli che fino ad ora ci hanno governato presenteranno un conto che non sarà possibile pagare. Questa disastrosa guerra presenterà un conto definitivo: immense folle di affamati attraverseranno mari e monti in cerca di cibo e nulla riuscirà a fermarli. Già oggi ne sono annegati un centinaio: eravamo troppo intenti a deprecare le malefatte di Putin per prestare attenzione alle acque del Mediterraneo. La ricerca di energia farà arretrare lo spirito ambientalistico e l’inquinamento produrrà altre disastrose calamità: sarà la vendetta della terra, dell’acqua, del mare e dell’aria.

Mi piacerebbe trovare parole di perdono, di speranza, di clemenza. Perdonatemi, le ho finite.

(Mauro Magnani)