Bologna. I sindacati confederali dei metalmeccanici, hanno illustrato alla stampa, l’attività contrattuale in materia di smart working nel settore e sulle prospettive determinatosi con la proroga del regime semplificato del lavoro agile.

Smart working, nel nostro paese, è diventato un termine popolare da quando, con l’arrivo del Covid è diventato uno strumento di contrasto alla sua diffusione. Alla conferenza stampa hanno partecipato i segretari generali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, Michele Bulgarelli, Massimo Mazzeo e Paolo Da Lan.

Ha iniziato Michele Bulgarelli della Fiom, che ha snocciolato i numeri degli accordi sullo smart working sottoscritti in questi ultimi anni a Bologna, gli accordi sono stati 37 in 25 aziende, questo significa che in alcune aziende si è sottoscritto più di un accordo, che complessivamente hanno coinvolto 11.245 lavoratori di cui 11.008 impiegati.

Nella metalmeccanica i primi accordi collettivi furono sottoscritti molto prima della pandemia, a partire dal 2017 ne furono siglati alla Lamborghini, alla Ducati Motor, alla Bonfiglioli Riduttori, alla GD, erano accordi di sperimentazione in quanto prima del Covid le aziende erano resistenti alla regolamentazione dello smart working, da questo punto di vista la pandemia ha cambiato tutto.

Michele Bulgarelli guarda cosa potrebbe succedere tra qualche mese quando termineranno le semplificazioni sullo smart working, occorre prepararsi in quanto fino ad oggi si è gestita l’emergenza mentre da domani si affronta la normalità, il rischio di unilateralismo da parte delle imprese va arginato, Fiom, Fim e Uilm sono perché tale strumento lavorativo sia regolamentato tramite la contrattazione collettiva come un diritto per tutti i lavoratori, non in contrasto con altri diritti, vanno salvaguardati i trattamenti economici e normativi già in essere in azienda quali la parità del trattamento economico, i permessi per malattia, la formazione, la sicurezza, i buoni pasto, ecc., ma anche i nuovi diritti che ne derivano quale il diritto alla disconnessione e ciò non è un aggravio per l’impresa in quanto un lavoratore in smart working risulta più efficiente e produttivo che se fosse sul luogo di lavoro.

Massimo Mazzeo della Fim ha sottolineato come già prima della pandemia i lavoratori risultavano molto contenti dello strumento, lo smart working permette di conciliare meglio tempi di lavoro, famiglia e tempo libero.

Paolo Da Lan della Uilm ha messo in luce come prima della pandemia in smart working in Italia lavorassero 600 mila lavoratori e quasi tutti nelle telecomunicazioni, mentre oggi sono una platea di 4 milioni a cui va data un’ossatura contrattuale, nella metalmeccanica la quota di chi lavora a distanza non è comunque troppo alta. Altro grosso problema, noi oggi facciamo buoni accordi, che poi in parte vengono disattesi nelle modalità applicative.

I tre segretari generali anche rispondendo alle domande rivoltegli, hanno messo l’accento su altri aspetti, come il no dei sindacati agli accordi individuali in quanto potrebbero mettere in discussione l’accordo collettivo, a come lo smart working sia diventato una forma di attività che piace ai giovani e per questo un azienda che non utilizza tale modalità di lavoro sia meno attrattiva, di come la GD faccia resistenza allo smart working e oggi terminata la fase emergenziale punti a fare rientrare tutti in presenza, infine di come il lavoro a distanza possa diventare nel luogo di lavoro, se non correttamente gestito, un elemento di divisioni tra operai ed impiegati in quanto i primi hanno quasi sempre orari fissi di lavoro tra l’altro in presenza, mentre i secondi che hanno già l’orario flessibile gli si aggiunge anche la possibilità di lavorare da casa.

La capacità di contrattare le nuove modalità organizzative che avvengono nel mondo del lavoro, tra cui oggi il ricorso allo smart working, dimostrano tutta la vivacità contrattuale dei sindacati confederali metalmeccanici di Bologna.

(Edgardo Farolfi)