Un vizio antico della sinistra, le eterne divisioni spaccando il capello in due che si potrebbero evitare, si è ripresentato nel primo turno delle elezioni francesi il 10 aprile. Dopo il presidente attuale Emmanuel Macron, centrista ed europeista con il 27,8% dei voti, si è piazzata, come cinque anni fa, la leader dell’estrema destra antieuropeista e filoputiniana Marine Le Pen con il 23,1% che al secondo turno potrà contare sull’appoggio di un candidato ancor più a destra, Éric Zemmour con il 7%. Pur partendo favorito per il ballottaggio al secondo turno del 24 aprile, Macron e la Francia che è la patria di Libertè, Egalitè e Fraternitè, rischiano qualcosa.

Ebbene, molti non sanno che tale rischio sarebbe stato azzerato se la sinistra radicale si fosse presentata unita al primo turno. Bastava che al notevole successo, soprattutto fra i giovani e nelle grandi città, del candidato della sinistra radicale Jean Luc Melenchon, che ha raccolto il 21,9% dei voti, si fossero sommati quelli del candidato del partito comunista Fabien Roussel con il 2,2% (per non parlare di due candidati trozkisti) affinché Melenchon superasse il 24% e andasse lui a insidiare al secondo turno Macron al posto della Le Pen.

Sarebbe stato un confronto molto interessante fra due ex socialisti, uno moderato come Macron e uno radicale come Melenchon. Interessante perché innanzitutto non sarebbero stati messi in discussione i valori fondamentali della rivoluzione francese, ma soprattutto perché si sarebbero affrontati due programmi e due modi di intendere il capitalismo molto diversi.

Il programma di Macron, in sintesi, è in linea con un capitalismo moderno che lascia pochi spazi all’ecologia. Si basa sulla transizione energetica, sul raggiungimento dell’indipendenza agricola e il rafforzamento della macchina militare. le promesse vanno dal rinnovamento termico di 700mila appartamenti all’anno alla costruzione di cinquanta parchi eolici in mare entro il 2050. Quindi la costruzione di 14 nuovi reattori nucleari. Macron vuole anche alleggerire il fisco per i cittadini: dalle tasse di successione alla soppressione del canone televisivo e la riduzione delle imposte per le coppie che vivono insieme. In tema di lavoro vuole l’allungamento dell’età pensionabile a 65 anni e la trasformazione dell’agenzia per il lavoro in uno sportello unico dedicato.

Nel programma di Melenchon, un capitalismo con una forte dose di socialismo, invece trovano largo spazio il ripristino della pensione a 60 anni (cosa che fa inorridire il centro-destra e la “confindustria” francese ), aumentare il salario minimo e addirittura congelare i prezzi dell’energia. L’emergenza climatica è al centro del suo programma elettorale intitolato “Il futuro in comune” e fra i suoi cavalli di battaglia c’è la pianificazione ecologica,  ricollocare le produzioni, il passaggio all’agricoltura biologica, l’uscita dal nucleare. Tali proposte gli sono valse un blasone da parte di Greenpeace che lo ha eletto “il candidato dalle proposte più serie sull’ecologia” anche a davanti all’ ambientalista Yannick Jadot. Per Mélenchon bisogna anche proibire il mercato azionario e i licenziamenti economici da parte di società che pagano dividendi o ricevono aiuti di Stato.

Ora almeno, per fortuna, Melenchon, ha già dichiarato “che nemmeno un voto raccolto dal suo schieramento vada alla Le Pen”. Gli elettori, però, decidono con la propria testa.

(Massimo Mongardi)