“La pandemia e la necessità di trovare nuove modalità di lavoro ‘agile’ ha sicuramente portato un vantaggio: la consapevolezza che la conciliazione dei tempi vita-lavoro fa aumentare la produttività e crea benessere nei nuclei famigliari. E le persone ‘felici’ lavorano meglio – ha detto Luana Tampieri nel corso dell’incontro ‘Donne in agricoltura: potenzialità e criticità nel settore agricolo’ organizzato nell’ambito dei work cafè all’ex Bar Bacchilega, al quale hanno partecipato le associazioni di categoria e poi Elisa Spada, assessora alle Pari Opportunità, Pierangelo Raffini, assessore allo Sviluppo economico e Anna De Veridicis, consigliera comunale.

Si tratta della “prima uscita” ufficiale di Tampieri come presidente di Cia-Agricoltori Italiani Imola e l’imprenditrice ha scelto di contribuire con la sua esperienza a un focus essenziale per il settore agricolo, visto che le aziende condotte da donne rappresentano in Italia il 28,5%.

Ma la strada delle donne nel settore appare ancora in salita soprattutto perché, come accade in altri settori produttivi, il gap rimane culturale: in ambito rurale si pensa ancora alla donna come custode della casa e responsabile della cura non solo dei bambini ma anche degli anziani, tanto che svolge spesso una funzione di vera a propria caregiver.

“In Italia il numero delle aziende condotto da donne è in aumento – ha continuato la Tampieri – ma se guardiamo i dati della Camera di Commercio di Bologna relativi al Circondario imolese, vediamo che le aziende condotte da donne sono diminuite: in dieci anni si sono perse 111 aziende, passando dalle 481 del 2011 alle 370 del 2021. Non è un dato che deve allarmare – peraltro le aziende associate Cia si attestano su un ottimo 26%, poco meno della media nazionale – perché alcune aziende passano a un diverso imprenditore per sopraggiunti limiti di età della titolare, ma che deve far pensare nell’ottica delle nuove generazioni. Le donne sono capaci di grande innovazione e sanno gestire le aziende in maniera estremamente efficiente, ma non voglio fare alcun paragone con i colleghi maschi perché le capacità non hanno genere, sono attitudini personali. A frenare le donne, soprattutto quelle più giovani, è anche la mancanza di tutele – peraltro molto comuni nel settore delle partite Iva in generale – che vede assegni irrisori di maternità che non riescono a coprire i costi di un’altra persona, visto che il lavoro agricolo non si può certo fermare. Poi ci sono le attività che si “pretendono” dalle donne come la cura della casa, dei figli o di un genitore anziano. Sicuramente non siamo più ai livelli di qualche anno fa perché c’è più consapevolezza nelle ultime generazioni e la collaborazione della componente maschile è maggiore. Ma, alla fine, il carico sulle spalle delle donne rimane ancora maggiore e allora diventa difficile essere innovative e portare nel “futuro” le aziende se il peso delle radici passate è così forte. Per questo serve uno scatto in avanti: un assegno di maternità più consistente, una maggiore disponibilità di asili nido nei territori e di centri estivi, solitamente il momento di maggiore attività in campagna. E se la scelta è quella di prendersi cura dei genitori anziani in casa, questo ruolo va riconosciuto con una forma di accompagnamento per la persona che se ne occupa attivamente. Poi naturalmente occorre formazione, supporto all’imprenditoria femminile e, non ultimo, più spazio alle donne nei ruoli dirigenziali anche delle associazioni di categoria. Non è più possibile che le posizioni di rilievo siano quasi solo ad appannaggio degli uomini, anche se purtroppo è “normale” perché, come detto, carico di lavoro di una donna non finisce nel suo fondo e prendersi un impegno così rilevante diventa complicato. Ma io non mi scoraggio – conclude Tampieri – e voglio lavorare per ottenere maggiori tutele come ho già fatto come presidentessa regionale di Donne in campo, perché il cambiamento è iniziato e non si può fermare”.