Imola. Commozione il 12 aprile, alla cerimonia organizzata dal Comune, insieme all’Anpi Imola ed ai Comuni di Medicina e Castel San Pietro Terme, a ricordo dei sedici martiri di Pozzo Becca (via Vittorio Veneto), nell’ambito delle iniziative promosse per il 77.esimo anniversario della Liberazione. Il 12 aprile 1945, due giorni prima della Liberazione di Imola, la Brigata nera di Imola e un reparto delle SS prelevarono numerosi prigionieri dalle carceri della Rocca e ne uccisero sedici dopo averli a lungo torturati. I cadaveri furono gettati nel pozzo dello Stabilimento ortofrutticolo Becca, in via Vittorio Veneto. I resti delle vittime furono recuperati qualche giorno dopo la liberazione di Imola. Questi i nomi delle vittime: Bernardo Baldazzi, Dante Bernardi, Gaetano Bersani, Duilio Broccoli, Antonio Cassani, Guido Facchini, Mario Felicori, Paolo Filippini, Cesare Gabusi, Secondo Grassi, Ciliante Martelli, Mario Martelli, Corrado Masina, Domenico Rivalta (il solo imolese del gruppo, poi decorato con la Medaglia d’oro al valor militare), Giovanni Roncarati, Augusto Ronzani.

Ad aprire la cerimonia è stata la re-inaugurazione del monumento dedicato ai sedici martiri di Pozzo Becca, a cura degli allievi della Fondazione Accademia Internazionale di Imola “Incontri col Maestro”, nell’ambito del progetto “Quando un posto diventa un luogo”, a cura di CIDRA e ANPI, con cui l’artista Annalisa Cattani in collaborazione con i Musei di San Domenico, le scuole e il Comune di Imola riattiva i luoghi della memoria. Lorenzo Gasparo, chitarra e Paolo Pasciucco, flauto traverso si sono esibiti eseguendo il tema di Erik Satie “Vexations”, in questo caso ripetuto 16 volte, quante sono le vittime di Pozzo Becca,

“Siamo qui, finalmente in presenza dopo tre anni, per ricordare 16 martiri torturati e uccisi in modo atroce dalle milizie fasciste. Siamo qui per avere la memoria di quello che è stata la guerra, la Resistenza, la lotta di Liberazione – ha detto il presidente Anpi Imola, Gabrio Salieri. Guardando all’attualità della guerra in Ucraina, Salieri ha ribadito “è impensabile mettere mano alle armi per risolvere i problemi. L’Onu e la Ue devono intervenire per far cessare la guerra. Noi dobbiamo adoperarci per la pace, la guerra non può essere un’opzione che viene messa in campo”. Inoltre Salieri ha chiesto la “piena applicazione della Costituzione che dice che il fascismo è un reato perseguibile immediatamente”.