Lunedì 11 aprile tre collaboratori di Limes (Federico Petroni, Fabrizio Maronta e Greta Cristini, presentati da Fabrizio Talotta) alla Sala Borsa in Bologna hanno presentato il numero di Aprile di Limes: “La fine della pace” con numerosi importanti contributi sia italiani che stranieri.

Federico Petronio apre il dibattito con ‘L’Italia sta perdendo la guerra d’Ucraina’. Siamo, che lo vogliamo o no, al netto di marce per la pace, già in guerra ‘ forniamo armi a Kiev e partecipiamo alla guerra economica contro la Russia, in qualità di satellite nella sfera d’influenza dell’America’[1]. Non solo viene declassato l’apporto di Draghi[2] e il peso politico dell’Italia in Europa (dove solo Germania, Francia e Commissione Europea sono nella stanza dei bottoni e trattano con Putin, Biden e Xi Jinping) ma, per colmo d’ironia, sia US che Russia ci vedono come alleati (o ex-alleati) inaffidabili. Scontiamo il commissariamento economico e politico sotteso alla presidenza di Draghi, garanzia di affidabilità rispetto alla Ue.

L’invio di armi, demandato ai paesi europei e non alla Nato in quanto tale, ci vede partecipi con missili Stinger, pare, perché la nostra lista è segreta. Inizialmente Draghi aveva detto che le sanzioni dovevano essere sostenibili, poi di fronte alle pressioni ‘o con noi o contro di noi’ ci siamo adattati, anzi siamo più realisti del re, Draghi viene lodato per aver contribuito, assieme a Janet Yellen ( Segretario del Tesoro americano) a detonare a sorpresa la madre di tutte le sanzioni finanziarie: il congelamento delle riserve monetarie della banca centrale russa, negandole l’accesso a quelle custodite (sic) nelle banche occidentali, circa la metà dell’imponente somma ( $630 miliardi) che la stimata direttrice della banca centrale russa aveva messo da parte come cuscinetto economico negli ultimi 10-20 anni.

Tale azione sorprese non solo la Russia ma molti altri paesi ed esperti economici. Non è la prima volta: una sanzione simile colpisce la banca centrale dell’Iran e, recentemente, quella del governo talebano in Afghanistan, a cui $7 miliardi sono congelati in un conto negli USA. La metà di questa somma sarà usata per aiuti umanitari all’Afghanistan (sull’orlo del collasso economico e della carestia) e l’altra metà per compensare parenti delle vittime dell’attentato dell’11 Settembre 2011, che forse si collega a Bin Laden ma certamente non al popolo ed ai governi afghani[3]

Penso che le probabilità che i russi rivedano i loro 300 e più miliardi di dollari confiscati siano basse, magari saranno utilizzati per compensare gli ucraini dei danni di guerra. Lavrov, il ministro degli esteri russo lo ha qualificato di “furto”. Il risvolto ancor più grave del blocco della banca centrale è, oltre ad una caduta a picco del valore del rublo, la disconnessione della Russia dal sistema finanziario e commerciale globale. Si tratta di una dichiarazione di guerra finanziaria.[4]

Considerate le attuali riserve disponibili in Russia di valute forti e di oro, il fatto che ogni giorno entrano pagamenti per le esportazioni di energia fossile dell’ordine di $ 800.000 e la necessità di mesi perché le sanzioni producano l’effetto voluto la pressione sul governo e popolo russo non è immediata ma si colloca nel futuro. L’impressione è che se anche la guerra finisse domani le sanzioni non verrebbero revocate.

La banca centrale russa ha risposto con manovre di emergenza (controllo della valuta, vertiginoso aumento dei tassi d’interesse) riuscendo a stabilizzare il rublo. Per i pagamenti delle cedole dei buoni del Tesoro russi in Marzo ha inviato dollari ed euro che sono stati trasferiti agli investitori, con il permesso dei governi. Tale permesso è stato negato dal Tesoro americano alla banca J.P. Morgan[5] per la tranche di pagamenti dovuti in aprile, assai più consistente. A questo punto la banca centrale russa ha deciso di fare detti pagamenti in rubli che restano depositati in conti di una banca russa sino a che le sanzioni, che impediscono di cambiarli in euro o dollari, saranno revocate.

La minaccia concreta è che si configuri un default, ma la banca russa sarà pronta a difendersi, in tribunale se necessario, accusando il sistema di averla costretta al default mentre era in grado di saldare. Questo indica un loro desiderio di rimanere ancorati al sistema finanziario globale, nonostante il fatto che in questa situazione ricevere pagamenti in Euro e Dollari equivale a riceverli in piume o conchiglie, visto che non possono essere usati negli scambi, per di più se passano per una banca estera possono essere confiscati.[6]

La Cina (il 13% delle riserve russe è in yuan, la valuta cinese) è l’unica emittente di valute di riserva estere[7] che non ha tagliato fuori la banca centrale russa. Londra però ha deciso, diversamente da New York, che almeno fino a giugno le valute pregiate inviate dalla banca russa per i pagamenti in scadenza saranno consegnate agli investitori. Una antica, sorda e sotterranea contesa per un’autonomia economica esiste tuttora fra Londra e New York, insieme al legame storico fra due imperi che si sono sempre combattuti nel triangolo Inghilterra-Russia-Turchia.

L’intervento di Fabrizio Maronta ha riguardato le conseguenze economiche delle sanzioni, della guerra.[8]e il brutale impatto sull’economia italiana, le sue banche (Unicredit e Sanpaolo) il suo export verso la Russia ed i suoi investimenti in quel paese, bloccati e a rischio di essere sequestrati.

Il suo articolo in Limes è una descrizione chiara e dettagliata dell’evolversi delle crescenti, massicce sanzioni, che i russi, già sanzionati dall’annessione della Crimea in poi, 2014[9], avevano certamente messo in conto. Egli nota che nonostante la Russia sia un ‘nano’ del Pil (considerando dimensioni e popolazione, il suo Pil è metà di quello italiano) e il suo export non superi il 2% del commercio mondiale tuttavia il suo export di fonti fossili di energia verso l’Europa e l’Italia sia assai rilevante nell’orizzonte energetico.

Vado ora ad un articolo de Il Sole 24 ore dell’8 Marzo 2022, firmato da Davide Tabarelli: ‘Il sogno infranto dell’energia russa per la UE e i due volti della corsa ai prezzi’[10], che chiarisce l’antefatto della presente situazione per i costi dell’energia[11]. Per i costi di prodotti agricoli ( esportati da Russia e Ucraina) vedi il mio precedente intervento in questo giornale)[12]. In entrambi i comparti era già in atto un’ escalation dei prezzi in parte dovuta a maggior richiesta ed in parte alle violente oscillazioni causate dalla pandemia Cov 19.

A costo di annoiare i miei lettori voglio elencare i dati che rivelano quanto coloro[13] che incoraggiano l’Europa a fermare importazioni di gas, petrolio e carbone russo siano o male informati o guastatori. Le fonti economiche che leggo (Il sole 24 ore, soprattutto il Financial Times) sono attendibili e concordi nello scrivere che questo sia al presente impossibile a meno di non voler fermare interi settori produttivi in Europa.

Ci vorranno diversi anni e molti soldi per risolvere la dipendenza energetica europea dalla Russia, costruita negli ultimi 30 anni e confermata anche dopo il 2014[14]. L’Italia e l’Europa verranno poi a dipendere per la loro energia da paesi più lontani, meno stabili politicamente[15] e meno affidabili economicamente, molti dei quali non sono per niente democratici.

Gli USA sono quasi autosufficienti per i combustibili fossili ma resta il problema del probabile ulteriore aumento (raddoppio?) dei costi del petrolio.[16] Scrive Tabarelli “Se Europa e USA debbono smettere di comprare circa 4mbg di petrolio russo e rimpiazzarli con acquisti da altri produttori sarà impossibile, perché di capacità inutilizzata per tale ammontare al mondo non ce n’è”. Notare che non sono stati fatti investimenti su nuovi pozzi di gas o petrolio negli ultimi 15 anni e che risorse supplementari sono ottenute col fracking, dispendioso ed inquinante, con forti emissioni di metano.

I prezzi del petrolio sono fissati in dollari a livello mondiale. Nel gennaio 2021 il prezzo era $50n al barile e in un anno è salito del 25%, la crisi ucraina lo ho fatto balzare attorno ai $100, ma mentre in USA la benzina si paga $4 a gallone (4 litri circa), cioè €1 al litro in Italia il costo è doppio: €2, a causa delle tasse. Con gli aumenti del prezzo del gas il petrolio è stato richiesto anche per sostituire il gas, i cui prezzi variano molto a seconda delle zone e sono spaventosamente cresciuti.

“I prezzi del gas in Europa si sono stabilizzati sopra i 220€ per megawattora, quasi tre volte i valori dei giorni precedenti la guerra e oltre 12 volte i valori di un anno fa. I prezzi dell’elettricità, trascinati dal gas, hanno frantumato limiti assurdi verso 600€ per megawattora, oltre 10 volte i prezzi del 2019. Negli USA invece si quota il gas a 15€ per megawattora e per l’elettricità 40€ per megawattora.

Il prezzo dell’elettricità per noi italiani, uno dei più alti in Europa, è di 46 €centesimi per chilowattora ma con i recenti aumenti [del gas] è destinato a raddoppiare [costo medio elettricità USA 6 €cent., a New York 20€cent.][17]. Questi aumenti si riflettono sulle bollette: le imprese da noi attualmente si vedono arrivare fatture con prezzi da 35€cent per chilowattora[…] e il sogno che la Russia potesse essere il nostro Texas è sepolto dai cingolati dei carri armati tornati a correre a ovest”[18]

Riassumo in breve i problemi del trasporto: per essere trasportato, in assenza di gasdotto (che vincola uno all’altro produttore e consumatore, spesso con contratti a lungo termine, economici per il consumatore) il gas deve essere compresso e caricato su una nave, poi essere degassificato da apposito impianto nel porto di arrivo (in alternativa, ma sono poche, vi sono piattaforme galleggianti che possono farlo), deve poi proseguire con un gasdotto. Questi impianti richiedono forti investimenti ed anni per essere costruiti.

In Europa ve ne sono pochi.[19] Il discorso gas e petrolio è diverso per la Gran Bretagna che può contare sulla Norvegia e ha ben tre de-gassificatori per il LNG (liquefied natural gas) che prende dagli USA. Ciononostante con l’inflazione al 6% e ’aumento delle bollette il cittadino britannico affronta uno shock economico mai visto prima dalla fine della seconda guerra mondiale[20].

Le sanzioni, sia quelle sull’export energetico della Russia che quelle finanziarie con l’esclusione delle sue principali banche dai circuiti monetari e da swift, confiscando i loro depositi all’estero[21] sono senza precedenti e molto efficaci in tempi medio-lunghi. Se è vero che la Russia vende all’Europa il 40% del gas necessario e ne ottiene pagamento che copre il 40% dei guadagni russi dovuti alle esportazioni, ora questi pagamenti valgono quanto delle conchiglie (non possono essere usati nello scambio con l’occidente, né possono essere spostati con lo swift). Il flusso dei rifornimenti di petrolio e gas non si è comunque fermato, anzi il gasdotto ucraino (la maggior parte del suo gas raggiunge l’Europa) ha anche aumentato la portata.

Conviene ricordare che la Russia tuttora fornisce gas all’Ucraina, mentre Zelenskyi ci intima di rifiutare il gas russo. Sfortunatamente la Russia ha questo coltello dalla parte del manico e chiede per le forniture energetiche un pagamento in rubli, avremmo tempo fino all’inizio di maggio e poi Putin minaccia di chiudere i rubinetti. Il meccanismo suggerito (le banche russe legate ai produttori di gas/petrolio sono state esentate dalle sanzioni più gravi, allo scopo di permettere agli europei il pagamento delle forniture) è l’apertura di un doppio conto in rubli ed euro/dollari in una banca russa. Il pagamento sarebbe depositato in euro o dollari e sarebbe dalla banca russa cambiato in rubli (sembra senza spese) e trasferito all’azienda fornitrice russa.

Questo avrebbe il duplice vantaggio di sostenere il valore di scambio del rublo ed impedire che pagamenti in valuta pregiata restino bloccati in qualche banca estera. Ritorniamo qui all’esame che faccio all’inizio della sanzione finanziaria e il cerchio si chiude: la banca centrale russa cerca di ottenere pagamenti in rubli (senza dubbio cercherà di fare in rubli contratti futuri) e si sposta verso la Cina, che ha elaborato un sistema di pagamento in yuan[22], o ricorre al baratto (come ha fatto con l’India durante il periodo sovietico). Qui si apre un grande capitolo sul possibile declino del dollaro (80% degli acquisti di petrolio avviene in dollari) quale moneta regina del sistema finanziario.

La Commissione Europea, Draghi e i nostri strateghi da tavolino tuonano che non si può pagare in rubli, ma l’Ungheria ha già dichiarato che pagherà, l’Austria ci deve pensare, i paesi ex sovietici dipendono molto dalle forniture russe. Per il gas russo: Macedonia del Nord, Bosnia e Moldova ne dipendono al 100%, Finlandia e Latvia e  ne dipendono per più del 90%, Bulgaria al 77% e noi e la Germania attorno al 50%[23].

Il mio intuito femminile mi suggerisce che alla fine si pagheranno le forniture russe in rubli, procedendo in ordine sparso. Ciò non impedirà un notevole shock economico, con inflazione alta e riduzione del tenore di vita ma eviterà una paralisi economica europea che certamente non costituisce un deterrente per l’Armata Russa. Come dice spiritosamente Nicolazzi ‘andare a proporre ai russi di arrenderci noi, invece dell’Ucraina’[24], dispiegando la scomodità delle opzioni che abbiamo davanti.

Oggi 14.04.2022 Travaglio su ‘Il Fatto Quotidiano’ commenta una notizia secondo cui gli Usa e la Gran Bretagna minaccerebbero di sanzioni secondarie le società che comprino il gas russo, la nostra Eni, ad esempio. Nel medesimo giornale il dossier economico alle pagine 4 e 5 è veramente istruttivo. Ora il gas costa alle famiglie il 94% più di un anno prima e l’elettricità nello stesso periodo è aumentata del 129%.; nonostante i 20 miliardi spesi dal governo per tamponarne i prezzi. Il prelievo previsto sui galattici profitti delle imprese energetiche non è ancora certezza.

L’Eni, a quanto scrive Virginia Della Sala, lavora spalla a spalla con i russi (Rosneft, Lukoil) in Egitto, Kazakhstan e nel gasdotto del Mar Caspio.[25] Cesseremo di comprare il carbone russo dall’agosto 2022 e vi sono forti pressioni perché al prossimo consiglio Ue si blocchino le importazioni di petrolio russo[26].

La Germania resiste a una rottura con Gazprom e all’invio di armi offensive (elicotteri, mezzi corazzati da USA e Romania) e viene punita col rifiuto di Zelenskyi di ricevere a Kiev, insieme ai suoi cari Polonia e paesi baltici, il Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, uno dei principali attori della politica tedesca di vicinanza con la Russia. Strano comportamento per chi desidera entrare in Ue. Il gas russo potrebbe comunque venir meno se non lo paghiamo in rubli e rischiamo dimezzamenti del Pil peggiori di quelli del 2020, infine il LGN, non concesso che si trovi, ci costerebbe dal doppio a cinque volte quanto il gas fornito da Gazprom. Per quale motivo, se le mega-sanzioni non sortiscono l’effetto desiderato da Biden, dovremmo castrare l’economia europea per i prossimi anni? I cittadini non ne chiederanno conto ai rappresentanti che hanno eletto, e anche a quello che non hanno votato: Mario Draghi?

Alla vigilia di una Pasqua che entrerà nei libri di storia attendiamo gli sviluppi militari e l’esito dello scontro. La diplomazia di pace resta in mano ad Erdogan, Macron e Papa Francesco, con poche speranze di un esito vicino. Suggerisco di recuperare i vecchi maglioni da sci, caldissimi, per il prossimo inverno; devo averne uno, vero norvegese, in fondo al cassetto.

P.S. Troverà spazio in un mio futuro contributo l’interessante discorso che ha concluso la presentazione di Limes in Sala Borsa, di Greta Cristini che ha esperienza recentissima di un mese passato come giornalista sul fronte sud orientale dell’Ucraina.

(Cecilia Clementel)

[1]  Federico Petroni: ‘L’Italia sta perdendo la guerra d’Ucraina’ in Limes 3/22 pp.225-235.

[2] Ibid.

[3] Nafeez Mossadeq Ahmed: ‘Guerra alla libertà’ Il ruolo dell’amministrazione Bush nell’attacco dell’11 Settembre’

Roma: Fazi Editore, 2002.

[4]  Valentina Pop, Sam Fleming e James Politi: Weaponisation of finance: how the west unleashed ‘shock and awe’ on Russia, in Financial Times 6 Aprile 2022.

[5] Tommy Stubbington & Polina Ivanova, ‘Russia to make dollar bond payments in roubles after US blockade’ Financial Times 7 Aprile 2022.

[6] Ibid.  comunicato del Ministero russo:”A causa delle azioni ostili del Tesoro degli USA il Ministero russo delle Finanze si è visto costretto a coinvolgere strutture finanziarie russe per completare i pagamenti…che verranno fatti su conti in rubli in Russia, i rubli depositati saranno poi convertiti in dollari quando sarà riattivato l’accesso della Federazione russa ad conti correnti in divisa straniera”. Tuttavia un investitore con Buoni del tesoro russo potrebbe violare le sanzioni se accendesse un conto in rubli. Alcuni buoni del Tesoro russi permettono il pagamento delle cedole in rubli.

[7] Le riserve estere di uno stato sono costituite da oro, titoli di stati esteri (bond) e valute estere in contanti: (nell’ordine) dollaro, euro e, in misura molto minore, sterline, yen e yuan. I governi spesso scelgono di mantenere le proprie riserve estere in banche all’estero. Le riserve sono utili per proteggersi da crisi economiche e combattere l’in- flazione interna o sostenere il cambio della propria moneta.

 

[8] Fabrizio Maronta: ‘Non di solo gas, chi sta vincendo e chi sta perdendo nella nuova geoeconomia’ Limes 3/2022, pp.273-283.

[9]  Per la precisione le sanzioni USA alla Russia erano iniziate nel 2012 con il progetto North Stream 2 nel mirino.

[10] Davide Tabarelli: ‘Il sogno infranto dell’energia russa per la UE e i due volti della corsa ai prezzi’, Il sole 24 ore 8 Marzo 2022, p.17.

[11] Notevole anche aumenti di prezzo e scorte limitate di metalli provenienti da Russia e Ucraina: neon, palladio, rame, nickel, terre rare.

[12] Cecilia Clementel ‘La crisi alimentare è arrivata con i quattro F dell’agricoltura ucraina’ in leggilanotizia.it 10 Aprile 2022.

[13]  Per non far nomi: Ursula von der Leyen.

[14]  Laure Brillaud et al.’Embargo a chi? Per anni armi proibite alla Russia’ in Magazine, 11 Aprile 2022. www.investigate-europe.eu/it/2022/stati-ue-hanno-venduto-armi-alla-russia/

[15]  L’offerta del gas algerino all’Italia ci coinvolge in una frattura fra Spagna e Algeria dovuta al sostegno spagnolo alle rivendicazioni del Marocco sul territorio separatista del Sahara Occidentale (che l’Algeria sostiene). La Spagna, che perde così il gas algerino, non ringrazia. Ebbe a dire George Washington:’If we do not hang together we shall hang separately’.

[16] Serio problema elettorali per Biden

[17] Penso che in presenza di oscillazioni e aumenti di prezzi massicci si possano ipotizzare manovre di manipolazione finanziaria e/o accaparramento delle merci.

[18] [18] Davide Tabarelli: ‘Il sogno infranto dell’energia russa per la UE e i due volti della corsa ai prezzi’, Il sole 24 ore 8 Marzo 2022, p.17.

[19]  Tom Wilson, ’There is nothing else out there: why Europe is hooked on Russian gas’, Financial Times 7 Aprile 2022.

[20] Valentina Romei e George Parker ‘Britons face historic shock to their incomes, Bank of England governor warns’ Financial Times 31 Marzo 2022.

[21]  Magari sarà necessario un passaggio per le aule giudiziarie: la Russia ha dichiarato di volersi difendere legalmente.

[22] Anche la Russia ha un suo sistema di carte di credito con vasta diffusione interna.

[23] Luca Tremolada: ‘Quali paesi europei dipendono di più dal gas russo? Il sole 24 ore. www.infodata.ilsole24ore.com/2022/02/27/russia-ucraina-quali-paesi-europei-dipendono-più -dal-gas-russo/

 

[24]  Massimo Nicolazzi, ‘Rabbrividire per Kiev’ in Limes 3/2022 pp.265-272.

[25] Virginia Della Sala: ‘Lo stato del gas. Altre fonti non sono disponibili a breve, chiudere con Gazprom creerebbe danni non prevedibili né quantificabili, ma certo rilevanti’ Il Fatto Quotidiano 14.04.2022, p.4

[26] Di Maio ha detto alla Cnn che l’Italia “non porrà veti su nulla”. Signorsì.