Dicono che basterebbe la “Fede” per godere la serenità e la pace di questo sacro periodo pasquale, invece c’è la guerra che è lì a “crocefiggere” mogli e madri, che piangono mariti e figli, al pari degli anziani che non ce la fanno a fuggirla malgrado i corridoi umanitari. Ed è proprio chi ha la “Fede” che ci dice che è proprio la Pasqua a ricordare che è dalle piaghe del Crocefisso che scaturisce il perdono. Una sacralità del periodo che non è così “vissuta” da chi invece la pensa più laicamente e si gode questa opportunità per staccare la spina della routine lavoro-casa, ben consapevole semmai della morte e resurrezione di Gesù Cristo, dono di perdono, fraternità e pace.

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Sarà una distorsione della informazione che abbiamo ricevuto fin dall’inizio del conflitto tra la Russia e l’Ucraina, ma una guerra lontana che non minaccia i nostri confini, né (per ora) il nostro sistema economico, non ha fermato le lancette di nessun (nostro) orologio in ambito etico-morale, un po’ come se la storia per l’ennesima volta non avesse insegnato nulla a nessuno di noi. A conferma di ciò i mercati finanziari, che a inizio conflitto (febbraio 2022) hanno sì “scivolato”, ma ben recuperando i ribassi in poco tempo, e lo dice anche l’ottimismo dei tour operator che dopo due anni di pandemia stanno vedendo ben 14 milioni di italiani in vacanza nei giorni di Pasqua.

Ottimismo e realismo di un comparto che ante-covid “pesava” per il 13% del Pil nazionale e che spera, con 1 turista su 3 in partenza per il mare e con prenotazioni nelle città d’arte poco al di sotto del 30%, di far meglio la prossima estate a far pienone di americani, francesi e spagnoli assieme a nord-europei e qualche centro-europeo (polacchi), con l’unico prevedibile cruccio in merito la mancanza dei turisti russi e cinesi.

A decretare location, life-style e tendenze dell’estate che verrà ci penseranno a fine stagione gli analisti dei player turistici, per ora è il sondaggio di Federazione UniVerde che certifica la sostanziale fiducia degli italiani verso la vacanza “sostenibile”. Per il 74% e fino all’84% quella più vicina alla natura e al rispetto dell’ecosistema, un trend segnato dalle giornate da vivere all’aria aperta per camminate, trekking o in bici assieme a “slow-turism” enogastronomici, o per sentieri del Club alpino italiano quanto per ciclabili e pedonabili per famiglie con prole.

Piani strategici e sinergie tra le varie tipologie di vacanza in chiave ecosostenibile sono quanto di più coinvolgente per chi voglia cogliere al meglio i piaceri e i benefici che una vacanza “green” sa donare, dal Piemonte alla Liguria, dalla penisola sorrentina alle campagne laziali e abruzzesi, Poi mete inconsuete ma patrimonio di tutti, come quella di San Ginesio nelle Marche a cui è andato il titolo di “miglior borgo turistico italiano” da parte di Unwto l’ente che rappresenta alle Nazioni Unite l’ambito turistico, senza dimenticare la città di Rossini (Pesaro) proclamata capitale italiana della cultura 2024.

Fiducia come sempre dalle (top) regioni che da sempre vivono di turismo in doppia cifra, Sicilia, Sardegna, Campania e naturalmente Emilia-Romagna con i parchi e le spiagge di Ravenna e Cervia proiettate nel gotha delle destinazioni turistiche per questo tipo di prodotto, un frutto questo dell’integrazione tra il turismo della città d’arte e museale bizantina con quello balneare e ambientale cervese, che sta “valorizzando” il brand d’area in chiave esperienziale per una “destagionalizzazione” volta a godere di (altri) eventi tutto l’anno.

Questo grazie agli eccellenti collegamenti stradali col resto del Paese, a quelli ferroviari e aeroportuali, ma anche soprattutto alla cultura molto radicata dell’accoglienza emiliano-romagnola, che ha fatto funzionare a dovere l’enogastronomia, lo sport (ciclismo), il rispetto naturalistico ed il businness crocieristico, con pianificazioni di settore che piaceranno sempre più alle famiglie con bambini che vivono il mare, ai giovani che cercano un “divertimentificio” non più (solo) border-line, fino all’utenza del turismo termale che è di consolidata tradizione.

Ottimismo e realismo necessari mai come quest’anno come a bypassare i guai del recente passato, e per gli auguri di una Pasqua che volge necessariamente lo sguardo allo scenario bellico in centro-europa, con russi e ucraini a distruggersi e massacrarsi in barba al Sacro perdono divino del Cristo in croce “…perdonali perché non sanno quello che fanno…” ; ci sarebbe bisogno di abbracciarsi e di lavorare insieme a gettare le basi per qualcosa, qualsiasi cosa di più giusto e pacifico, ma per ora la guerra (purtroppo) non lo permette.

(Giuseppe Vassura)