Il mondo della giustizia, ciò è innegabile, tende ad essere considerato da chi non si occupa quotidianamente di questa materia, un arido terreno, per lo più vuoto di interesse. “È roba da avvocati, magistrati e imputati” in molti diranno.

Anche la storia giudiziaria e giuridica non è da meno. Quando si studia la storia dei totalitarismi del XX secolo, a pochi viene l’istinto di approfondire come la giustizia venisse trattata e riformata.

Ed infatti in pochi sanno che il regime fascista consolidò il proprio potere introducendo criminosi meccanismi giuridici di controllo, di repressione, di punizione, con interventi elaborati da giuristi prestati alla dittatura che, sul piano puramente tecnico, sapevano il fatto loro. Meccanismi in parte sopravvissuti alla (finta) defascistizzazione del Paese e ancora oggi in vigore.

Tutto questo è raccontato nel libro di Andrea Valentinotti, “Repressione. Storia della giustizia fascista”, realizzato in collaborazione con Leggilanotizia (reperibile su Amazon a dieci euro può essere richiesto anche scrivendo a [email protected]zia.it).

Il libro verrà presentato mercoledì 27 aprile, ore 17.30, nella sala refettorio dell’Istituto storico Parri (via Sant’Isaia). Parlano del libro con l’autore: Giuseppe Masetti (direttore Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in Ravenna e Provincia), Letizio Magliaro (segretario Magistratura democratica Emilia-Romagna), Virginio Merola (presidente Istituto storico Parri – Bologna Metropolitana).

(m.z.)