La marcia per la pace Perugia – Assisi viene proposta per la prima volta nel 1961 da Aldo Capitini (1899-1968) un filosofo antifascista e pacifista (che prende le distanze dal cattolicesimo quando con i patti lateranensi esso diventa religione di stato) che fonda a Perugia un movimento per la non violenza ispirato da Gandhi.

Un’edizione speciale della marcia si è svolta il24 aprile[1] 2022. Più di 25.000 partecipanti, incluse carrozzine, bambini di pochi anni, giovani scout e diversamente giovani dai capelli bianchi hanno raggiunto la spianata davanti alla chiesa di San Francesco ad Assisi o per meglio dire, vi siamo arrivati vicino, visto che le regole covid prevedevano non più di 5000 persone sulla piazza, il cui accesso è stato bloccato.
Nel vento di una giornata primaverile (la pioggia è giunta solo alla fine del percorso) tante coloratissime bandiere della pace e altri vessilli hanno camminato in un’atmosfera festosa.[2]
Centoquaranta amministrazioni cittadine, ANPI, sindacato, Ordine e federazione dei giornalisti, persino il Ministro della difesa e il PD, con numerose associazioni della società civile, Amnesty International, hanno aderito.

I pacifisti, da sempre dipinti come utopisti, fanno al presente la figura di realisti: diamo armi all’Ucraina da otto anni e la Russia era sotto sanzioni, questo non ha fermato la guerra civile in Donbass[3]. Certo gli ucraini hanno il diritto di difendersi ma chi fornisce loro le armi è coinvolto nella guerra e deve valutarne le conseguenze.[4]

Contro il pacifismo (‘né con la Nato né con Putin, tutti insieme per la pace’) sono schierati i media e tutto il governo o quasi.[5] Compaiono finti pacifisti che non credono alla non violenza e certo non dialogano. Il giorno dopo, il 25 aprile sarà giorno di conflitti aperti in piazza, molti dei quali raccontati nel corsivo di Mattia Feltri in prima pagina su La Stampa del 26 aprile: da “Letta servo della Nato” a Landini fischiato – da ucraini – e i soliti fascistelli nostrani contro la Brigata ebraica alla grande manifestazione del 25 aprile a Milano.

Vittime della guerra sono i civili ma anche i militari di entrambi gli schieramenti, per una guerra che nessuno può vincere e che potrebbe distruggere l’Ucraina, forse anche l’Europa. Come insegna la storia è facile iniziare le ostilità, molto difficile finirle. Il segretario dell’ONU Guterres si muove ora molto in ritardo e viene sgridato da Zelensky per un tentativo di interagire con la Russia (che non è solo ‘di Putin’).[6]

Tra gli effetti collaterali della crisi ucraina quasi certa una crisi sociale che scaricherà sulle popolazioni la pressione economica. A questo proposito vorrei segnalare il vergognoso blocco posto dalla Polonia all’approvazione di una tassa globale sulle multinazionali del 15%, già concordata da molti paesi europei e con Biden.
La Polonia è sotto procedura d’infrazione dalla UE per la ridotta indipendenza del suo potere giudiziario e soprattutto per aver giudicato che le leggi polacche sarebbero prioritarie rispetto alle decisioni prese a livello europeo, immagino quindi che cerchi di usare questa leva che le è data dalla necessità che le decisioni siano prese all’unanimità[7].

Questa tassa del 15% però al momento è necessaria per le spese straordinarie che si prospettano: rifugiati e sicurezza energetica, alimentare. Si rischia (o si desidera) di rafforzare fasce di destra anti-europea e populista, sovranisti patrioti anti globalizzazione. Gli unici a brindare in questo momento sono i fabbricanti di armi. Con essi il Pentagono che, per bocca del suo capo Lloyd Austin, ritiene desiderabile che la potenza militare russa venga molto indebolita (guerra fino all’ultimo ucraino con l’ultimo obice Nato?) ‘Noi siamo per una soluzione negoziata’ ripete Lavrov, mentre si profila il rischio di un’escalation militare. La pace futura sarà forse dettata dall’esito della guerra, sarà quindi una pace fragile e ingiusta, ma non vi è vera pace senza giustizia.

(Cecilia Clementel)

[1] La data della marcia è normalmente a Ottobre.

[2] Un paio di bandiere ucraine

[3] In questi giorni i russi affermano di aver le prove che gli ucraini controllavano a proprio uso (per i puntamenti delle loro artiglierie) alcune telecamere degli osservatori civili sulla linea di contatto in Donbass. Vedi anche ‘OSCE in Ucraina’.

[4] Infatti i russi hanno preso a bombardare le ferrovie per impedirne il passaggio.

[5] Timidi smarcamenti dal clima bellicista fanno sospettare un tentativo di catturare spazi elettorali.

[6] Guterres: ‘La parte ucraina non è interessata ai negoziati’. Nemmeno ai corridoi umanitari a Mariupol, mi pare.

[7] Sanzionare realmente la Polonia e, nella UE, prendere decisioni a maggioranza, magari qualificata, sarebbe un’ottima soluzione.