Le tragedie e gli abissi di cui abbiamo cronaca quotidianamente da una guerra così vicina a noi, rafforzano la motivazione nel promuovere e raccontare quel più di umano che la nostra cultura e civiltà ha prodotto in questi secoli.

Mai come oggi è fondamentale impegnare tutti noi stessi in una vera e propria “transizione antropologica” che è alla radice di tutte le altre transizioni e della possibilità stessa di costruire una società e un sistema economico orientati al bene comune.

Noi stiamo uscendo dal Covid: gli storici ci ricordano le tensioni sociali e gli autoritarismi che sorsero dopo l’epidemia Spagnola del 1918-20, subito dopo la Grande Guerra, dove oltre a decine di milioni di persone, morì la democrazia nascente in molti Paesi.

L’Unione Europea, oggi, ha probabilmente colto nel segno la direzione di marcia della sostenibilità, mettendo al centro la transizione ecologica e la coesione sociale.

Ma la direzione verso cui muovere da sola non basta, perché nei processi politici e sociali la questione chiave è quella di coinvolgere attivamente i cittadini e renderli protagonisti in questo percorso.

In questo non partiamo da zero perché abbiamo la fortuna di aver identificato e sperimentato molte promettenti forme di partecipazione e di cittadinanza attiva. Dal consumo e risparmio responsabile del “voto col portafoglio”, cavallo di battaglia del prof. Leonardo Becchetti, che sta trasformando, soprattutto sotto la spinta della finanza verde, i comportamenti delle imprese, alla responsabilità sociale delle imprese stesse, che nasce anche dal genio e dalla sensibilità di una schiera sempre più folta di imprenditori più ambiziosi che non guardano solo al profitto, ma anche all’impatto delle loro aziende.

Una figura che andrebbe approfondita è quella di Adriano Olivetti, visionario imprenditore degli anni 1950 – 60, la cui eredità oggi è sempre più apprezzata e seguita.

È da questo bellissimo filone di cittadinanza attiva e di azione dal basso che nascono continuamente nuovi frutti, come quelli delle comunità energetiche (i prosumer, sintesi tra produttori e consumatori) e delle tante realtà del Terzo Settore. Ancor più alla radice di tutto questo, i risultati sperimentali dell’economia comportamentale evidenziano le caratteristiche guida di un’arte delle relazioni che è all’opposto di violenza e conflitto (uno contro uno fa zero) e genera percorsi virtuosi (uno che coopera con uno fa tre, come disse Papa Francesco nel 2015 all’udienza a Confcooperative, in sala Nervi a Roma) costruendo reciprocità e relazioni di fiducia che alimentano il capitale sociale, percorsi generativi a livello umano, economico e sociale.

Se la transizione ecologica, pur in tutte le sue contraddizioni, sembra in cammino, oggi più che mai – alla luce di quello che sta accadendo nell’Europa sconvolta dalla guerra – è necessaria una vera e propria “transizione antropologica”.

Come ci ricorda Papa Francesco nella sua Enciclica “Fratelli tutti”, che mira a promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale. A partire dalla comune appartenenza alla famiglia umana, siamo tutti sulla stessa barca e dunque bisognosi di prendere coscienza che in un mondo globalizzato e interconnesso ci si può salvare solo insieme.

(Tiziano Conti)