La gentilezza è una pietra miliare per i lavoratori: crea spirito di squadra e supporta la produttività, soprattutto se promossa attivamente da una leadership empatica.

É quanto emerge da un’indagine della piattaforma per la ricerca di lavoro online Infojobs, condotta su oltre duemila lavoratori per capire cosa sia la gentilezza al lavoro e se e come sia cambiata ai tempi del Covid-19. Per il 64% degli intervistati nel mondo del lavoro c’è sempre spazio per la gentilezza anche se permane un 25,4% che crede dipenda da contesto, ruolo e settore lavorativo e un 10,2% che invece considera l’ambiente di lavoro troppo competitivo e quindi non adatto ad atteggiamenti gentili.

Ma che cos’è per gli italiani la gentilezza al lavoro? Il 65% degli intervistati la considera un punto di forza, per il 20% circa è addirittura un elemento imprescindibile. Troviamo in netta minoranza chi ne evidenzia gli aspetti negativi identificando la gentilezza come illusione 6,2%, debolezza 1,5% o una tattica per trarne vantaggi 7,4%.

Ma se gli intervistati sembrano apprezzare un leader gentile, il loro capo reale sembra essere piuttosto diverso. Il 41% dichiara di avere un leader gentile, per il quale fare squadra e gentilezza sono elementi chiave per ottenere risultati, mentre per il 41,5% il proprio capo non considera la gentilezza un elemento importante e addirittura il 17,5% ha un superiore che premia un clima rigoroso, credendolo più funzionale.

Nonostante le difficoltà degli ultimi difficili mesi e la lontananza forzata, la gentilezza non ha perso la sua importanza rimanendo un valore chiave. La grande maggioranza dei chi ha risposto, il 63%, conferma di avere fatto negli ultimi sei mesi gesti gentili nella quotidianità in primis verso i colleghi (63,5%) e per il 7,4% anche nei confronti del capo. Alcuni però hanno subìto maggiormente la pressione del contesto storico nel quale ci troviamo, dichiarando di non avere compiuto gesti gentili, per la perdita di empatia (26%) perlopiù dovuta alla riduzione delle occasioni di socialità e di incontro. E in tempi di smart working assistiamo ad una trasformazione del metodo di lavoro, ma ascoltare un collega e supportarlo per la consegna di un lavoro rimangono azioni quotidiane anche a distanza per la maggior parte degli italiani, il 50%, a conferma che per essere una squadra non bisogna necessariamente lavorare gomito a gomito, e anche i momenti conviviali possono essere rivissuti online per il 16,5%.

Non per tutti però: il 16,3% avverte la mancanza della confidenza e immediatezza data dal contatto fisico, mentre il 17,1% dichiara di sentirsi più lontano anche mentalmente e imbarazzato dietro lo schermo.

“In un frangente complesso e con uno scenario ancora di grande incertezza, la gentilezza si afferma come valore imprescindibile per le persone, anche e soprattutto nel lavoro – afferma Filippo Saini di InfoJobs -.  Lo spirito di squadra, tanto premiato dai lavoratori, deve essere a nostro avviso letto come un importante messaggio per le aziende, che sono chiamate a favorire una maggiore inclusione della gentilezza e della leadership gentile nella cultura d’impresa.”

Secondo i lavoratori, come si pone l’azienda nei confronti della gentilezza? Il 24% degli intervistati afferma di lavorare in un ambiente nel quale la gentilezza è promossa attivamente con attività di team building o iniziative volte alla socialità tra colleghi, per il 26,1% invece viene incentivata ma solo a parole, per il 32,6% la propria azienda non la considera importante e infine per il 17,3% viene demandata al singolo.

In diverse aziende è sempre più ricercata la figura del Chief Happiness Officer, il professionista che si occupa nel luogo di lavoro della cultura della felicità e della positività, in modo che diventi una priorità strategica, per il benessere e la sostenibilità delle persone e dell’azienda.

Buon lavoro, buona gentilezza, buona felicità: un obiettivo per un domani migliore!

(Tiziano Conti)