Giovanissimi scampati ai misfatti nazifascisti, coi genitori semmai in trincea nel 1° conflitto mondiale, che hanno vissuto gli anni ’60 col piglio del “nulla è impossibile”, asfaltando (non senza disagi) crisi petrolifere, shock terroristici, gli anni dei sequestri, disastri nucleari, tempeste finanziarie e crisi di debito (anche sovrani), fino all’11 settembre, guerre d’area e pandemia comprese.

Gente a cui la disinformazione non ha inciso granchè sul proprio futuro (al contrario di ciò che può accadere oggi), esempio classico di quando essi andavano alle elementari circa mezzo secolo fa e a cui dissero che nel duemila gli umani si sarebbero spostati a bordo di dischi volanti, mentre oggi nel 2020 è ancora un pericolo attraversare la strada sulle strisce pedonali, e malgrado ciò non per questo è sembrato loro che le lancette della storia si siano fermate.

Foto di Stefan Keller da Pixabay

Una generazione di fenomeni parte di una società come quella attuale ancora basata su stime, self-control e (anche) restia al cambiamento che ha bypassato non senza sforzo il Covid-19, che ha azzerato “parametri” sociali, politici ed economici, e che sta ora galleggiando in mezzo al mare di guai (indotti) del conflitto russo-ucraino che interessa poi più o meno gli stessi “parametri” dell’emergenza pandemica, gente da due anni a questa parte in balia di angosce e paure parafrasando il “pezzo” del Vasco nazionale ne “…gli spari sopra sono per noi…”.

Al contempo come d’incanto a Pasqua in ben 14 milioni all’assalto, non a cercar gloria in battaglia ma bensì gioia, come a liberarsi di tossine ingovernabili generate dai disagi dell’ultimo biennio, ed ecco così le spiagge affollate come a ferragosto, il delirio di turisti nelle città d’arte, con i colli e i monti a brulicare di turisti d’ogni età.

Paese delle meraviglie? Per nulla, sul territorio nazionale si è continuato a ricoverare (e morire) di Covid-19 mentre a qualche migliaio di chilometri russi e ucraini hanno continuato ad ammazzarsi senza che all’orizzonte si scorgesse il benchè minimo barlume di cessate il fuoco; due facce della stessa medaglia di una generazione (di fenomeni), in questo caso di italiani, che ha vissuto gran parte della propria vita in un periodo storico i cui eventi l’hanno temprata a far buon viso a cattivo gioco, al cospetto di alterne fortune e disgrazie capitatele.

C’è stata empatia in loro, ciò che poi in definitiva fa vivere meglio stimolando a cercarla (e non ad attenderla) la felicità, ed è proprio da qui un segnale forte ad alleggerire l’atmosfera cupa del momento, con ognuno a far la propria parte con unicità, tanto nelle imperfezioni quanto nelle consapevolezze, come a studiare “dossier” che scottano sul planning di tutti i giorni in ambito pandemia, cambiamento climatico, emergenza profughi, finanche la solidarietà alle vittime degli eterni piccoli conflitti sparsi a tutte latitudini del pianeta, figli e nipoti di una terza guerra mondiale a pezzi che a detta di qualcuno è già in atto da tempo.

L’ottimismo è comunque sempre alto in loro, nemmeno fiaccato dall’aumento del 40% sulla vendita di psicofarmaci a livello mondiale che è principalmente frutto della percezione mentale di mancanza di controllo sugli eventi, in soccorso di ciò è nata l’idea di un mondo più “easy” (meno carriera e più vita) che ha scatenato l’animale sociale che è parte del loro Dna, relazionando a prescindere, contro il rischio di una (possibile) mancanza di interconnessione etico-morale che potrà gravitare attorno alla comunità.

(Giuseppe Vassura)