Il libro di Andrea Valentinotti “Repressione, storia della giustizia fascista” (nato in collaborazione con leggilanotizia.it) è stato presentato presso l’Istituto Parri di Bologna e alla Biblioteca Trisi di Lugo. Abbiamo posto un paio di domande all’autore per capire meglio perché si è lanciato in questa avventura editoriale.

Che significato ha questo libro?
“Questo libro tenta di offrire una sintetica e completa ricostruzione dell’idea che il regime fascista aveva della giustizia e come questa fu utilizzata per annientare ogni forma di dissenso e di opposizione. Il mio lavoro inizia con il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, quello in cui si assume la responsabilità politica dell’omicidio Matteotti dichiarando guerra alle opposizioni, prosegue con le successive leggi che hanno modificato la struttura istituzionale del Regno, trasformandolo di fatto in una dittatura. Si passa poi alle leggi penali e di polizia, quindi Codice penale e Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza, ed ovviamente, al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, vero e proprio mostro criminoso travestito da organo giudiziario. Infine, ciò che rimane di questi istituti dopo il crollo del fascismo.
Ho scelto di condurre un approfondimento su questo argomento non solamente perché mi è familiare per ragione professionali, dal momento che il Codice penale “Rocco” è ancora in vigore, ma anche perché ritengo sia stato solo raramente approfondito. Ad esempio, non sono molte le pubblicazioni sulla storia del Tribunale speciale, se pensiamo invece a quanta importanza ebbe durante il ventennio.
Una nota personale: proprio mentre mandavo in stampa questo libro, sono venuto a conoscenza di aver avuto anche io un parente processato dal Tribunale speciale.”

Che impressioni ha avuto dalle prime presentazioni?
“Ciò che mi ha colpito, è la partecipazione quasi assoluta di cittadine e cittadini che non hanno esperienze e competenze nel ramo della giustizia. Spesso la materia giuridica, e questo saggio ha comunque un approccio giuridico soprattutto penale, tende ad interessare per lo più addetti ai lavori come avvocati e magistrati. La giustizia è invece un qualcosa che deve necessariamente interessare tutti, dal momento che direttamente o indirettamente ci riguarda. Allo stesso modo la giustizia fascista (che non si esaurisce con il 25 luglio del 1943 ma prosegue anche in epoca repubblicana, costituendo una delle pagine più buie della nostra storia) è una parte centrale della storia del ventennio; non a caso ci si preoccupò da subito di intervenire con leggi repressive e strumenti sanzionatori ad hoc per consolidare il potere.”

Perché oggi ricordare la storia del ventennio fascista?
“Molto semplicemente, perché il fascismo non se n’è mai andato e l’unico modo per evitare il ritorno di sue nuove forme, è quello di studiare con attenzione quel periodo”.

Il volume si trova nelle principali librerie di Lugo e può essere richiesto  scrivendo a [email protected]

(m.z.)