Obbligavano a prostituirsi quattro ragazze rumene, una di 48 anni e le altre tre sotto la trentina, in pieno lockdown nell’aprile 2020 e anche successivamente, spesso in strada nella zona di Medicina e Imola e negli alberghi della Riviera romagnola in estate. Si trattava di una banda esperta di cinque persone, tutti con compiti precisi.

L’indagine. coordinata dalla compagnia dei carabinieri di Imola con i colleghi di Medicina e della Romagna, è iniziata con una tentata estorsione da parte del capobanda che pretendeva il pagamento da parte di un cliente pur non avendo quest’ultimo consumato alcun rapporto sessuale. I carabinieri di Medicina sono stati messi al corrente della questione ed è partita l’operazione che si è conclusa con successo dopo due anni.

Come ha spiegato il maggiore dei carabinieri di Imola Andrea Oxilia, “il giro di denaro era forte, da ognuna delle ragazze, la banda otteneva circa 10mila euro al mese che erano l’unica forte di guadagno dei cinque delinquenti. Oltre al capobanda, c’era chi si occupava della contabilità, chi della pubblicazione su internet delle foto quasi tutte rivelatesi poi false e chi della collocazione in alberghi della Riviera in estate. Ora la banda è stata assicurata alla giustizia e le ragazze sono state salvate da un gioco dal quale da sole non riuscivano a uscire”.

Il maggiore dei carabinieri di Imola Andrea Oxilia

 

Il capobanda serbo di 44 anni è stato arrestato nel carcere di Ferrara per tentata estorsione e sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione mentre gli altri quattro, due figli di 25 e 27 anni del scapobanda, una donna polacca di 27 anni e un settantenne cesenate sono ora agli arresti domiciliati per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

(m.m.)