Imola. Abbiamo incontrato il vicepresidente della Cefla (azienda metalmeccanica cooperativa) Claudio Fedrigo per sapere come la società sta affrontando i temi del lavoro.

Abbiamo diviso questa intervista in tre parti, ciascuna dedicata ad un problema specifico partendo dal come sta cambiando il mondo del lavoro per le aziende, per poi analizzare come sta cambiando il mondo del lavoro per chi cerca occupazione e infine come Cefla affronta le nuove dinamiche che regolano l’incontro tra domanda e ed offerta di lavoro.

Come sta cambiando il mondo del lavoro per le aziende?
“Nel mercato del lavoro, sia per ragioni strutturali che per ragioni congiunturali verificatesi nell’ultimo biennio, si stanno palesando nuove dinamiche che mettono in discussione le tradizionali logiche ed i tradizionali strumenti con i quali domanda ed offerta di lavoro si confrontavano.  Queste dinamiche nate originariamente negli USA si sono rapidamente diffuse in Europa ed il risultato, in ottica prettamente aziendale, si può riassumere in termini di maggiore difficoltà nel trovare, selezionare e fidelizzare il personale.
Una situazione che possiamo definire distonica se contestualizzata ad uno scenario produttivo/sociale dove le aziende registrano incrementi nella domanda di beni e servizi ed il tasso di disoccupazione rimane comunque elevato.”

Cosa sta succedendo? Per quale ragione le imprese non trovano lavoratori nonostante le statistiche, almeno in Italia, continuano ad evidenziare una disoccupazione diffusa?
“Le risposte possono essere molteplici e possono differenziarsi a seconda delle situazioni; quello che però è innegabile è che gli attori, ossia le aziende ed i lavoratori, operano in un contesto sociale che, senza soluzione di continuità, nell’ultimo biennio ha visto il sommarsi di cinque crisi: una crisi pandemica, una crisi delle materie prime, una crisi dei sistemi logistici, una crisi energetica ed ultima, una crisi bellica che ripropone il conflitto Est-Ovest. Come detto in apertura, le suddette crisi innescano sul mercato del lavoro dei cambiamenti congiunturali che si sommano a cambiamenti strutturali frutto di dinamiche passate. Questi cambiamenti hanno modificato i rapporti tra aziende e lavoratori ed oggi più che mai sussiste la necessità di trovare nuove logiche di confronto e nuovi strumenti capaci di rispondere alle mutate esigenze di entrambe le parti coinvolte.”

 Cosa intende per cambiamenti introdotti nel passato?
“Intendo dire che le aziende, seguendo le evoluzioni del mercato e le lecite esigenze economiche, produttive, nonché di competitività, hanno introdotto nuovi strumenti di gestione, nuovi modelli organizzativi, nuove forme contrattuali.
Oggi le modalità del fare impresa sono differenti dal passato, analizzare il contesto depurandolo dagli effetti strettamente legati alle crisi dell’ultimo biennio, potrebbe essere di aiuto per poter definire un nuovo modello relazionale tra aziende e lavoratori.”

Quali, secondo lei, i cambiamenti più significativi che nel tempo sono stati introdotti sul mercato del lavoro, e loro conseguenze?
“Tanti sono i cambiamenti intervenuti; la valutazione dell’importanza di questi cambiamenti in termini di influenza sulla relazione tra aziende e lavoratori è sicuramente soggettiva e come tale deve essere letta. A mio avviso degni di nota sono la possibilità di trovare sul mercato risorse con profili culturali e professionali più elevati del passato, che ha permesso alle aziende di alzare il target del recruitment e quindi impiegare risorse in posizioni down gradate rispetto al passato; contestualmente ha reso molto più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro a chi non ha avuto la possibilità di conseguire certi titoli di studio o chi non ha esperienze lavorative consolidate perché in cerca di prima occupazione.
Un sempre più diffuso impiego di contratti somministrati ha permesso alle aziende di gestire la “stagionalità” delle produzioni e le sempre più frequenti fluttuazioni economiche. Sul versante sociale questi contratti hanno creato occupazioni temporanee sulla base delle quali molti giovani, rispetto al passato, hanno dovuto pianificare una diversa progettualità di vita che spesso combacia con una diversa scala delle priorità e dei valori.
Rispetto ad un recente passato, le professionalità dei lavoratori sono diventate più labili; a parità di lavoro, i flussi, i processi aziendali, le conoscenze e gli strumenti necessari per svolgere una mansione cambiano con una velocità mai registrata in precedenza. Le professionalità di oggi quasi per certo non sono le professionalità che serviranno domani e quindi, in fase di recruitment, le aziende hanno spostato l’attenzione dalle competenze tecniche, le hard skills, alle qualità comportamentali/relazionali, le soft skills.
Il tradizionale adagio “le aziende assumono per competenza e licenziano per comportamento” è progressivamente messo in discussione con il rischio di perdere il vantaggio competitivo dell’imprenditoria italiana ed in particolare delle PMI, che è sempre stato il saper fare a favore del saper cambiare.
L’enfasi che le aziende stanno dando alla digitalizzazione e/o all’industry 4.0. ovvero a quella che è definita la 4° rivoluzione industriale. Ogni rivoluzione industriale ha valorizzato nuove competenze, nuove abilità ed ha decretato l’obsolescenza di altre.  Questo aspetto può incidere e non poco sul tasso di disoccupazione, soprattutto se pensiamo che questa rivoluzione industriale arriva dopo solo 44 anni dalla terza e che già oggi si parla della quinta.
A questa complessità si aggiunge il fatto che sul mercato del lavoro e negli organici aziendali si registra la compresenza di 4 diverse generazioni: dagli ultimi esponenti della ‘baby boomer’ fino alla ‘generazione Z’, passando per la ‘generazione X’ e la ‘generazione dei millennials’. Ognuna con caratteristiche specifiche, ambizioni e timori differenti, ognuna tendenzialmente obsoleta, professionalmente parlando, rispetto a quella successiva, una obsolescenza che vede sempre più persone coinvolte a seguito del continuo aumento dell’età pensionabile.”

Quindi uno scenario complesso nel quale le aziende devono imparare a muoversi?
“Si; uno scenario complesso che nasce anche da scelte/tendenze che le aziende hanno sposato per gestire le dinamiche della globalizzazione e dell’evoluzione tecnologica e che hanno inevitabilmente influenzato modificandoli, i rapporti con i lavoratori; una sorta di reazione causa-effetto tra quanto attuato dal mondo produttivo e quanto oggi rientra nel perimetro delle desiderate dei lavoratori.
Il salario ed il suo ammontare non sono più lo strumento maestro che guida il recruitment del lavoratore, il consolidamento e la fidelizzazione del rapporto di lavoro. Le aziende devono leggere e comprendere questi cambiamenti partendo dalla considerazione che le tradizionali posizioni di forza tra le parti sono notevolmente cambiate.”

(m.z.)