La fotografa russa Kseniya Forte vive a Torre de Picenardi, in provincia di Cremona. Quando è scoppiata la guerra ha riflettuto insieme ai suoi figli Leonardo e a Nicole, che hanno 9 e 13 anni, rispetto a cosa era possibile fare come gesto concreto. Hanno deciso insieme che potevamo ospitare, in uno spazio indipendente della loro casa, alcune persone che scappavano dai bombardamenti.

Un frame del video con Kirill e il suo violino, apparso sul sito di “la Repubblica”

Le è stata assegnata una famiglia arrivata in Italia da Kryvyj Rih, la città natale del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj: la madre Vita di 35 anni, con i figli Roman e Kirill di 2 e 9 anni, e la suocera di Vita, Olha, di 60 anni. I mariti delle tante famiglie ospitate fuori dall’Ucraina, sono rimasti per fronteggiare l’esercito russo, per combattere o per tutta la filiera che ne organizza la resistenza.

Kirill suona il violino da quando ha cinque anni. Una passione talmente forte, come mostra un video registrato in un bunker in Ucraina, da averlo suonato anche sotto i bombardamenti russi.

“Non abbiamo accolto ucraini o russi – commenta Kseniya -. Abbiamo accolto persone, che in questo momento hanno bisogno e Vladimiro Cubanzi, liutaio russo con l’attività a Cremona, ha prestato a Kirill il suo violino e ora prende lezioni una volta a settimana”.

Una famiglia russa che ne accoglie una ucraina; quasi si stupisce della notorietà ottenuta in Italia dalla sua vicenda sulla stampa: hanno parlato di lei Avvenire, La Repubblica, La Stampa e il Secolo XIX tra gli altri.

Poi l’amicizia si è allargata al paese intero: a Torre de’ Picenardi, infatti, con la collaborazione del parroco, don Claudio Rossi, e in pieno accordo con il sindaco Mario Bazzani, sono state accolte anche altre famiglie ucraine.

La parrocchia, in accordo con la Caritas diocesana, si è mobilitata, fornendo aiuti di ogni genere e creando una rete di supporto. Per i rifugiati è stato anche aperto un conto nei negozi, così che sia per loro più facile rifornirsi di quanto hanno bisogno, senza dover chiedere.

“La solidarietà è davvero tanta e insieme possiamo superare difficoltà di ogni genere, comprese quelle burocratiche. Non è stato semplice per loro ritrovarsi da un giorno all’altro nel bisogno. Si stanno accorgendo solo ora – chiarisce Kseniya – che non potranno rientrare a casa a breve”.

La speranza per ora si coltiva in una quotidianità dove Kirill gioca e suona il violino, esattamente come faceva in patria: ora frequenta la scuola elementare insieme a Leonardo, figlio di Kseniya.

Riusciranno i bambini a salvare il mondo?

(Tiziano Conti)