Prendo le mosse da interventi di un professore di economia dell’Università del Missouri, Michael Hudson, e voglio notare la vigorosa e libera discussione in atto nei blog americani radicali, in questo caso naked capitalism di Yves Smith, un sito rispettato e influente.

Hudson, intervistato da Margaret Flowers, è un esperto sull’egemonia monetaria del dollaro, che spiega con un esempio: se io pago il ristorante con un assegno, e la volta successiva con un altro, suggerendo che gli assegni (nell’originale inglese IOU:’I owe you’) vengano dal ristoratore usati per altri pagamenti io ho il potere di creare moneta.

‘L’egemonia del dollaro[2] è un sistema in cui le banche centrali straniere tengono i loro risparmi monetari e internazionali in dollari, dollari usati per finanziare le [800] basi militari Usa in tutto il mondo’. I dollari vengono solitamente impiegati comprando buoni del tesoro americani o come moneta di riserva (che nel corso di crisi, come in quella ucraina, aumenta di valore in quanto bene-rifugio). Ne consegue che gli Stati Uniti non hanno bisogno di chiedere prestiti, possono essi stessi stampare dollari per coprire i deficit della bilancia dei pagamenti. Spesso riserve in valuta pregiata (dollaro, sterlina, Euro, Yen e Yuan) sono in banche all’estero, fatto che ha permesso agli Stati Uniti e all’Europa di congelare metà delle considerevoli riserve finanziarie della banca centrale russa[3].

In precedenza simile sorte avevano avuto riserve finanziarie dell’Iran, del Venezuela della Libia e dell’Afghanistan, nonostante ciò nessuno si aspettava questa mossa nei confronti della Russia che per ora è riuscita a non far crollare il rublo. Le conseguenze economiche negative si vedranno fra qualche mese ma non pare faranno fermare le operazioni militari. La guerriglia finanziaria fra Russia e Usa-EU è in corso, con colpi di scena come la richiesta di pagamento in rubli per le risorse energetiche vendute all’Europa, durerà molto a lungo.
Hudson sostiene che molti paesi ora pensano che le loro riserve non sono sicure nelle banche occidentali e che il mondo si frattura velocemente in due zone, solo una delle quali accetta l’egemonia del dollaro, questi saranno gli alleati degli Stati Uniti.

Gli Usa da due mesi chiedono perentoriamente: sei con noi (‘il mondo libero’) o contro di noi? Molti sono titubanti a rispondere e non è detto che le risposte (per esempio della Germania) siano affidabili e/o in sintonia con l’opinione pubblica del paese.
L’invio di armi all’ Ucraina (cifre da capogiro, decine di miliardi) ci rende legalmente co-belligeranti nello scontro con la Russia.
Imran Khan, presidente del Pakistan, che ha risposto ‘non siamo vostri schiavi’ ha velocemente perso un voto di fiducia in parlamento-ma potrebbe riaffermarsi.

Gli esiti di forti pressioni su tutti i paesi dell’ONU hanno ottenuto condanne della Russia all’ONU, ma quasi tutti i paesi che contano si sono rifiutati di associarsi alle sanzioni. In primis Cina e India[4], ma anche Iran, Turchia, Arabia ed Emirati, Israele, Sud Africa, Brasile, Argentina e Messico[5].

Dopo l’annessione della Crimea nel 2014 la Russia fu espulsa dal G8 ma non è espulsa da G20, la cui presidenza indonesiana ha respinto pressioni in tal senso, ritenendo che i problemi economici si governeranno meglio se il collegamento è mantenuto. Problemi ve ne saranno di certo: inflazione, forse recessione, aumenti dei prezzi dell’energia e, nei paesi emergenti, forti aumenti dei prezzi alimentari che potrebbero impedire il pagamento dei debiti esteri (a meno di non rinunciare a cibo ed energia). Ricordo che il G20 ebbe un ruolo centrale per affrontare la crisi post 2008.

Pompa per l’estrazione di petrolio (Foto Pixabay)

Quello che Lavrov ha definito un furto delle riserve russe non sarebbe avvenuto nei secoli precedenti, quando tutti i paesi in guerra continuarono a pagare i loro debiti ai belligeranti avversi (vedi guerra di Crimea del 1800). Ma, a mio parere, quanto accaduto non sarebbe sufficiente per sabotare il sistema finanziario basato sul dollaro se non avesse tenuto l’alleanza fra Cina e Russia dichiarata da Putin e Xi il 4 Febbraio.

Gli Usa sembrano ora rendersene conto, e se vi si aggiungesse l’India (che ha tradizionalmente buone relazioni e scambi ora con la Federazione Russa, prima con l’URSS) sarebbe una catastrofe (per noi occidentali). Le proposte di scambi rublo-yuan, la riattivazione di scambi rublo-rupia già avvenuti in passato (l’India compra grano, armi e fertilizzanti dalla Russia) e persino l’Arabia Saudita che parla di vendere petrolio contro yuan dovrebbero essere campanelli di allarme.

Il tentativo di isolare completamente la Russia (in misura maggiore di quel che avvenne durante la guerra fredda) porterebbe ad un divorzio economico, politico e militare fra due spezzoni del mondo globalizzato, con alti costi economici ed escalation di conflitti. Una lettura del Global Times (organo ufficioso del Partito Comunista Cinese) rivela che fin dall’inizio la Cina era allineata sulla versione russa degli eventi, pur continuando a dirsi neutrale e predicare trattative di pace.

Ripetuti riferimenti al bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado nel 1999 da parte della Nato suggeriscono vi siano conti in sospeso e che la Cina (con grossi problemi di Covid e rallentamento dell’economia) si veda come il prossimo bersaglio dell’occidente (pardon, del mondo libero). Ad esempio: ‘Stoltenberg [segretario Nato] ha criticato il rifiuto della Cina ad allinearsi all’Occidente e condannare le operazioni militari della Russia in Ucraina[6]come un’indicazione che la Cina nega ad altri paesi la possibilità di scegliere il loro cammino. In contrasto l’Australia cerca di impedire alle Isole Salomone di scegliere il loro cammino… di collaborazione con la Cina…

L’intenzione della Cina… è di lavorare all’interno della cornice ONU, rafforzarla e renderla più giusta per i paesi meno sviluppati. Gli Usa leggono questo come un sabotaggio del ‘rules based order’ [ordine basato sulle regole] creato da e per il beneficio degli US e dei loro alleati’[7]

Sopra al titolo campeggia la vignetta con una Nato-calamaro che allarga i tentacoli sul mappamondo. Un discorso importante fatto il 4 febbraio da Xi e Putin (non sarebbe un’idea ascoltare quel che pensano?) contrappone l’ordine ‘law based’, basato sulle leggi della carta dell’Onu all’ordine ‘rules based’[8] caro ai diplomatici Usa, insomma la lettera con la richiesta di divorzio era già arrivata. Ora si discute l’accesso: ai soldi, alle risorse. L’esito di questa guerra economica deciderà l’esito del conflitto, non le conclusioni della campagna militare, che pure sono rilevanti. Se la Russia occupa (e si annette) tutta la costa sul mar Nero l’esercito ucraino e il paese stesso sono perduti, dato ma non concesso che si trovino i soldi per ricostruirlo perderà la parte più ricca, da punto di vista agricolo, minerale e industriale.

Guerra in Ucraina

Cosa penso della situazione in Ucraina? Sono d’accordo con un signore che ha lavorato nell’intelligence svizzera e per la Nato, un testo un poco lungo ma preciso; dopo averlo letto ho tratto un respiro di sollievo e mi sono sentita meno sola in questo metaverso mediatico allucinante.
Si tratta di Jacques Baud che (al blog thegrayzone) parla delle radici del conflitto, afferma che la Nato e i suoi alleati sfruttano l’Ucraina in un’ annosa campagna per dissanguare la Russia (del progetto di smembrare e saccheggiare un paese ricchissimo di risorse vi sono molti indizi, pensiamo anche ai tesori minerali nascosti nell’Artico russo)[9].

Come finirà? Male per tutti temo. Sarà ancora pensabile investire nelle vie della seta e commerciare con una Cina (e magari anche l’India) decisa a sostenere l’alleato russo, in parte per le forniture energetiche ma anche per averne protette le spalle? Soprattutto finirà male per l’Europa, per il nucleo storico dell’Europa che Limes ha battezzato la Kerneuropa, la zona economica trainata dalla Germania (della quale fa parte la pianura padana) che comprende l’ex impero Austro-ungarico (forse qualche pezzo della Iugoslavia), Belgio, Olanda e Danimarca.

La Francia ha le centrali nucleari (come l’Ucraina) e non si è lasciata dissuadere a farle dagli Usa, a differenza dell’Italia, perciò non solo è indipendente ma ci vende energia elettrica. Ho già descritto in leggilanotizia.it del 14 Aprile ’22 (La guerra delle sanzioni: petrolio e gas, dollari e rubli) l’intreccio fra risorse energetiche, sanzioni e transazioni finanziarie relative.

Giornali come il Financial Times, Wall Street Journal e il Sole 24 ore suggeriscono che non vi siano quantitativi di petrolio o gas disponibili a sostenerci nell’immediato in caso di una possibile brusca chiusura delle forniture russe (come quella che ha colpito Bulgaria e Polonia).
La promessa all’Italia del gas algerino (che verrebbe sottratto alla Spagna) riguarda il 2023, la necessità di costose infrastrutture per il trasporto del LNG (liquefied natural gas) richiede due o tre anni.[10]

Le tensioni sul mercato faranno salire ulteriormente i prezzi da entrambi i lati dell’Atlantico, come osservò Janet Yellen. Alcune filiere industriali (vetro, acciaio) richiedono petrolio e cicli continui. Vi sono quattro diversi tipi di petrolio e quello più pesante, russo, è importante per la produzione del diesel. No, le sanzioni energetiche non sono destinate a colpire la Russia ma la Germania.

La Russia le ha previste (era già sotto sanzioni dal 2014) e si è attrezzata, certamente non fermerà l’iter del suo divorzio dal mondo occidentale, del quale a suo modo fa sempre parte. Qui mi pare utile un po’ di storia: la Ostpolitik tedesca (i contatti commerciali e la collaborazione politica) risale agli anni della guerra fredda, l’energia russa con forniture sicure ed economiche ha fondato il miracolo tedesco.
Il potere di ricatto nel caso del gas si applica sia al fornitore che all’acquirente. Andando indietro nel tempo troviamo Bismark che coalizzò Austria, Russia e Germania contro la Francia. Troviamo anche l’Inghilterra il cui scopo principale era di evitare il formarsi di una potenza che governasse tutto il territorio europeo, a questo scopo era pronta ad allearsi con la Turchia contro la Russia.
La fascia di paesi ex-patto di Varsavia, che Limes chiama Europa baltica (‘dal Baltico al Mar Nero’), con in testa Polonia e Romania è entrata nell’Europa e nella Nato contemporaneamente; politicamente fa capo a Washington più che a Bruxelles, con la quale vi sono gravi tensioni. Washington ha temuto che Russia e Germania trovassero un accomodamento, di tipo economico, alle sue spalle, vedi la lunga diatriba sul raddoppiamento del gasdotto baltico.

Scholz sta considerando un embargo del petrolio russo ma siamo solo in primavera e le scorte sono basse: cosa faremo il prossimo inverno? Ci sarà il panico e non solo gas e petrolio ci saranno forniti a prezzi molto alti (possiamo sempre dare la colpa a Putin) ma ci saranno le disponibilità? Non è per nulla certo. A quel punto un’Europa azzoppata si dissocerà dalle sanzioni e si rivolterà contro l’allargamento della Nato perché, in regime democratico, non è possibile ignorare l’opinione pubblica. Ma sarà troppo tardi sia per l’Europa che per la Russia, che resteranno intrappolate nel conflitto che non hanno saputo evitare[11], un conflitto che sarà presto oscurato da quello che coinvolgerà la Nato nel Mar della Cina. Riflettiamo e , sino a che siamo ancora in tempo, incentiviamo la diplomazia per la pace, a dispetto di Biden.

Stop press: un affettuoso grazie a Michele Santoro (un grande lupo grigio) per aver messo su you tube “la pace proibita” (val la pena di investire tre ore per vederlo!) dando voce a un ampio strato di opinione pubblica orfana di rappresentanza politica.

(Cecilia Clementel)

[1] Michael Hudson, Super imperialism, The Economic Strategy of American Empire’, 3rd Edition, Islet Publisher, 2021.

[2] Dopo il 1971, quando Nixon eliminò la convertibilità del dollaro in oro.

[3] Sorprendentemente gran parte dell’oro delle banche centrali è custodito (?) in USA, dove si trova un terzo dell’oro tedesco.

[4] Sulla quale vi sono state pressioni sia di Biden che della Von der Leyen per la Commissione Europea.

[5] Ovviamente anche Venezuela, Siria, Cuba, Kazakstan…

[6] Si noti che usa la dizione russa, non parla di guerra.

[7] John Lander ‘NATO, Western colonial shadow looms over Asia again’ Già diplomatico australiano in Cina. Su Global Times il 14.04.2022 [email protected] L’aggettivo ‘coloniale’ è un insulto.

[8] Qando gli americani hanno detto a Modi che erano preoccupati per le infrazioni ai diritti umani in India (giustamente) egli ha risposto di essere preoccupato per le infrazioni ai diritti umani in USA (giustamente).

[9] https://thegrayzone.com/2022/04/15/us-eu-sacrificing-ucraine-to-weaken-russia-fmr-nato-adviser/

 

[10] Vedo sul WSJ l’affermazione di un tecnico che prima del 2025 non sarà possibile agli USA trasportare più LNG stante il bisogno di nuove piattaforme di gassificazioni, e navi per trasportarlo che richiedono anni e molti capitali per esser costruiti.

[11]  Nel Febbraio 2019 Scholz aveva proposto a Zelensky che l’Ucraina diventasse neutrale, ma la proposta venne rifiutata. Zelensky pare sempre più il burattino di Biden, o magari cerca di salvare la pelle visto che i patrioti dei reparti filonazisti, dei quali è ostaggio, lo considererebbero un traditore se cercasse un compromesso.