Sofia Michieli, 26 anni, produce fragole. Ha assunto 6 aiutanti dai 20 ai 40 anni rimasti senza lavoro a causa del Coronavirus. Erano baristi e ristoratori, adesso l’aiutano a raccogliere le fragole destinate al mercato a km0.

Il 90 per cento della giornata di Sofia è nelle serre di fragole dell’azienda di famiglia nella provincia di Rovigo, con una preoccupazione: quella di produrre fragole bellissime e buonissime, seguendo un principio di equilibrio e stando sempre attenta alla sostenibilità e all’impatto delle sue coltivazioni.

All’Università, una scelta quasi obbligata: Tecnologie agrarie a Padova, dove l’ha portata il cuore. E quando i genitori hanno deciso di diversificare la produzione dell’azienda agricola di famiglia, lei ha raccolto la sfida e si è messa a coltivare fragole.

Le fragole di Sofia è un marchio che identifica le fragole prodotte in una serra tecnologica ed innovativa che adotta pratiche di coltivazione sostenibili. Il suo motto è “Crescere, Coltivare, Innovare”.

Le sue coltivazioni sono in regime di lotta integrata, prediligendo mezzi di lotta biologici tra i quali il lancio degli insetti utili per il controllo delle popolazioni di insetti dannosi. L’azienda produce anche succhi e confetture, naturali, prodotti mediante spremitura delle fragole.

Le fragole sono coltivate in un’ottica di sostenibilità, con l’obiettivo di prodotti di alta qualità, sani e sostenibili.

Nonostante il tempo impazzito e la difficoltà dell’agricoltura di oggi che rende imprevedibile il prezzo delle coltivazioni, per ridurre al minimo le incertezze e gli sprechi, Sofia ha deciso di coltivare le sue fragole in una innovativa serra con un sistema di canaline “up & down” già molto usato in Olanda. Questa speciale serra, seconda in Italia, permette di coltivare le fragole fuori suolo, ridurre il consumo di acqua e soprattutto, rendere le operazioni di raccolta e di cura più semplici, stando in piedi e non chini sulle piante.

Nel 2019 ha vinto il Premio Smau per l’innovazione.

L’impatto della pandemia sulle coltivazioni e sulle perdite in denaro è stato molto forte, ma Sofia non si è persa d’animo: nel suo piccolo ha dato una mano concreta alla ripartenza del paese, assumendo sei ragazzi rimasti senza lavoro per l’emergenza Coronavirus, per avere una mano nel periodo di raccolta.

Tutti provenienti dal settore della ristorazione, baristi o camerieri, dai 20 ai 40 anni, alcuni con bambini piccoli.

In giorni nei quali le immagini e le parole delle nostre giornate sono piene di missili, bombe, corridoi umanitari, distruzioni, notizie come queste ci danno la speranza che il mondo sia un posto migliore.

Poi tocca a noi “coltivare” buoni frutti!

(Tiziano Conti – Fotografie autorizzate da Sofia Michieli)