Con la riapertura totale dei luoghi di cultura, per rassegne, manifestazioni, festival, concerti, l’arte invade Bologna.

In questa fine settimana Bologna sarà invasa da Art City decollata il 7 maggio fino al 15  in occasione di Arte Fiera (Quartiere fieristico 13-15 maggio Pad. 15-18) e di Art Night (14 maggio).

Una galassia di stelle che  diventano i simboli grafici dell’immagine della manifestazione affidata per il secondo anno a Filippo Tappi e Marco Casella. Pensata per linguaggi artistici e pubblici diversi, Art City si svolge in un contesto competitivo a livello internazionale. Molti le sedi che ospitano le opere, dai musei (tutti coinvolti) a luoghi non deputati all’arte che vengono diversamente interpretati dagli artisti che si confrontano con le loro specifiche identità. Alcune partecipano per la prima volta come Piazza Maggiore, la Pinacoteca, l’Orto Botanico-Erbario dell’Università. Oltre ai musei, Fondazioni, l’Associazione delle Gallerie affiliate ad ASCOM, spazi espositivi, gallerie indipendenti della città aprono ad azioni, mostre, installazioni site specific.

Art City è fondata su un Main program con 9 progetti speciali artistici e curatoriali.

Tino Sehgal nel Parco di Blenheim (foto Edd Horder)

“Ospite d’onore”, dell’edizione 2022, è Tino Sehgal (1976). Vive e lavora a Berlino. In pochi anni si è affermato come una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea. Ha partecipato a due edizioni dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e nel 2005, il più giovane artista mai chiamato a rappresentare la Germania alla kermesse veneziana. Vincitore del Leone d’oro nel 2013. L’arte di Sehgal è un’arte senza oggetti alla base del suo lavoro vi è infatti una profonda riflessione sul valore e sullo spazio dell’arte visto e vissuto come esperienza diretta e fisica dell’opera. Un esercizio che non prevede documentazione o riproduzione di alcun tipo. Il suo obiettivo è quello di sovvertire i sistemi economici e processuali legati all’industria dell’arte, creando dei veri contro-modelli di situazioni che nascono e svaniscono senza lasciare tracce fisiche da vendere sul mercato, ma solo esperienze per il pubblico, da vivere.

L’artista creerà un intervento appositamente ideato per Piazza Maggiore con 45 tra ballerini e interpreti, i cui corpi e gesti sono utilizzati da Sehgal come materiale artistico e umano per comporre una grande opera. Un’occasione unica per vivere l’arte in termini di esperienza sociale di scambio reciproco. Venerdì 13 e domenica 15 maggio alle 10 e alle 19, sabato 14 maggio alle 10 e alle 22. Sehgal inoltre dialogherà con Lorenzo Balbi (direttore del MamBo) domenica 15 maggio alle 17 presso l’Unipol Auditorium “Enea Mazzoli” (via Stalingrado 37). Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

I 9 progetti speciali

Benni Bosetto
Stultifera (big laugh cosmos creation)

La nave dei folli

Un elemento trasversale che caratterizza i progetti della decima edizione è la prevalenza della dimensione esperienziale dell’opera, in cui è l’azione a ridefinire gli spazi attraverso i corpi. Se questo è un aspetto esplicito in Sehgal lo è in altre forme in altri progetti come Stultifera, grande opera performativa di Benni Bosetto a cura di Caterina Molteni, Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna. La scena, ispirata all’opera satirica “La nave dei folli” di Sebastian Brant (1494), si svolge su una nave destinata a un viaggio senza fine sulla quale i passeggeri interagiscono assumendo identità archetipiche, nella necessità di delineare un nuovo ordine sociale. I 14 passeggeri si relazionano all’interno di un pastiche artistico in cui frammenti di opere teatrali, cinematografiche, componimenti musicali classici e folkloristici, riferimenti alla danza medievale di corte, a quella amatoriale, alle danze propiziatorie e infine agli happening e alla body art, assumono una nuova forma. Benni Bosetto (Merate, 1987), vive e lavora a Milano. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e ha studiato al Sandberg Instituut di Amsterdam. La sua pratica artistica indaga la condizione umana sondando il ruolo dei rituali nella società odierna.  Orario di fruizione: giovedì 12 / venerdì 13 / sabato 14 maggio h 16.30 e h 18. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sulla pagina dedicata del sito artcity.bologna.it

Giulia Niccolai, Poema, 1973-Fondazione Echaurren Salaris

Arte e scrittura

E ancora l’elemento esperienziale torna nella mostra dedicata a Giulia Niccolai, Perché lo faccio perché.  La vita poetica di Giulia Niccolai al Padiglione de l’Esprit Nouveau, a cura di Allison Grimaldi Donahue e Caterina Molteni, promossa da MAMbo, in cui la ricerca poetica, visiva e sonora dell’artista è ricostruita ma anche riattivata grazie a una performance di Giulia Crispiani, un laboratorio di scrittura e una lettura di Allison Grimaldi Donahue, una video-intervista di Bes Bajraktarević e un progetto filmico di Sergio Racanati e Manuela Gandini. Perché lo faccio perché. La vita poetica di Giulia Niccolai racconta la storia artistica della poetessa, traduttrice e artista Giulia Niccolai (1934-2021) ripercorrendo le tappe salienti della sua vita professionale tramite documenti, fotografie, testi, registrazioni e opere provenienti dall’archivio Maurizio Spatola, dalla Fondazione Echaurren-Salaris, dalla Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna e da archivi privati.  Già fotografa negli anni Cinquanta, Giulia Niccolai si afferma come poetessa concreta, visiva e sonora tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Ottanta partecipando in modo attivo a esperienze chiave del rinnovamento del linguaggio poetico del tempo come il Gruppo 63, la rivista “TAM TAM” di cui è co-direttrice insieme ad Adriano Spatola, la casa editrice Geiger e il Dolce Stil Suono, prendendo parte a diverse mostre e manifestazioni tra cui Materializzazione del linguaggio, 1978, a cura di Mirella Bentivoglio, in occasione della XXXVIII Biennale di Venezia. Orario di apertura:  13, 14, 15 maggio h 10-20. Ingresso gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato) Sito web: artcity.bologna.it.

Emilia Tapprest

Il digitale vettori di organizzazione della delle collettività umane

L’elemento performativo si ritrova anche in Zhōuwéi Network di Emilia Tapprest, in collaborazione con Victor Evink, al Centro di Ricerca Musicale – Teatro San Leonardo, video installazione immersiva e live performance a cura di Felice Moramarco, che attraverso il medium cinematografico esplora la relazione tra datificazione, potere politico ed esperienze affettive individuali. Embodied Ambitopias rappresenta tre modelli di società datificate, elaborati sulla base dei più recenti sviluppi nel campo delle tecnologie digitali e guidati da visioni alternative di bene comune: Dolphin Waves, Dragonfly e Project Gecko. In tutti e tre i casi, automazione algoritmica e utilizzo dei data ricavati dai sistemi di mediazione digitale costituiscono i vettori principali di organizzazione della vita delle collettività umane. Le modalità con cui tali tecnologie operano questo processo di riconfigurazione delle forme di vita seguono tuttavia molteplici direzioni e generano risultati radicalmente differenti tra loro. Emilia Tapprest (1992, Finlandia) è un’artista, designer e filmmaker. La sua ricerca esplora il ruolo di paradigmi etico-politici nei nuovi sviluppi tecnoculturali, attraverso il cinema e worldbuilding. E’ laureata in Design Industriale presso l’Università Aalto di Helsinki e in Cinema presso Sandberg Institute ad Amsterdam. Combinando la sua pratica nel campo del design e del cinema, il suo lavoro si concentra sulle implicazioni estetiche e politiche delle nuove tecnologie. Victor Evink (1987) è un artista e ricercatore olandese, nato in Colombia. Vive a Utrecht, dove ha conseguito un Master in Storia e Filosofia della Scienza presso l’Università di Utrecht nel 2013. Il suo lavoro combina la ricerca STS con la pratica artistica, concentrandosi sull’evoluzione della conoscenza, della tecnologia e delle sottoculture periferiche.

Orario di apertura video installazione:  venerdì 13 / domenica 15 maggio h 15-21 | sabato 14 maggio h 15-23 .Lecture performance Ambitopia: costruzioni speculative di un futuro indecidibile con Emilia Tapprest, Victor Evink, Anna Engelhardt e Lilly Markaki venerdì 13 maggio h 18. Live performance Scent of Time con Polina Hordiievska sabato 14 maggio h 18 | 20 | 22. Ingresso: gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato)

Italo Zuffi- Fronte retro, MamBo (foto Ornella De Carlo)

Una nota imolese Fronte e retro

Vivere lo spazio attraverso azioni che lo ridefiniscono e generano narrazioni è un tratto peculiare anche della ricerca di Italo Zuffi cui è dedicata Fronte e retro, personale articolata in due sedi a cura di Lorenzo Balbi e Davide Ferri, promossa da MAMbo e Banca di Bologna. La Sala delle Ciminiere del MAMbo propone un percorso retrospettivo dalla metà degli anni Novanta al 2020 mentre a Palazzo De’ Toschi è visibile una serie di nuove produzioni. Una nota imolese nel panorama di Art City. Era la fine degli anni ’80 quando Zuffi muoveva i suoi primi passi di artista con una mostra alla Galleria del Risorgimento di Imola. La mostra era promossa dal Progetto Giovani del Comune di Imola nell’ambito del progetto dedicato ai giovani artisti in relazione col G.A.I., circuito dei giovani artisti italiani. Da qui hanno preso il largo molti talenti italiani in diverse discipline artistiche. La mostra di Zuffi mette in evidenza alcuni nuclei tematici che da sempre sostengono il lavoro dell’artista e si traducono in contrasti e opposizioni che possono agire sul corpo (talvolta quello dell’artista stesso) come sulla forma scultorea: tra le idee di costruzione e al contempo di distruzione/caduta; di lavoro e, insieme, di dispersione di energia; di mollezza e di rigidità; di fragilità e di competizione. I lavori presentati al MAMbo – opere di scultura, fotografia, video e performance, linguaggi attorno a cui si è sviluppata nel tempo la poetica di Zuffi – ricostruiscono il percorso dell’artista attraverso accostamenti inediti e senza necessariamente seguire una progressione cronologica. Le opere esposte, oltre cinquanta, generano nuove ipotesi di dialogo tra loro mettendo insieme le più note dell’artista ad alcune nuove o meno viste. Italo Zuffi nasce a Imola nel 1969. Vive a Milano. Artista visivo, lavora con performance, scultura e scrittura. Studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Central Saint Martins College of Art & Design di Londra. Nel 2001 gli viene assegnata la Wheatley Bequest Fellowship in Fine Art (Sculpture) all’Institute of Art & Design, School of Art di Birmingham (UK). Insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, e alla Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design & Arti.

Orari di apertura: venerdì 13 / domenica 15 maggio h 10-20 | sabato 14 maggio h 10-24. Ingresso gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato)

 

Un caposaldo dell’identità di ART CITY : il dialogo delle opere con lo spazio urbano e architettonico

Palazzo Bentivoglio (Foto Fabio Mantovani)

Si colloca in questo approccio il progetto presentato da Palazzo Bentivoglio: POST-RUIN Bentivoglio di Andreas Angelidakis, a cura di Antonio Grulli. Al centro di tutto vi è la grande installazione che dà il titolo alla mostra e attraversa le tre sale dei sotterranei cinquecenteschi dell’edificio, rimandando al suo passato, al precedente palazzo della famiglia bolognese distrutto da una sommossa popolare. L’opera fa parte di una serie in cui il concetto di rovina viene sovvertito rendendola utilizzabile a piacimento dal pubblico.Rimanda al passato dell’edificio – legato al precedente palazzo della famiglia bolognese distrutto da una sommossa popolare – e fa parte di una serie in cui il concetto di rovina viene sovvertito rendendo l’opera utilizzabile a piacimento dal pubblico. Si compone infatti di elementi modulari attraverso i quali è possibile modificare gli spazi, assemblandoli per ricreare un’ipotetica rovina antica o dividendoli e sparpagliandoli così da ottenere sedute e punti di appoggio. I blocchi, gli archi e i frammenti della rovina sono realizzati con materiali soffici e leggeri. La superficie dei pezzi è stampata con la fotografia di un pattern marmoreo. All’interno di questo progetto l’installazione diventa una scultura utilizzabile per vivere lo spazio e osservare le altre opere. Nei tre ambienti espositivi sono infatti presentati dei video sia ambientali, sia proiettati su schermi, in cui la visione dell’architettura e dello spazio abitato nel loro progresso storico ben esemplifica il lavoro di Angelidakis.

Andreas Angelidakis (1968, vive ad Atene) ha studiato presso la prestigiosa scuola di architettura SCI-Arc di Los Angeles, e la Columbia MSAAD. Porta avanti una pratica artistica multidisciplinare intrecciata alla curatela e alla scrittura critica, in cui lo spazio e il modo di abitare hanno un ruolo cruciale.

Orario di apertura: venerdì 13 / domenica 15 maggio h 11-18 | sabato 14 maggio h 12-22. Ingresso  gratuito senza prenotazione, accesso contingentato (max 30 persone per volta)

Kipras Dubauskas
36Chambers (2019)

Una pausa di emergenza

Trova collocazione nei centralissimi spazi della Sala Tassinari a Palazzo D’Accursio, gestita da Fondazione per l’Innovazione Urbana, Emergency Break di Kipras Dubauskas, installazione filmica a cura di Elisa Del Prete e Silvia Litardi. Il progetto presenta per la prima volta in Italia la trilogia dedicata al tema fortemente attuale del “soccorso”, sviluppata dall’artista lituano a partire dal 2019, con un’anteprima del capitolo su Bologna. Inediti in Italia, i due film in mostra, 36 Chambers (3’, 2019) e Daynighting (9’, 2020) che fungono da preludio al collage filmico Firestarter presentato nello spazio Officina dell’Innovazione Urbana Lab (Salaborsa, Corridoio del Bramante), anticipando la nuova produzione che l’artista realizzerà in città a partire da un periodo di ricerca già avviato grazie alla collaborazione con l’Istituto Lituano di Cultura e la Residenza per artisti Sandra Natali. Emergency Break propone “una pausa di emergenza” – dice l’artista – un momento di sospensione per interrogarsi su norme e controllo, fiducia e alterità. Il soccorso, con le relazioni e le pratiche che un processo di “guarigione” innesca, a livello individuale e collettivo, diventano per l’artista temi centrali in risposta allo stato attuale di emergenza globale causato dalle trasformazioni in atto nei rapporti tra persone, popoli e Stati. Tema centrale della sua ricerca, l’esplorazione del sottosuolo è anche l’incipit di 36 Chambers, un film iniziatico in cui l’artista ci porta con sé in una spedizione che ha realizzato nel corso di 15 giorni compiendo 170 km di navigazione da Vilnius a Kaunas. Mentre in Daynighting, il cui titolo traduce proprio questa pratica esplorativa dell’artista sopra e sotto la superficie nello stato di perdita di coscienza dal giorno alla notte, una creatura non ben identificata nel tentativo di portare da lontano un messaggio che forse è proprio quello che stiamo cercando di intercettare da un mondo e un tempo lontano, subisce l’azione infruttuosa di un soccorso.

Kipras Dubauskas (1988) vive e lavora a Vilnius, Lituania. Ha studiato Installazione alla Royal Academy di Ghent e Scultura all’Accademia di Belle Arti di Vilnius. Recentemente ha realizzato una mostra personale al Contemporary Art Center di Vilnius (2020) e alla POST Gallery di Kaunas (2019).

Orario di fruizione: venerdì 13 maggio h 11-20 | sabato 14 maggio h 11-24 | Finissage sabato 14 maggio h 18. Ingresso gratuito senza prenotazione, accesso contingentato (max 50 persone per volta)

Carlos Garaicoa
Disegno preparatorio
Courtesy l’artista e Galleria Continua

Luoghi feriti rigenerati

È Carlos Garaicoa invece il protagonista dell’interazione con il settecentesco spazio dell’Oratorio di San Filippo Neri, con un’installazione a cura di Maura Pozzati. L’artista cubano intende approcciare la storia del luogo, ricordandone la distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale e il restauro che ha consentito di recuperare un capolavoro dell’architettura barocca bolognese.  L’esposizione si compone di vari momenti che si intrecciano tra loro: da una parte le sculture di grandi dimensioni (8 m), che ricordano le impalcature e i ponteggi dell’edilizia, ricoperte da reti colorate che assomigliano a quelle di sicurezza, una chiara allusione ai lavori di ristrutturazione nelle città e agli edifici in stato di abbandono, così frequenti a L’Avana.

“La mia opera è stata ispirata fin dagli inizi dall’architettura: le impalcature, che puntellano L’Avana vecchia dove sono cresciuto e che trovo anche a Madrid e nei miei viaggi, sono sempre state la faccia visibile, rimedi temporanei e inefficienti alle fratture gravi della pelle della città. Mi hanno accompagnato fin dai primi disegni insieme alle fotografie documentali nei primi anni ’90”. La musica riempirà lo spazio dell’Oratorio grazie a una composizione scritta da Esteban Puebla e interpretata da Mahé Marty e una versione musicale più dinamica che invece accompagnerà una video-animazione, ultimo elemento di questa nuova installazione multimediale.

Carlos Garaicoa Manso è nato a Cuba nel 1967, vive e lavora tra L’Avana e Madrid. Il suo lavoro si basa su un approccio multidisciplinare per affrontare questioni di cultura e politica, attraverso lo studio dell’architettura, dell’urbanistica e della storia. Il suo soggetto principale è la città dell’Avana, e i suoi media includono installazione, video, fotografia, scultura, libri pop-up e disegno.

Orario di apertura: venerdì 13 maggio h 11-19 | sabato 14 maggio h 11-23 | domenica 15 maggio h 11-20. Ingresso: gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato)

Pedro Neves Marques
Aedes Aegypti, 2017
Animazione digitale a due canali, 1′ 50”
Courtesy l’artista, Galleria Umberto Di Marino (Napoli) e Collezione Matteo Novarese (Bologna)

Dominio della Natura

Trova una singolare collocazione, creando anche in questo caso una relazione viva con lo spazio ospitante, la video installazione Aedes Aegypti dell’artista, scrittore e regista Pedro Neves Marques, a cura di Sabrina Samorì, visibile all’Orto Botanico ed Erbario dell’Università di Bologna. Una animazione digitale iperrealistica mette in evidenza l’artificialità della zanzara femmina Aedes Aegypti, portatrice dei virus Zika e Dengue. Nella continua ricerca per controllare, regolare e dominare la natura, gli scienziati hanno sviluppato un’arma che interferisce con i sistemi riproduttivi di questi insetti. Iniettando alle zanzare maschi un “gene letale”, trasformano l’atto riproduttivo dell’impregnazione in uno di sterilizzazione casuale. Espandendo l’idea di contagiosità in epoca pre-pandemica, Neves Marques usa l’esempio dell’Aedes Aegypti come riferimento per la soppressione corporea al servizio degli interessi nazionali ed economici. Le opere filmiche, la produzione saggistica e letteraria di Pedro Neves Marques sono intrise della passione che sin da ragazzo l’artista nutre per le storie di fantascienza. I suoi lavori – a metà strada tra la realtà presente e la finzione del futuro, e in costante dialogo con altre discipline come la genetica e la botanica – riflettono sulla dicotomia tra natura e cultura, umano e sovrumano, biologico e transgenico, per dimostrare l’impossibilità di distinguere i confini tra queste categorie. Nei suoi lavori, Neves Marques solleva profondi interrogativi sulle metodologie utilizzate per governare i corpi e utilizzarli per un determinato scopo, come emerge anche in una delle sue Viral Poems, quando afferma che la “militarizzazione della biologia” si traduce in “linguaggio della soppressione”. La sfida morale davanti alla quale ci pone l’artista sta nella nostra capacità di distinguere possibili forme di vita alternative in un’epoca in cui i poteri militari crescono.

Pedro Neves Marques (they/them), è nato nel 1984 a Lisbona, dal 2010 ha vissuto fra São Paulo e New York, attualmente vive e lavora a Lisbona. Ha partecipato a numerose mostre ed eventi internazionali e biennali, i suoi film sono stati esposti in prestigiosi festival cinematografici. Nel 2018 ha vinto il Premio Illy Present Future ad Artissima 25 con la Galleria Umberto Di Marino; nel 2021 ha ricevuto lo Special Prize alla 6a edizione del Future Generation Art Prize. Nel 2022 rappresenta il Portogallo alla 59a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia con il progetto Vampires in Space a cura di João Mourão e Luís Silva.

Orario di apertura: venerdì 13 / sabato 14 / domenica 15 maggio h 10-18. Ingresso gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato)

Mattia Pajè
Disegno preparatorio per Fuori Terra, 2021
Courtesy l’artista

Nuovi regimi di verità

Le sale storiche di Palazzo Vizzani sono abitate da Fuori Terra, mostra di Mattia Pajè a cura di Giovanni Rendina, incentrata su un gruppo scultoreo composto da figure umanoidi immerse in un ambiente installativo. L’esposizione si sviluppa a partire dall’interesse dell’artista verso il concetto di verità. Il progetto volge uno sguardo particolare all’emersione di nuovi regimi di verità, rintracciabili a partire dai contenuti che popolano i social network, legati alla ripresa di tematiche “magiche” e teorie del complotto. Lo sgretolamento del fronte mainstream di informazione, che un tempo era animato principalmente da giornali e televisione, ha infatti lasciato posto sulle piattaforme online ad una molteplicità di teorie e forme di sapere esoteriche, spesso in antitesi rispetto al pensiero scientifico. Questo tipo di attenzione si incrocia con la pratica del disegno, che l’artista ha portato avanti durante i mesi di isolamento. La congiunzione che ne deriva prende forma con l’opera installativa Fuori Terra, all’interno della quale l’artista presenta episodi mitici, riproducendo la pratica museale del diorama. Questa scelta espositiva è determinata dalla volontà di creare tensione tra l’aspetto educativo-scientifico e quello maggiormente legato all’intrattenimento. Il diorama, infatti, riproduce simbolicamente porzioni del mondo naturale sintetizzandone gli elementi e, pur ricalcando una prassi classificatoria e scientifica, presenta aspetti fortemente ludici e scenografici.

Mattia Pajè è nato nel 1991 a Melzo (MI), attualmente vive e lavora a Bologna. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. È co-fondatore e direttore artistico di Gelateria Sogni di Ghiaccio, artist-run space attivo a Bologna. È co-fondatore della residenza Bagni d’Aria. Dal 2018 è parte del collettivo nomadico Altalena.

Orari di apertura: venerdì 13 / domenica 15 maggio h 10-13 / 15-20 | sabato 14 maggio h 10-13 / 15-22. Ingresso gratuito senza prenotazione, fino al raggiungimento della capienza massima (accesso contingentato)

 

L’ Accademia di Belle Arti di Bologna, Aula Magna | via delle Belle Arti 54, ospita ARTALK CITY. Incontri in Accademia con gli artisti del Main Program.  Dialoghi tra artisti, curatori e docenti per conoscere da vicino le poetiche e le pratiche di alcuni protagonisti del Main Program.

Carlos Garaicoa dialoga con Maura Pozzati e Carmen Lorenzetti | 11 maggio h 10.30-12

Mattia Pajè dialoga con Giovanni Rendina e Guido Molinari | 12 maggio h10.30-12

Kipras Dubauskas dialoga con Elisa Del Prete e Marinella Paderni | 13 maggio h 10.30-12

Italo Zuffi dialoga con Lorenzo Balbi e Davide Ferri | 14 maggio h 10.30-12

Benni Bosetto dialoga con Caterina Molteni e Cecilia Canziani | 15 maggio h 10.30-12

ABABO Open Show

Mostra con opere di studentesse e studenti, visite guidate agli spazi espositivi e al patrimonio storico 13, 15 maggio h 9-19 | 14 maggio h 9-24 | orari visite guidate su www.ababo.it

Il programma completo su www.culturabologna.it/documents/artcity.

(v.g.)