Bologna. Il 14 e 15 maggio 2022 la comunità LGBTQIA+ e di persone queer con disabilità e neuro-divergenze si sono riunite in Stati GenDerali a Bologna. Si tratta del secondo appuntamento di un ciclo di assemblee basate sul metodo del consenso, che nasce dall’ondata di proteste “Molto più di Zan”.

Ci siamo ritrovati a batterci per una legge che reputavamo insufficiente e che non è stata concordata con la comunità tutta. Abbiamo comunque raccolto la sfida, persa tra le grida da stadio di un Senato poco dignitoso, con l’obiettivo di rilanciare quelli che sono i bisogni delle persone reali e abbiamo discusso lungamente di: salute, contrasto alla violenza e percorsi di fuoriuscita, scuola ed educazione, identità di genere e accesso ai percorsi di affermazione di genere (la cosiddetta “transizione”), lavoro e welfare, diritto di famiglia e riconoscimento delle s-famiglie, disabilità e neuro-divergenze, comunicazione e rappresentazione delle nostre vite nei media, migrazioni e accoglienza di persone lgbtqiap+. I diritti civili infatti non sono slegati dai diritti sociali e questa nuova alleanza tra movimenti dal basso e associazioni istituzionali sta costruendo una strada comune per proporre strategie di cambiamento radicale di una società che ci rende la vita impossibile. Viviamo in un paese che non è stato in grado di garantire il minimo: matrimonio egualitario e una legge contro le discriminazioni.

La bocciatura del ddl Zan ha riguardato in particolare due temi, l’identità di genere e la promozione di una cultura anti-discriminatoria nelle scuole nella giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia del 17 maggio. In parole povere, chi da fastidio particolarmente sono le persone trans e gli studenti che esistono e resistono ogni giorno in contesti (luoghi di lavoro, della salute e della formazione) che non permettono l’accesso ad una salute intesa come benessere sociale. Si tratta di un’ingiustizia, niente più, niente meno, perpetrata dalle istituzioni in primis.

La piattaforma politica che nasce da questo percorso unitario è aperta e resterà aperta alla discussione collettiva proprio nei prossimi mesi, caratterizzati dai Pride cittadini in tantissime parti del paese. Il terzo appuntamento degli Stati Genderali sarà il Palermo Pride del 9 luglio, preceduto da una giornata di assemblea, l’8 luglio 2022. E poi ci sarà Torino e poi ancora Lecce, noi non ci fermiamo. Perché i Pride sono così importanti? Perché sono occasioni di visibilità e di comunità e perché dopo anni di svuotamento politico che ha lasciato il posto al rainbow-washing di grandi aziende e di amministrazioni, noi li stiamo cambiando, ad uno ad uno. Così che la nostra voce diventi più forte.

Siamo l’alternativa alle Agorà dove vediamo purtroppo accadere quello che non possiamo più permettere: scambi politici sui nostri corpi e sulle nostre vite. Il ddl Zan sarà presto nuovamente in discussione e sappiamo perfettamente che verrà ulteriormente modificato al ribasso, per lasciarci solo con un provvedimento penale e monco, svuotato di quelle poche iniziative volte a migliorare la cultura retrograda e reazionaria che caratterizza purtroppo parte di questo paese.

Cosa vogliamo? Una nuova legge sull’autodeterminazione di genere che permetta alle persone trans e non binarie un accesso dignitoso ai servizi sanitari, non patologizzanti e gratuiti.
Vogliamo riparazione per gli interventi chirurgici sui bimbi intersex e per le sterilizzazioni forzate subite dalle persone trans per decenni, solo per cambiare un nome sul documento.
Vogliamo una riforma del diritto di famiglia che restituisca la complessità delle relazioni e della genitorialità non eterosessuale.
Vogliamo l’accesso alla GPA e alle tecniche di riproduzione assistita, così come all’adozione e, in generale, vogliamo poter riconoscere i nostri figli.
Vogliamo reddito e lavoro, rifiutiamo i contratti di serie B garantiti dal “diversity management” così come i contratti di serie B causati dal razzismo istituzionale e dalle condizioni di sfruttamento che fanno gli interessi del neoliberismo.
Vogliamo il riconoscimento del lavoro sessuale quando scelto e reale contrasto ai fenomeni di tratta: le proposte di criminalizzazione che ogni tanto spuntano in parlamento lasciano le persone che lavorano in uno stato di vulnerabilità, mentre i fenomeni di sfruttamento restano, come sono sempre rimasti, nascosti.
Vogliamo educazione sessuale e affettiva nelle scuole e formazione permanente per tutte le persone che lavorano nei servizi pubblici, dove spesso veniamo maltrattate a causa del nostro genere, della nostra sessualità, delle nostre vite di disabili e di persone neurodivergenti, della nostra provenienza.

Vogliamo una reale cultura di prevenzione dell’HIV che elimini lo “stigma” che le persone positive si portano ancora addosso, nonostante gli avanzamenti delle terapie che permettono l’abbassamento della carica virale fino a rendere impossibile il contagio. Siamo tutti sierocoinvolti e vogliamo la PREP (profilassi pre-esposizione) gratuita e distribuita organicamente su tutto il territorio nazionale.
Vogliamo percorsi di fuoriuscita dalla violenza anche a nostra misura e gestiti dalle soggettività LGBTQIA+ che fruirebbero di questa possibilità.
Vogliamo percorsi di accoglienza davvero attenti alla doppia discriminazione che le persone queer vivono quando migrano e per questo servono ancora formazione e risorse.
Vogliamo la riforma della legge 104 sulle disabilità, con il riconoscimento a fini di inserimento lavorativo e pensionistico di condizioni ad ora non riconosciute, come l’ADHD, così come la vulvodinia, la fibromialgia, queste ultime spesso considerate “malattie di genere” e quindi ignorate.

Abbiamo bisogno di spazi slegati dalla produzione di ricchezza per poter promuovere socialità, cultura e sapere costruito insieme a partire dai reali bisogni materiali, per poter continuare questo duro lavoro che da decenni portiamo avanti per poter vivere tutt* meglio. In ultimo non siamo più disposti ad accettare la violenza mediatica che si scaglia contro di noi, siamo stanchi di rappresentazioni pietistiche da un lato e di veri e propri discorsi d’odio in nome di una “libertà di espressione” che spesso è solo propaganda discriminatoria.

Noi ci siamo, ci siamo sempre stati e ad ogni sconfitta ci siamo sempre rialzati, perché non siamo una “teoria”, un’ideologia”, siamo persone, siamo in carne e ossa e viviamo nello stesso mondo delle persone eterosessuali e cisgender. È giunto il momento di allearci con forza perché migliorare le condizioni di vita di chi sta ai margini significa migliorare le condizioni di vita di tutti.

Il 15 maggio l’assemblea di “Insorgiamo con i lavoratori” GKN coincideva con la seconda parte della tappa bolognese di Stati Genderali lgbtqia+ & Disability. Abbiamo pensato di superare l’inconveniente ricevendo una delegazione di Insorgiamo nella prima parte della nostra assemblea, il 14 maggio, e mandando una delegazione di Stati Genderali la domenica. Entrambi gli interventi sono stati accolti con grande affetto, vicinanza e passione politica.

 Babs (attivista transfemminista queer)