Meno di un mese dal referendum sulla giustizia, anche se i media sembrano non essersene ancora accorti. Forse per il forte rischio che questo referendum fallisca per mancato raggiungimento del quorum ma anche per la natura strettamente tecnica dei cinque quesiti.

Proprio per queste ragioni, è probabile che la maggioranza degli aventi diritto al voto nulla sanno su questi quesiti. Va detto che per molti la giustizia è un mondo del tutto estraneo alla propria vita quotidiana, quindi una chiamata alle urne su questo specifico tema è del tutto privo di interesse.

Ragionamento sbagliato perché, tra le tantissime ragioni, lo specchietto per capire se un Paese è realmente civile è proprio l’organizzazione della giustizia.

Proviamo a sintetizzare i cinque quesiti, in rigoroso ordine sparso.

 Misure cautelari

A parere di chi scrive, questo è il quesito più interessante, dal momento che si va a toccare un punto delicatissimo, vale a dire la privazione della libertà personale. Nel nostro ordinamento, il ricorso alle misure cautelari (carcere e arresti domiciliari, ma anche altre quali divieto/obbligo di dimora in un Comune, divieto di avvicinamento alla persona offesa, ed altre) dovrebbe essere l’eccezione e non la regola. Prima della pronuncia di una sentenza irrevocabile, il cittadino è da considerarsi non colpevole, stando a quello che ci dice la Costituzione. Quindi il cosiddetto “carcere preventivo” dovrebbe essere un fatto del tutto eccezionale. Tuttavia, dicono i numeri, questo strumento è assai utilizzato, dal momento che il numero dei detenuti in attesa di sentenza definitiva è del 30% (fonte Rai News).

Il Codice di procedura penale ci dice che  per l’applicazione di una misura cautelare sono necessari gravi indizi di colpevolezza e, doverosamente, uno tra i seguenti tre pericoli: di fuga, di inquinamento probatorio, di reiterazione del reato per il quale è accusato (o meglio, della stessa specie). L’ultimo, e sicuramente il più utilizzato, è quello che ci interessa.

Il quesito chiede se vogliamo abrogare questa ultima parte ossia il pericolo della reiterazione del reato, lasciando in vigore i primi due pericoli, oltre a quello riguardante il pericolo di reati “con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata”.

Lo scopo dei promotori è quello di ridurre la facoltà del ricorso al carcere preventivo fuori dai casi di cui sopra, quindi impedendo il ricorso alla misura cautelare per il solo pericolo di commissione dello stesso reato.

Consigli giudiziari

I consigli giudiziari sono “sotto organi” territoriali del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di auto governo della magistratura, sia requirente (Pubblici Ministeri) che giudicante (Giudici).

Questi consigli hanno il compito di valutare l’operato dei magistrati. Qualora vincesse il SI, anche altri soggetti “laici”, ossia avvocati ed accademici che già ne fanno parte, quindi non soggetti togati, avrebbero diritto di voto, mentre oggi questo spetta solamente ai magistrati.

Nel pensiero dei promotori, con questo quesito si arriverebbe al risultato di consentire anche ai non magistrati di esprimere valutazioni sull’operato dei primi, così da giungere ad un giudizio più completo.

Riforma per la candidabilità al Consiglio superiore della Magistratura

Oggi il magistrato che desidera candidarsi al CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme a proprio sostegno.

Il quesito va a cancellare la parte in cui è prevista questa ultima condizione. Secondo i promotori ciò andrebbe ad indebolire le cosiddette correnti della magistratura, così da favorire la professionalità del candidato e non invece l’organizzazione di queste correnti.

Separazioni delle funzioni

Da non confondersi con la separazione delle carriere. Andiamo con ordine. Abbiamo già visto che l’organo di auto governo rappresenta sia i Pubblici Ministeri che i Giudici. Oggi un magistrato può, con alcuni limiti, passare dal ruolo di PM a Giudice e viceversa.

Il quesito interviene impedendo questo “passaggio”. Un magistrato deve decidere ad inizio carriera quale ruolo intenderà ricoprire.

Diversa è invece la separazione delle carriere, esclusa da questo referendum (in quanto materia costituzionale, è necessaria una revisione della stessa). Chi sostiene la necessità di scorporare il CSM per magistrati giudicanti e requirenti spiega che nel nostro attuale sistema accusatorio (cioè un processo penale dove accusa e difesa hanno pari ruolo e si contendono l’esito del processo avanti un giudice terzo, sul modello dei telefilm stile Perry Mason), è un paradosso che PM e Giudici appartengano alla stessa categoria.

Come detto, questo referendum non tocca quest’ultimo aspetto.

Abrogazione Decreto Severino

Quinto e ultimo quesito, si chiede l’abrogazione del Decreto Severino, ossia la legge che prevede l’incandidabilità e la decadenza per parlamentari, amministratori, consiglieri, condannati in via definitiva per taluni reati o con talune pene. È prevista anche la sospensione per la durata di diciotto mesi in caso di condanna non definitiva per amministratori locali.

Il quesito punta all’intera abrogazione della legge. I promotori del referendum spiegano che proprio la sospensione per amministratori locali ha creato situazioni paradossali, come sindaci dimissionari per una condanna poi ribaltata durante il processo d’appello.

(Andrea Valentinotti)