Imola. Il 23 maggio pomeriggio al teatro comunale ‘Ebe Stignani” si è svolta la premiazione del concorso di poesia – per la scuola secondaria di primo grado – “E’ Legalità Poesia”, organizzato dalla Compagnia di Imola dell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito del progetto “Formazione della cultura della legalità” promosso dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con tutte le dirigenti degli Istituti comprensivi di Imola e con il patrocinio del Comune di Imola.

A premiare i vincitori è stata l’apposita commissione composta dal maggiore Andrea Oxilia, comandante la Compagnia Carabinieri di Imola, dai dirigenti scolastici, dal vescovo  Giovanni Mosciatti e dal vice sindaco ed assessore alla Scuola, Fabrizio Castellari, insieme al sindaco di Imola, Marco Panieri.

Ecco i premiati.

Premio della critica alla poesia “Le Idee” della poetessa Viola Taroni – 1.a C –  C7

La poesia si apre con un aforisma del giudice Falcone, lievemente riadattato: “le loro idee restano sulle nostre gambe”. Il vocabolo “idea” deriva dal greco antico “idéin” (vedere) e con questo brano la poetessa bene rappresenta il “disegno della mente” dal sapore squisitamente platonico dei giudici Falcone e Borsellino nella loro ricerca della legalità che può concretizzarsi innanzitutto nella collaborazione verso ciò che è giusto tra tutti i cittadini, interiorizzando il messaggio lasciato dai nostri due eroici giudici.

 3° Premio alla poesia “Le parole della Legalità” della poetessa Anna Casadio – 1.a C – IC6

La poetessa traccia degli incroci interessanti con le parole della legalità, evidenziando le diversità da rispettare, la mafia illegale e pure il bullismo brutale, unendo questi tre concetti in una unica soluzione possibile: la libertà di espressione nel rispetto empatico verso l’altro.

2° Premio alla poesia “E’ legalità poesia” del poeta Giuseppe Maniscalco – 1.a C -IC5

Senza mai citarli, il poeta ricorda nel cuore del brano poetico i giudici Falcone e Borsellino, incidendo a chiosa di verso le due date delle tragiche morti dei due magistrati. Le rime baciate incalzanti e le ripetizioni della parola “legalità” conducono il lettore agli ultimi due versi, ove volutamente il poeta non rispetta la rima per evidenziare, ancor più, il proprio sogno d’un mondo migliore.

1° Premio alla poesia “L’illegalità della guerra” della poetessa Ben Romdhane Ritej -1.a A – IC2

Come un brano rap a rima baciata la poetessa ripete ed elenca tutte le illegalità che culminano con la guerra che non fa sconti. Il pathos del narrato poetico, davvero ben ritmato con settenari rapidi intervallati da ottonari incalzanti, si scioglie negli ultimi due versi “risolutori” e infatti volutamente cadùchi, nei quali la poetessa affida al proprio sogno la speranza d’un domani di pace.

 Sezione seconda media

Premio della critica alla poesia “Due bianchi gabbiani” della poetessa Emma Casadio – 2.a A – IC7

EX AEQUO

I due bianchi gabbiani, simbolo di purezza e libertà, sono le metafore scelte dalla poetessa per rappresentare il volo attuale e mai sopito dei due giudici Falcone e Borsellino. 4 strofe, con rime irregolari, rammentano al lettore che le coscienze dei cittadini devono rimanere deste, seguendo l’esempio di chi non ha taciuto e non tace più innanzi all’illegalità.

Premio della critica alla poesia “Le margherite della legalità” del poeta Asprelli Libonati Filippo – 2.a F – IC7

EX AEQUO

Brano poetico che a pieno titolo si colloca tra Gianni Rodari e Cesare Pavese nella trattazione matura – in 4 terzine – del sacrificio dei partigiani che il poeta mette, con abilità, in correlazione con la morte dei due giudici, senza mai citarli formalmente e riunendo idealmente tutti i caduti per la libertà sopra un prato fiorito, d’un bianco floreale, che rappresenta le anime dei nostri caduti e il bianco dei lenzuoli storico simbolo antimafia.

 3° Premio alla poesia “Oltre la legalità” della poetessa Okpara Chidiogo Jiovinian – 2.a A –  IC6

Ermetico brano poetico in cui la poetessa elenca gli aspetti più significativi della legalità, andando “oltre” e chiosando le speculari strofe di due, tre, tre e due versi con un potentissimo verso solitario finale che – senza rispettare le rime baciate delle stanze centrali – si scioglie come un gomitolo…

 2° Premio alla poesia “Lenzuoli bianchi” della poetessa Giacomucci Linda – 2.a A – IC7

Dagli anni ’90, subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, il simbolo più forte nella sua semplicità contro le mafie è stato rappresentato, ed è rappresentato anche in questa poesia, dai lenzuoli bianchi: espressione di una società civile consapevole che pretende legalità, così come – fortissimamente, a chiosa di strofe – la poetessa chiede, a gran voce, quasi gridandolo. Nel brano poetico, molto ben strutturato, le ripetizioni dei sostantivi lenzuoli, grida, vite e sangue sono molto saggiamente poste in successione a condurre il lettore sino all’unico potente enjambement, che è la vera pretesa: la legalità.

 1° Premio alla poesia “La guerra come persona” della poetessa Alessia Fresolone – 2.a C – IC2

La bestialità della guerra è umanizzata dalla poetessa che riesce quasi a dipingere con le sue pennellate in versi una nuova GUERNICA, con lacrime e sangue, tanto reali quanto purtroppo attuali. Le ripetizioni del verso senario “la guerra era così”, con l’utilizzo mirato dell’imperfetto, inducono il lettore a divorare i versi per arrivare al presente con una immagine metaforica assai suggestiva che giunge solo all’ultimo pentasillabo. Se la guerra è umana, la pace è sublimata: essa è l’anima bianca che scompiglia i capelli ai bambini, sorridendo, nonostante il nostro mondo.

Sezione terza media

Premio della critica alla poesia “Vedi cara mafia” del poeta Michele Innocenti – 3.a B – IC7

La poesia trae spunto dalla canzone di Lucio Dalla “L’anno che verrà”. 3 stanze di 8 versi si allungano sino all’ultima di 6 versi, con ritmo regolare, alternando novenari e decasillabi, come nella nota canzone citata. Voluto il climax ascendente – molto significativo – ad apertura di ogni strofa che affianca al sostantivo “mafia” gli aggettivi “menzogna”, “funesta” e “assassina”. All’esatto spirito del brano di Dalla aderisce lo spirito del poeta che vede il trionfo della legalità, quando – solo allora – “sarà festa tutto l’anno”.

 3° Premio alla poesia “La legalità” del poeta Bussi Nicolò – 3.a B – IC2

Poesia pungente, potente, provocatoria: i versi leggeri si snodano, dopo le prime negazioni volute, verso il cuore del componimento, ove l’icastico verso “dietro le guardie” lascia nel lettore un preoccupante dubbio lacerante: saprà la legalità mostrarsi agli occhi di chi la interroga come “fraterna condivisione”? E’ davvero legalità se è rappresentata solo dalle Forze dell’Ordine e non anche da tutti i cittadini?

 2° Premio alla poesia “E così vivendo” del poeta Castellari Marco –3.a B – IC4

Brano dallo straordinario valore simbolico. Il poeta è un giovane del nostro tempo e con la profonda semplicità dei suoi versi riesce ad esprimere magistralmente il sentire attuale dei nostri ragazzi e dei nostri figli: nudi di fronte al conflitto bellico tra Russia e Ucraina. Le domande che egli si pone sono le domande di ogni cittadino giusto, che camminando nella vita impara a vivere, apprezzando la legalità e il tempo di pace in cui è nato. L’ultimo verso lancia a noi adulti, a noi Autorità, un grido d’allarme per far in modo che il nostro impegno lo convinca ad avere fiducia piena nel futuro e per consentire alle future generazioni di superare tutti i ponti della vita.

 1° Premio alla poesia “E’ legalità poesia” del poeta Gregorio Gabusi 3.a D – IC5

La poesia è una corsa folle e incalzante, dura a tratti, come quei segni talvolta incomprensibili dei writers sui muri delle nostre città. E’ il rumore del metallo sull’asfalto, è il rumore delle sbarre fredde delle celle la cifra distintiva profondamente evocativa di tutto il componimento, che a pieno titolo può dirsi plasmato su uno stile da neoavanguardia. Pochi e mirati i versi composti da un solo vocabolo: letti in successione, se isolati, compongono un altro micro-brano, un micro-cosmo realistico che così reciterebbe “ingiustizia paura, pericoloso l’affanno”. Il poeta ci ammonisce dunque, senza indicare soluzioni né carezzare speranze, ma chiosando impietoso il suo brano con la vera causa dei problemi che affliggono la nostra società: “la mancanza delle famiglie”.