Imola. Siamo a fine maggio, e comincia la battaglia per le ferie estive all’Ausl e soprattutto all’ospedale Santa Maria della Scaletta. Il sindacato autonomo Fials, maggioritario all’Ausl, non ci sta ed è pronto a dare battaglia fino allo sciopero generale qualora, per garantire le ferie, chi resta in servizio si ritrovi costretto a fare doppi turni, lunghe e salti dei riposi che minano non solo l’incolumità fisica dei lavoratori, ma altresì la qualità.

“Siamo fortemente preoccupati per non aver ricevuto la garanzia sul godimento delle ferie estive per il personale dell’Ausl di Imola – scrive la Fials in un comunicato -. Insufficiente il piano di riduzione estiva presentato dall’azienda, in quanto non permette un’adeguata rimodulazione degli organici a copertura delle ferie estive. La stessa azienda ha dichiarato di “essere speranzosa” e di “augurarsi che tutto vada per il meglio”. Siamo al paradosso, coloro che dovrebbero organizzare la gestione delle risorse umane per garantire l’adeguato riposo dopo due anni di martirio nei reparti, basano tutto sulla speranza. Queste carenze continuano ad incidere sull’organizzazione del lavoro, sulla sicurezza sia degli pazienti sia degli operatori e sulla vita privata di quest’ultimi. Non si possono più tollerare liste d’attesa infinite, un Pronto Soccorso saturo e rinvii di interventi chirurgici, non si può più pensare di risolvere la questione aumentando le esternalizzazioni di attività di carattere medico-sanitario e sociosanitario ma solo ed unicamente assumendo personale”.

“La riduzione dei posti letto in reparti di Medicina e Geriatria causerebbe inevitabilmente affollamenti maggiori in Pronto Soccorso, oltre alla saturazione dei posti della Medicina d’Urgenza e dell’Area Critica, quest’ultima ridotta di due posti letto – sottolinea la Fials -. Inutile che l’azienda presenti dei numeri, sostenendo che dal 2019 il comparto è aumentato di 140 unità, sono anni che ribadiamo come gli organici siano cronicamente carenti, questo grazie all’avallo  delle solite sigle sindacali, visto che lo hanno sempre permesso negli anni passati, gestendo male e stipulando accordi che hanno ingessato la contrattazione decentrata come l’errore di devolvere circa 1.250.000 euro/anno di straordinario e permettendo per decenni all’Azienda di usare i soldi dei lavoratori per fronteggiare l’offerta assistenziale da garantire ai cittadini e di conseguenza non assumere personale con i soldi del bilancio aziendale”.