Imola. “Oggi 25 maggio, a cento anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, ovviamente si può dire che una parte del suo pensiero era datato ma alcune linee fondamentali le ritengo ancora valide. Penso alla questione morale (corruzione nella politica), al rapporto e al dialogo con il mondo cattolico e le sue associazioni (nel Pci c’erano intellettuali cattolici allora chiamati cattocomunisti come Rodano e Chiarante), al tema dell’Europa alla quale era molto legato”. L’on, Raffaello De Brasi, già sindaco di Imola, Berlinguer lo conobbe piuttosto bene.

“Nel 1983 lavoravo a Botteghe Oscure al dipartimento Esteri – spiega De Brasi – e Berlinguer, in alcune riunioni con noi nel suo studio, ci incaricò di organizzare una Conferenza internazionale europea e mediterranea fra i Paesi non allineati ai due blocchi, statunitense e sovietico, e i partiti che si richiamavano all’eurocomunismo. Era un compito difficile e al tempo stesso molto stimolante perché fra i Paesi non allineati c’erano la Jugoslavia, Cuba, l’Egitto, la Libia, l’Algeria, il Marocco, l’Indonesia, l’Iran e tanti altri fino a circa 120 Stati. Sul fronte dell’eurocomunismo, bisognava intensificare i rapporti con i partiti comunisti spagnolo e francese. Insomma, il segretario del Pci cercava una strada che potesse costruire pace e sicurezza intensificando le relazioni con i partiti socialdemocratici europei e i paesi dell’area del Mediterraneo. Purtroppo, Berlinguer morì tragicamente un anno dopo, nel giugno del 1984, e non se ne fece nulla”.

Enrico Berlinguer

 

De Brasi, come ricorda quei funerali?

“Ero sul palco di piazza San Giovanni e davanti a noi c’era una folla sterminata. Io dovevo organizzare la presenza dei segretari dei partiti comunisti. Ricordo il mio incontro con Michail Gorbačëv che allora era secondo segretario del Pcus e poco dopo avrebbe assunto il potere nell’allora Unione Sovietica. Cambiò la storia del mondo quando dal Cremlino fu ammainata la bandiera rossa”.

“Io sono sempre stato berlingueriano – conclude De Brasi – fin dal primo congresso nazionale nel 1972, quando fu eletto segretario del Pci, al quale partecipai come segretario della Fgci imolese che allora aveva quasi mille iscritti. Non sono mai stato fra i ‘miglioristi’ di Giorgio Napolitano nè fra gli ingraiani, ovvero fra i seguaci di Pietro Ingrao. Molte idee di Berlinguer continuano a vivere, ora il Pd è nel Pse, lui contribuì a tracciare quel cammino pur fra i suoi tormenti culturali”

(Massimo Mongardi)