Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta di Andrea Rossi, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola agli assistiti del circondario imolese.

Il quadro epidemiologico della pandemia CoviD-19 è attualmente ancora contraddistinto da una elevata circolazione del virus, con una incidenza settimanale che supera i 400 nuovi casi x 100.000 abitanti; di questi, solo una percentuale molto piccola (poco più dell’1%) è rappresentata da casi di malattia grave, che possono dar luogo a ricovero ospedaliero o anche a decesso.

Le varianti del virus attualmente più diffuse (Omicron) sono meno aggressive, cioè causano conseguenze meno gravi, ma sono molto più contagiose, cioè si trasmettono a molte più persone.

Quando il numero delle persone infettato è molto alto, a causa della grande contagiosità del virus, anche una percentuale molto piccola come l’1% di casi gravi può assumere un rilievo significativo per gli individui coinvolti e per l’impatto sui servizi sanitari.

Il prezzo più alto, in questa situazione, lo stanno pagando gli anziani e le persone affette da malattie croniche importanti.

Se si guardano i numeri di queste settimane, si può notare come siano soprattutto gli anziani ed i fragili ad essere ricoverati per CoviD e ad essere inclusi nelle statistiche di mortalità per Sars-CoV-2; da questo punto di vista, il rischio di malattia grave è distribuito in modo molto diseguale nella popolazione.

La vaccinazione è stata ed è l’unico vero argine al dilagare della pandemia nel mondo.

Purtroppo però, la protezione conferita dal vaccino non dura per sempre; è così anche per la protezione derivante dalla guarigione naturale dalla malattia, come dimostrato dai frequenti casi di soggetti che si riammalano a distanza di tempo (sono oggi circa il 7% del totale degli infetti).

Per tutti questi motivi è importante effettuare i richiami del vaccino CoviD1 quando indicato, per tutti ed in particolare negli anziani e nei soggetti fragili.

In queste ultime categorie di popolazione la protezione vaccinale dura ancora meno che nella restante popolazione, perché il loro sistema immunitario è meno efficiente e produce risposte più deboli.

I vaccini attualmente disponibili non sono in grado di impedire la trasmissione del virus ed i contagi, ma si sono dimostrati molto sicuri ed efficaci nel ridurre le conseguenze più gravi del CoviD (ricoveri e morte), come dimostrano innumerevoli lavori scientifici condotti con metodo rigoroso in molti diversi paesi nel mondo.

Quando i richiami hanno cominciato ad essere praticati, alla fine dello scorso anno, alcuni ricercatori e scienziati si erano domandati se l’inoculazione di molte dosi dello stesso vaccino, a breve distanza, non potesse in qualche modo “intorpidire” il sistema immunitario. I dati successivamente raccolti non hanno confermato queste preoccupazioni: tutti i soggetti che hanno ricevuto richiami hanno sviluppato una risposta immune più forte, con una trascurabile incidenza di effetti collaterali, come documentato da abbondante letteratura scientifica.

I vantaggi del sottoporsi ai richiami superano dunque abbondantemente i rischi derivanti da non effettuarli: si riduce in questo modo di molto (fino ad otto volte) la comparsa di malattia CoviD grave.

Oggi il CoviD continua a colpire in modo pesante anziani e fragili: i bollettini giornalieri continuano a registrare nel nostro Paese diverse decine di decessi e la presenza di alcune centinaia di ricoveri in terapia intensiva.

E’ vero che sono allo studio nuovi vaccini, più aggiornati con le varianti attualmente circolanti, che potrebbero essere ancor più affidabili di quelli attuali; ma questa disponibilità è attesa non prima del prossimo autunno, quando saranno completati gli studi di efficacia e di sicurezza.

Fare aspettare ad un anziano o ad un fragile tutto questo tempo, prima di fare i richiami lo espone inutilmente ad un rischio significativo per la salute.

Le vaccinazioni hanno salvato la vita di milioni di persone nel mondo e continuano in questo prezioso compito ogni giorno, in tutti i Paesi in cui sono disponibili; rinnovare il loro utilizzo con le dosi di richiamo potrebbe ora produrre un ulteriore beneficio, quello di allungare sensibilmente la vita dei nostri nonni e delle persone più fragili.

Informarsi è un diritto di tutti, avendo però cura di selezionare con attenzione le fonti e di valutarne l’autorevolezza e l’attendibilità scientifica; solo così sarà possibile sentirsi realmente liberi di scegliere per sé stessi e per chi amiamo di più.

(Andrea Rossi, medico epidemiologo, direttore generale dell’Azienda Usl di Imola)