Andrea Pagani

La nostra rubrica letteraria, “Lo scaffale della domenica”, a cura di Andrea Pagani, dà il via ad un nuovo tema monografico che ci accompagnerà per 5 puntate nel mese di giugno: storie di fantasmi, incubi, oscure ossessioni. Il cosiddetto Gotico. Buona lettura!

Il confine fra lucidità e follia è spesso labile e incerto.
In un attimo, se crollano alcune solide certezze della nostra vita, rischiamo di precipitare in una spirale di incubi, oscurità, deviazioni. Forse è per questo che, in letteratura e nel cinema, il cosiddetto genere “gotico” che si addentra, pur con mille sfaccettature diverse, nelle zone nere dell’interiorità e del soprannaturale e che s’incornicia in ambienti cupi e tenebrosi, non finisce mai di affascinare lettori e spettatori: perché in quel torbido di paranormale e occulto si riconosce il mistero del cuore dell’uomo.

Di certo, la ragione del clamoroso successo del romanzo dello scrittore londinese Patrick McGrath Follia (1998, Adelphi, traduzione di Matteo Codignola) consiste proprio in questo: nell’investigare i recessi tormentati e ambigui, bui e inesplorati delle inquietudini esistenziali.

La dimensione gotica del libro, infatti, non risiede, in questo caso, in fantasmi esteriori che infestano castelli isolati e torrioni a picco sul mare, ma nei coni d’ombra che si annidano nell’animo umano.

La storia si svolge nell’Inghilterra del 1959, e prende le mosse da un tetro manicomio criminale vittoriano, dove uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera: la passione travolgente fra Stella Raphael, moglie del vicedirettore dell’ospedale (Max), e un recluso nel manicomio, Edgar Stark, uno scultore che ha ucciso la moglie con violenza efferata.

È una vicenda cupa e tenebrosa, fitta di citazioni e allusioni alla migliore tradizione gotica, da Poe e Lovecraft, da Shelley a Walpole, nella descrizione degli ambienti, nella rappresentazione d’una natura spettrale e nera (soprattutto nei capitoli in cui l’azione si sposta nelle zone inospitali del nord del Galles) e nella caratterizzazione dei personaggi.

Tuttavia l’autore indugia, non di rado, sui tratti morbosi e depravati a cui una passione divorante può condurre, il che fin dalle prime pagine esercita sul lettore una seduzione talmente forte da risultare ipnotica e pervasiva.

McGrath è in grado di entrare negli anfratti psicologici, nelle deviazioni mentali, nel progressivo processo di degrado morale di Stella, nel suo sottostare alla possessività gelosa di Edgar e nel suo farsi trascinare da una passione rapinosa, sempre con uno stile sorvegliato, con una precisione così precisa ed esatta, quasi chirurgica, che il lettore ne riesce irretito e anche piuttosto sconvolto.

Nondimeno, la forza evocativa del romanzo consiste nel sapere costruire un sapiente ingranaggio strutturale, ossia nel saper tenere in piedi con maestria la rete delle relazioni dei personaggi, così che la rottura dell’equilibrio esistenziale di Stella, che non è solo lo scardinamento dei suoi rapporti familiari, ma anche il trasporto di un amore divorante, diventa più in generale una riflessione sulla fragilità delle certezze dell’uomo.

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(Andrea Pagani)