E’ osservando e valutando le differenze tra noi e gli altri che possiamo sperare di migliorare noi stessi. Quello che sta succedendo negli States, e che per la verità accade da sempre, è di una gravità fuori misura e deve proporci, di riflesso, di rivedere la nostra valutazione verso quel popolo di oltre oceano.

Al contrario, mentre la situazione dovuta al proliferare delle armi appare fuori controllo, una larga parte del popolo degli States proclama, apertamente, che il diritto di possedere armi da fuoco “è sacro e inviolabile”. Insomma, si potrebbe affermare che John Wayne, uscito dagli schermi dove vive la finzione, galoppa, armato fino ai denti, lungo la quarantacinquesima strada facendo strage dei “cattivi”.

Il possesso di un’arma da fuoco, e di poterla portare con sé liberamente, è pienamente giustificato per quanto riguarda le forze dell’ordine (a difesa della collettività) e si può discutere e convenire che un’arma possa essere detenuta nella propria abitazione per difesa personale, ma che si debba arrivare ad un diciottenne che può liberamente acquistare un’arma da guerra (compresa di munizioni) è una cosa che fa riflettere.

Parecchi anni fa i Beatles cantavano della goduria che si prova passando il dito sul grilletto di un fucile da guerra e della relativa felicità derivante dal possesso ed è comprensibile: trovarsi dalla parte del calcio, per una mente debole, fa provare un incontenibile senso di potere verso chiunque venga a trovarsi dalla parte opposta, direttamente davanti al vivo di volata. Il potere della forza bruta.

Dopo gli ultimi accadimenti, vere e proprie stragi di innocenti più o meno a sfondo razziale, la polemica sul dilagare delle armi da guerra riprende vigore e, udite udite (!), si arriva a valutare la possibilità di “armare” gli insegnanti, mettendoli quindi in grado di una pronta micidiale reazione nel caso di un’irruzione armata da parte di un dissennato qualunque. Con buona probabilità sfugge il piccolo particolare che, nelle giovani menti affidate al maestro. o al professore, o ancora al docente entra di prepotenza la regola che occorra armarsi per sentirsi sicuri.

Se nella comunità può entrare una simile valutazione sorge un dubbio: non sarà che nella politica a livello statale una simile mentalità abbia preso il sopravvento e costringa quindi tutti ad armarsi per poter primeggiare? Non sarà che ci si sia incamminati verso un senso unico di massima potenza deterrente come sola ed unica regola di supremazia, di primeggiare, di essere i più bravi? I più forti?

Dalle parti nostre, armi da guerra meno diffuse, i maschietti, per uccidere le mogli, le compagne o le amanti, utilizzano quello che gli capita tra le mani, un coltello da cucina, l’accetta per la legna, la statuetta di marmo della dea Venere alta sessanta centimetri o, estrema possibilità, aprono la finestra dal terzo piano e defenestrano la malcapitata. Al pian terreno potrebbero sorgere serie difficoltà … Non si è ancora arrivati al dissennato che entra in un supermercato brandendo la prima arma che gli è capitata tra le mani e inizi la strage per lui salutare. E’ solo questione di tempo!

Insomma, la violenza predomina e ci fa sentire grandi, forti, invincibili: tutte le nostre frustrazioni vengono accantonate e finalmente ci si sente vincitori, senza renderci minimamente conto che è proprio il ricorrere alla violenza che ci fa sentire infinitamente piccoli, indifesi, in balia di altri.

(Mauro Magnani)