Ricordiamolo così, Boris Pahor, in una foto con la casacca a strisce, il grande testimone dei crimini del fascismo in Slovenia e della persecuzione nazionalista di quelle popolazioni, e poi dell’orrore nazista dei lager: partigiano, deportato, intellettuale, scrittore candidato al Nobel, difensore dei diritti delle minoranza.

A sette anni vide l’incendio fascista del Narodni Dom, la Casa triestina della Cultura slovena, a trenta visse la guerra d’Africa e la lotta partigiana. Arrestato per una delazione, raccontò nei suoi libri (ricordiamo fra i tanti “Necropoli”) la terribile esperienza del lager di Natzweiler-Struthof, le vicende delle terre di confine e la difficile convivenza fra quelle popolazioni. Nato del 1913 è scomparso lo scorso 22 maggio all’età di 108 anni.

(Aned Imola)