Si avvicina l’estate, puntuali i consigli di lettura per il periodo a cura della libreria Atlantide di Castel San Pietro Terme.

Don Wislow, Città in fiamme, Mondadori

Attivissimo nel sostenere la democrazia negli Stati Uniti, ha scelto di dedicarsi all’attivismo politico e di sospendere la sua attività letteraria (i tre volumi della trilogia sono però già pronti).
Per i tre romanzi che comporranno l’opera, decisamente ambiziosi, ambientati nel New England, a Hollywood, Las Vegas, idealmente il pensiero dell’autore è andato all’Iliade, all’Eneide, all’Odissea. E Città in fiamme si rifà a sanguinosi eventi che hanno coinvolto due comunità di immigrati negli Stati Uniti, quella italiana e quella irlandese, gruppi che hanno molto sofferto per ritagliarsi un loro spazio nel nuovo continente.

La trama

Providence, 1986. Danny Ryan ha ventinove anni, lavora come scaricatore portuale, è un padre di famiglia e occasionalmente scagnozzo della mafia irlandese che governa la città. Il suo sogno è andarsene e ricominciare altrove. Ma quando, a causa di una donna, scoppia una faida tra due fazioni rivali, rimane coinvolto e non può più sottrarsi. Adesso sta a lui intervenire per proteggere la sua famiglia, gli amici che ama più di fratelli, e l’unica casa che abbia mai conosciuto.
City on fire è un’Iliade contemporanea che esplora i temi della lealtà e del tradimento, dell’onore e della corruzione. Raccontata da uno dei più importanti narratori americani.

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Un grande classico: Fëdor Dostoevskij, Il sosia, Neri Pozza, 2022, Serena Prina (Traduttore)

La trama

È una notte di tregenda a San Pietroburgo, una terribile notte novembrina. Il consigliere titolare Goljadkin avanza a piccoli passi rapidi e minuti. Incurante della neve, dell’aria gravida di ascessi, raffreddori e febbri, vorrebbe fuggire da sé stesso, distruggersi del tutto, ridursi in cenere. In casa di Olsufij Ivanovic, suo benefattore e padre della bella Klara, ha subìto la peggiore delle umiliazioni: è stato messo alla porta come il più spregevole degli esseri umani. Non c’è anima viva in giro, eccetto un passante che, vestito e imbacuccato come il consigliere titolare, sgambetta a passi corti lungo il marciapiede della Fontanka e sparisce poi lontano, procurando a Goljadkin una vaga inquietudine. Il consigliere titolare si affretta allora a raggiungere casa, ma, una volta messo piede nel suo appartamento, una terrificante sorpresa lo aspetta: seduto sul suo letto, il suo conoscente notturno gli fa un cenno amichevole col capo. Goljadkin si accascia al suolo in preda al terrore. L’uomo infatti non è altri che lui stesso, un altro Goljadkin, il suo sosia sotto tutti gli aspetti. Così, con questo espediente carnevalesco comincia quest’opera. Ai contemporanei seguaci della “scuola naturale”, quando fu pubblicata per la prima volta nel 1846, apparve in tutto e per tutto come un racconto alla Gogol’, in cui il fantastico viene piegato in chiave comico-grottesca. Sbagliavano. Il sosia è lontano dalla dimensione gogoliana della scrittura, poiché annuncia l’essenza stessa, la verità più profonda di tutta l’opera di Dostoevskij: l’idea che l’uomo è un essere fondamentalmente doppio, un vivente capace di essere costantemente altro da ciò che è, l’unico in grado di arrivare persino alla negazione di sé («Di tutto si può discutere all’infinito, ma da me s’è riversata fuori soltanto negazione» afferma Stavrogin nei Demonî). Come scrive Serena Prina nella postfazione a questa edizione, da lei curata e ritradotta dal russo, dell’uomo del sottosuolo, di Raskol’nikov, di Stavrogin, dei Karamazov, di tutti i personaggi che, nell’universo dostoevskiano, sono afflitti da «violente pulsioni contrapposte», Goljadkin rappresenta l’avanguardia, l’«ineludibile punto di partenza dell’esplorazione dei mondi interiori»

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Per i ragazzi: Maria Gripe, Lo scarabeo vola al tramonto, Iperborea

Iperborea ha da qualche anno una collana per ragazzi, in cui pubblica, tenendo fede alla sua rigorosa linea editoriale, scrittrici e scrittori di area nordeuropea di grande qualità letteraria, poco conosciuti qui da noi.

Lo scarabeo vola al tramonto è uno dei classici svedesi più letti e amati nel mondo, ancora inedito in Italia: un’ottima occasione per conoscerlo, anche se non siete più bambini: sapete che nella letteratura per ragazzi si celano spesso veri e propri gioielli letterari…

Qui le domande sono di non poco conto: che cosa influenza il corso della Storia e delle nostre vite? Esiste un filo invisibile che unisce tutti gli esseri viventi, al di là del tempo e dello spazio?

Tutto questo partendo da un mistero che risale al Settecento, con un un romanzo di suspense e avventura dai risvolti fantasy.

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L’autore riscoperto: Dante Arfelli, La quinta generazione, Readerforblind, 2022

Fu la madre dell’autore ad insistere perché studiasse, a differenza del padre contadino che invece provava “pietà per quel figliolo soffocato fra pile di libri”. Dante Arfelli, di nuovo alla ribalta delle cronache letterarie grazie all’editore Readerforblind, che sta ripubblicando la sua esigua produzione.

All’inizio del 1949 presenta il romanzo I superflui al premio Venezia (antenato del Premio Campiello) e lo vince, diventando uno dei più clamorosi casi letterari dell’Italia del dopoguerra. Apprezzata in Italia e tradotta in più lingue, l’opera riceve elogi da parte della critica in Francia e diventa un best seller negli Stati Uniti, vendendo 800 000 copie solo nell’edizione economica di Scribner’s, l’editore di Hemingway. Ora è la volta di La quinta generazione

La trama

Marta, una giovane donna sposata con un pescatore, è costretta a fare cambiali di nascosto dal marito per far studiare il figlio Claudio, che pare promettente. A firmarle è un fotografo suo conoscente, che in cambio del silenzio pretende una certa disponibilità sessuale. Marta vorrebbe mostrarsi gentile ma la ripulsa che sente è più forte, e trova mille scuse per sfuggirgli.
Eppure non vuole che suo figlio rinunci agli studi, l’unico, disperato tentativo che ha per farlo uscire fuori dalla miseria in cui vivono. Anche Berto, il migliore amico di Claudio, è figlio di pescatore, e pure lui in mare non ci vuole andare. Fin da piccoli i due sono compari di “spedizioni segrete” e di sogni: si acquattano dietro i cespugli per spiare le donne svestite che fanno il bagno, seguono le ragazzine di buona famiglia per scambiarci qualche parola e si immaginano alla guida di transatlantici. I loro padri, invece, ripongono ogni speranza di rivalsa nella rivoluzione, ma saranno proprio le bandiere rosse che nascondono nel buio dei loro giardini a tradirli. Così, Claudio e Berto, nati e cresciuti all’ombra del fascismo che nel frattempo amplia il suo consenso, sacrificheranno la loro gioventù per riabilitarsi agli occhi del partito, arruolandosi come volontari. E da quel momento tutta la loro vita è un dipanarsi di casualità storiche e politiche, dove nessuno ha colpa o merito e niente ha più valore. A due anni dalla nuova edizione del capolavoro I superflui, Arfelli torna a raccontare di una generazione minata dall’interno, vittima dell’inedia e sopraffatta dal dolore della storia, a cui fa da sfondo il rumore delle sirene e il disordine di una guerra di mezzi e di aeroplani. I protagonisti per sopravvivere sognano quello che non hanno, e quando si svegliano ci soffrono fortissimo, come se gli avessero portato via una cosa vera.

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Un giallo storico: Francesco Abate, Il complotto dei calafati, Einaudi

C’è una ambientazione perfetta, Cagliari ad inizio novecento. Personaggi trattati con rispetto e precisione. E per finire una lieve ironia, che anche in un giallo non guasta.

La trama

Una coppia di nobili e il loro autista sono assassinati in un agguato. Il delitto rischia di avere gravi conseguenze politiche: tutto porta verso la pista socialista. Eppure qualcosa non torna. In particolare a Clara Simon, collaboratrice senza firma de «L’Unione». Clara è giovane, bella e ricca. Quello che non le perdonano a Cagliari è di essere per metà cinese e di voler diventare la prima giornalista investigativa italiana. Un sontuoso galà di beneficenza ha riunito tutta la buona società cagliaritana allo scopo di raccogliere fondi per i terremotati della Calabria. Vi prende parte anche Clara, la nipote del più importante armatore dell’isola, per incontrare un funzionario dell’ambasciata italiana di rientro dalla Cina che potrebbe darle notizie di suo padre, disperso durante la rivolta dei Boxer. Tra gli ospiti, i chiacchierati Cabras, che tornando dalla festa sono assaliti e ammazzati. Si sospetta un omicidio politico: il barone era odiato per aver sempre trattato i suoi numerosi lavoratori con il pugno di ferro. Ma allora perché è stato ucciso pure l’autista? Sempre pronta a occuparsi dei più deboli, e in pena anche per la sorte del giovane nipote dei baroni, verso cui prova un’immediata empatia (o forse qualcosa di più), Clara non può evitare di indagare sul caso. Nell’atmosfera esotica della Cagliari del 1905, tra la necropoli punica e il porto, tra la comunità cinese della Marina e la malavita locale, scoprirà una verità sconcertante. «L’ambientazione è originale e molto peculiare, i personaggi sono tanti e ognuno in possesso di una realistica e riconoscibile personalità. La storia si svolge in una Cagliari mai raccontata così» (Maurizio de Giovanni).

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Un piccolo editore, un grande libro: Paolo Miorandi, Nannetti. La polvere delle parole, Exorma

Paolo Miorandi è il bravissimo autore de Verso il bianco, dedicato a quegli anni in cui Robert Walser fu internato ad Herisau in un manicomio, un partecipato diario di viaggio alla ricerca dell’uomo, delle sue tracce nella neve in quella sua ultima passeggiata.
Questa volta riesce a dare la voce ad una persona che non è riuscita a farla sentire, Oreste Fernando Nannetti, recluso in uno dei manicomi più noti della storia italiana, quello di Volterra: incise con la fibbia del panciotto un immenso libro sulle mura del luogo di cura, giorno dopo giorno, finché un infermiere si accorse di questa straordinaria testimonianza dell’espressione umana. Una vicenda dunque che si compone di più suggestioni…

Paolo Miorandi visita più volte i padiglioni abbandonati dell’Ospedale Psichiatrico, raccogliendo i frammenti con cui ricostruire la vicenda di Oreste Fernando Nannetti. Torna infine a Volterra, assieme al fotografo Francesco Pernigo, per documentare ciò che resta e farsi interprete della straziante banalità dell’istituzione manicomiale e del lavoro compiuto dal tempo, sulle parole di Nannetti e sui volti e i ricordi delle persone, in un luogo sempre più eroso dall’abbandono.

Paolo Miorandi è nato e vive a Rovereto in Trentino, un buon posto dove stare – dice – ammesso che uno abbia delle vie di fuga. Lavora come psicoterapeuta e dedica alla scrittura parte del suo tempo. Oltre a contributi in ambito specialistico ha pubblicato: In basso a sinistra. Un viaggio in Cile (2003); Ospiti (2010); Nannetti (2012) da cui è stato tratto il cortometraggio Libro di sabbia, realizzato con il regista Lucio Fiorentino; Lessico di Hiroshima (2015) portato in scena con le musiche originali composte da Roberto Conz.

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