Imola. Abbiamo pubblicato le cifre sull’ottima chiusura del bilancio 2021 un periodo molto complicato. Andiamo però oltre i numeri con il vice presidente della Cefla Claudio Fedrigo.

Un bilancio niente male?
“Il 27 maggio l’assemblea dei soci Cefla ha approvato il bilancio 2021 che consuntiva un esercizio ottimo sotto il profilo economico e patrimoniale chiudendo un anno caratterizzato dai molteplici problemi macroeconomici e  sociali che, per loro natura globale ed esogena all’azienda, sono stati attenzionati e gestiti ma certamente non risolti.
Pandemia, carenza di forza lavoro, rottura della Supply Chain, dinamica inflattiva su risorse energetiche, materie prime, e trasporti, continueranno infatti ad influenzare scelte e risultatati anche nel 2022.
Per Cefla ogni singolo problema citato aveva ed ha le potenzialità di interrompere il trend di crescita registrato dal gruppo nell’ultimo decennio; una eventualità che nel 2021 siamo riusciti a scongiurare grazie ad un intenso lavoro di squadra che ha coinvolto indistintamente tutte le forze aziendali. Gruppo manageriale, Cda, Soci, lavoratori, sono stati coesi nel fronteggiare la situazione, nell’attuare nuove strategie, nell’accettare cambiamenti organizzativi, nel modificare flussi e processi operativi al fine di rispondere proattivamente e tempestivamente alle nuove dinamiche del mercato.
Il risultato di questo importante lavoro, come già raccontato dal presidente Gianmaria Balducci,  è la consuntivazione del miglior bilancio nella storia Cefla con un fatturato che supera i 570 milioni di euro, con ricavi netti di 50 milioni e un patrimonio netto di 308 milioni.

E tutto questo in un anno particolare…
“L’anno del nostro 90° esimo compleanno: concomitanza che ci rammenta il grande lavoro fatto da generazioni di colleghi per poter trasformare una piccola cooperativa Imolese sorta nel 1932 per volontà di 9 soci, nella azienda di oggi: una azienda internazionale che occupa circa 2000 persone. L’anno del rinnovo del Consiglio di Amministrazione: infatti in data 27 maggio, oltre al bilancio 2021, la base sociale ha rinnovato la fiducia al Cda uscente per il prossimo mandato triennale; fiducia che ci impone ancor maggior attenzione e dedizione nel gestire una realtà con grandi potenzialità pur operando, come tante altre aziende, in contesti sempre più turbolenti.”

È una storia tutte rose e fiori?
“Purtroppo non è una favola ma è una ‘impresa’, termine con il quale si identifica una organizzazione ma anche una azione di una certa importanza e difficoltà. Fare impresa è infatti difficile e lo è ancor di più per una Cooperativa come Cefla che da statuto ha la mission di creare valore nel tempo e quindi l’arduo compito di impiegare le sue risorse, economiche e professionali, non solo nell’interesse di chi al momento è in azienda, ma nell’interesse di chi ci sarà domani: le generazioni future.
Lavorare con l’obbiettivo di una crescita di lungo periodo significa lavorare accettando e gestendo il cambiamento; soffermandoci a guardare l’azienda ci rendiamo conto dei grandi cambiamenti attuati nel tempo, ma contestualmente ci rendiamo conto di come abbiamo sempre mantenuto una forte focalizzazione verso il futuro. Una focalizzazione che Base Sociale e gruppo manageriale concretizzano accantonando ed investendo in azienda parte rilevante degli utili conseguiti ogni anno.
Chi ci ha preceduto ha fatto questo nel nostro interesse e così dobbiamo fare noi nell’interesse di chi ci succederà.
Con questo spirito abbiamo chiuso il bilancio 2021 e festeggiato il nostro 90° anniversario; un’occasione per ripercorre con la memoria il cammino fatto fino ad oggi, raccogliere le forze, e riprendere il viaggio.”

Claudio Fedrigo, vicepresidente Cefla

Il nuovo viaggio quali mete e quindi quali obbiettivi si pone?
“Gli obiettivi devono e dovranno rimanere quelli di sempre. Cambieranno le strategie, cambieranno i mercati e cambieranno anche le professionalità necessarie per i business ma tutto dovrà essere sempre orientato all’rafforzamento dell’azienda nel lungo periodo. La crescita dell’azienda è una necessità che supera le ambizioni o le vanità del conto economico del momento, è una condizione necessaria per chi ha deciso di competere con successo su mercati internazionali dove i player di riferimento sono multinazionali fortemente strutturate e dove frequenti sono le operazioni di acquisizione e polarizzazione volte al conseguimento di maggior massa critica.
Per questa ragione i risultati economici e patrimoniali della Cefla sono sempre indirizzati a strategie di rafforzamento dimensionale, produttivo ed occupazionale. Un approccio che tenta di perseguire contemporaneamente obbiettivi di competitività aziendale ed obiettivi cooperativi con non poche difficoltà.”

Tra le difficoltà quale è la più rilevante?
“Tralasciando le difficoltà legate all’essere una azienda multi business e quindi alla necessità, oserei dire “normale”, del rimanere competitivi, innovativi e performanti sia a livello di processi che di prodotti in ognuno dei nostri settori, la difficoltà più rilevante che intravedo è proprio insita nella capacità di conciliare l’essere Cooperativa con l’essere una azienda internazionale che quotidianamente si confronta con concorrenti e mercati ove regole e valori possono differire dai nostri.
Quanto dico non vuole essere un giudizio di merito ma semplicemente una testimonianza sulla complessità del confronto; il recente conflitto Russo Ucraino mostra a tutti le difficoltà relazionali tra parti che sposano valori ed obiettivi differenti.
Fare cooperativa ed essere cooperatori nel momento in cui si esce dal mercato domestico e nel momento in cui si compete con realtà dieci volte più grandi diventa molto complicato; personalmente ritengo che questa complicazione non la si risolve abdicando a favore di regole diverse dalle nostre, ma al contrario la si risolve rafforzando e valorizzando le nostre peculiarità quali elementi di vantaggio competitivo; essere quindi orientati alla crescita, disposti al cambiamento ma mantenendo saldi i valori e i principi che dal 1932 costituiscono le fondamenta della Cefla.”

Ma questo sarà fattibile?
“Quello che spesso racconto a chi mi rivolge questa domanda è che la forma societaria “cooperativa” normalmente nasce nei momenti di difficoltà; il più delle volte una cooperativa nasce quando la situazione da fronteggiare (sociale, economica, politica, ecc.) e tale da richiedere l’abbandono dell’orgoglio e delle aspettative individuali per far fronte comune verso obiettivi di più ampio respiro.
Se ci soffermiamo sull’anno di nascita delle 4 maggiori cooperative Imolesi – 1874 Ceramica Imola, 1919 Sacmi, 1930 CTI, 1932 Cefla – possiamo immediatamente comprendere che gli albori di queste storiche aziende si rifanno ad epoche caratterizzate appunto da forti tumulti economici, politici, e sociali.
In quegli anni era inevitabile che sorgessero linee di pensiero diverse, ognuna espressione di determinati valori e determinati principi; gli schieramenti erano quindi molto chiari e conseguentemente le aggregazioni culturali e quelle lavorative – sia che avvenissero all’interno delle fabbriche o sui terreni da coltivare –  erano fortemente coese, e caratterizzanti.
Oggi tutto questo è molto più labile; le aziende anche grazie alla loro crescita e quindi anche grazie all’assunzione di persone che provengono da tutto il mondo, sono un aggregato di individui con diverse visioni, diversi obiettivi, diverse culture e diverse lingue, e quindi trovare nella compagine aziendale valori e principi comuni è più complesso che in passato. Questa complessità è ancora maggiore per le aziende come Cefla, poiché il modello cooperativo non solo è un modello societario prevalentemente italiano ma è un modello che si differenzia a seconda delle regioni ed a seconda dell’attività svolta: industriale, agricola, distribuzione, servizi, ecc.
Una sfida nella sfida: la sfida di essere cooperativa mentre si affronta la sfida di fare impresa.”

Fattibile per Cefla?
“Ci stiamo riuscendo da 90 anni; questo ci conforta e ci sprona nell’adattarci al mondo che cambia pur mantenendo salda la nostra identità.”

(m.z.)