E’ stata una sfida testa a testa, nel primo turno delle elezioni legislative francesi, fra la coalizione centrista Ensemble del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron al 25,75% e la ritrovata unione quasi totale delle sinistre di Nupes guidata da Jean-Luc Melenchon al 25,66%. In terza posizione, staccata l’estrema destra del Rassemblement national di Marine Le Pen accreditata del 18,7% circa. Poi, tante altre formazioni minori

Da sottolineare subito l’alta astensione del 52,4%, oltre la metà degli aventi diritto al voto, soprattutto fra i giovani, che dimostra come anche nel paese transalpino oltre che in Italia ci sia ormai una scarsa fiducia nella democrazia dei partiti

In ogni caso, finora mai nella storia della Francia chi si presentava per le legislative a sostegno del Presidente in carica aveva raggiunto un gradimento così basso, tuttavia è necessario attendere il secondo turno di domenica 19 giugno per trarre le conclusioni. I “macronisti”, infatti, nonostante l’esiguo vantaggio sono ancora i maggiori accreditati per la vittoria finale poiché è assai possibile che gli elettori di centrodestra, ad esempio i gollisti, riverseranno i loro voti su di loro fra meno di una settimana. Tuttavia, la Le Pen per ora e probabilmente fino al 19 giugno non ha dato alcuna indicazione di voto decidendo di sostenere i candidati ancora in campo del suo partito per portarne un discreto numero nell’Assemblea Nazionale, il Parlamento francese.

Ma cosa faranno gli elettori della Le Pen dove non sarà presente un loro candidato? Mistero, sicuramente non amano per nulla Macron e forse, anche solo per dispetto, qualcuno potrebbe votare la sinistra radicale.

Di certo, Macron si gioca molto in questa tornata elettorale politica perché per governare senza problemi deve raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea Nazionale (almeno 289) per non dovere su ogni legge dover trovare una mediazione con la sinistra radicale o con altri piccoli gruppi visto che è del tutto improbabile che cerchi accordi con la Le Pen.

Dunque, la ritrovata Union de la Gauche ha ancora buone carte da giocarsi. La prima, anche se è la più difficile, è quella di convincere i tanti astensionisti giovani e suoi simpatizzanti che hanno disertato il primo turno a recarsi alle urne il 19 giugno per sostenerla, magari facendola risultare la forza più forte nell’Assemblea legislativa. La seconda, maggiormente possibile, è di conquistare comunque abbastanza voti per impedire ai “macronisti” di raggiungere la maggioranza assoluta e costringere poi il Presidente della Repubblica a cercare intese con loro su provvedimenti-chiave come una rivoluzione in senso ecologista della Francia dove la sinistra chiede l’uscita dal nucleare, la tanto contrastata riforma delle pensioni che Macron vorrebbe portare a compimento nel minor tempo possibile mentre Melenchon chiede la pensione a 60 anni, e il passaggio all’agricoltura biologica, altra battaglia che laa sinistra porta avanti.

(Massimo Mongardi)