Bologna. La Cia deve prendere atto del fallimento politico sindacale del mandato Scanavino che in 8 anni non è riuscito a creare le condizioni di una unificazione con il Copagri , operazione sicuramente difficile per la natura della stessa, nell’orbita delle organizzazioni sindacali Cisl e Uil, ma che ha denotato una fragilità e una inadeguatezza del gruppo dirigente nazionale Cia nel suo complesso. A ciò si deve aggiungere il logoramento provocato dal brand Agrinsieme sull’azione sindacale di Cia.

Avere obiettivi condivisi con la cooperazione agricola, (e di distribuzione) vedasi anche il percorso per l’applicazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali e non solo, si è dimostrato a mio giudizio impossibile. Agrinsieme è stata una risposta tattica all’evoluzione di Coldiretti. A ben vedere Confagricoltura in Agrinsieme ha una sua collocazione naturale visti i rapporti con Coonfcooperative, associazione di rappresentanza che si è sentita tradita (?) e sotto attacco con la nascita da parte del socio di maggioranza Coldiretti di UE-Coop.

Lega delle cooperative è il cosiddetto “amico del giaguaro”, ha aderito ad Agrinsieme , ma collabora e dialoga con Coldiretti a tutti i livelli, specialmente in Emilia – Romagna. L’unificazione con Copagri era un passaggio necessario per fortificare le due Organizzazioni, minoritarie ,in vista di una probabile , direi più che mai necessaria, ulteriore avvicinamento / fusione con Coldiretti. I numeri si fanno magri per tutti, oramai è anacronistico avere sul territorio italiano una moltitudine di organizzazioni sindacali di rappresentanza agricola, visti anche i risultati ottenuti.

La visione politica elaborata da Cia negli ultimi anni , ovvero un sindacato del territorio rurale, che rappresentasse i cittadini e le micro imprese di questa fetta importante del paese non è riuscito a consolidarsi, a fare presa, a convincere le componenti di Copagri. Con l’altro membro di Agrinsieme, Confagricoltura,i rapporti con Cia sono di pura convenienza tattica. La Cia tutela le aziende coltivatrici dirette o similari, Confagricoltura rappresenta le aziende capitalistiche (ma non solo). Non si sono creati in questi anni i presupposti necessari fra queste due Organizzazioni per fare passi ulteriori significativi.

Quindi ora si apre il problema del futuro per Cia. Andare verso Coldiretti ,senza però essersi irrobustita sia nei numeri che nel consolidamento di una nuova visione di posizionamento sindacale anni 2000, potrebbe essere la visione del nuovo gruppo dirigente nazionale per salvare quello che rimane di questa organizzazione.

Il neo presidente nazionale di Cia, che a mio avviso è rimasto sorpreso pure lui di vincere, oltre che ricompattare il sistema Cia diviso, la metà delle regioni non lo ha votato, dovrà interrogarsi su come procedere per mantenere in piedi questa struttura. L’artefice della sua elezione, il suo direttore regionale, proveniente dalla Cia Modena, è il fattore x su cui si dovrà prestare attenzione nei prossimi mesi. Sicuramente il rapporto privilegiato avuto con Coldiretti in questi anni in Emilia Romagna peseranno anche a livello nazionale.

Ma a ben vedere un processo unitario con Coldiretti, che potrebbe portare benefici anche a questa organizzazione in termini di immagine e di irrobustimento di credibilità nei confronti del sistema politico, dopo gli innumerevoli disastri economici, leggasi progetti, fatti negli ultimi 10 anni, si scontra con una strategia di un gruppo dirigente Coldiretti che a partire dagli ultimi anni del secolo scorso ha modificato geneticamente la Bonomiana trasformandola da organizzazione di rappresentanza agricola a qualcosa di più articolato e complesso.

Rappresenta le Cooperative con UE-Coop, il sistema agroindustriale con Filiera italiana, i consumatori, diventando ogni giorno di più supporto politico ai partiti di governo, regionale e nazionale, indipendentemente dalla loro collocazione politica. E’ divenuta un attore di prima grandezza del bizantino sistema politico elettorale italiano. Può essere che una fusione con Cia sia anche favorita dal partito di riferimento di questa ultima per ingabbiare finalmente Coldiretti.

Comunque sia, gli agricoltori difficilmente avranno da questa organizzazione, anche in caso di fusione, una vera tutela sindacale che vada oltre alle parole di prammatica, vedasi esperienze passate. La Cia potrebbe iniziare a ragionare invece di unificarsi ad una o più delle altre organizzazioni sindacali di rappresentanza degli artigiani e dei commercianti, le cosiddette microimprese , da cui sono divise dalla fiscalità , ma che possono dare vita a filiere e a reti di impresa e ad una vera rappresentanza di tutela del loro valore sociale oltre che economico.

(r. d.)