Il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è un'”anatra zoppa”. Infatti nel secondo turno delle elezioni legislative del 19 giugno, con un tasso di astensionismo di oltre il 53% (preoccupante per ogni democrazia e ancor più nella patria della Rivoluzione Francese), il suo raggruppamento Ensemble si è fermato a 245 deputati eletti, ben lontano dalla maggioranza assoluta richiesta di 289 seggi nell’Assemblea Nazionale, la Camera transalpina.

La seconda forza è la sinistra radicale di Nupes guidata da Jean-Luc Melenchon fra i 135 e i 140 seggi, mentre l’estrema destra del Rassemblement National con la sua leader Marine Le Pen ottiene di gran lunga il miglior risultato della sua storia raggiungendo 89 seggi. Sia Melenchon, che ha già coniato la fine del “macronismo” sia Le Pen hanno annunciato che si collocheranno all’opposizione. Insomma, non è riuscita l’operazione di tagliare le ali radicali dello schieramento politico da parte dell’establishment che sta con Macron (e con Mario Draghi in Italia), ma al contrario sono aumentate sia a sinistra sia a destra in modo vistoso votate dai più giovani e dai meno abbienti. E chissà che tale fenomeno non cresca ancora nella fase di instabilità che sta nascendo.

Per governare, la pista più probabile per Macron sarebbe quella di cercare un accordo con il centrodestra dei neogollisti che hanno conquistato fra i 65 e i 75 seggi. ma per ora il segretario dei Republicains Christian Jacob ha dichiarato anch’egli: “Staremo all’opposizione”. Le altre forze che saranno presenti nell’Assemblea sono troppo piccole e non danno alcun affidamento per il governo del paese.

Per il Presidente, che dovrà comunque cambiare il governo perché sono stati sconfitti ben tre ministri nel segreto delle urne, la situazione diventa molto difficile, inedita per la Francia,  e completamente diversa da quella del 2017 quando aveva l’appoggio incondizionato di ben 341 deputati (ne ha persi un centinaio).

Al momento, l’unica soluzione possibile per Macron, sempre che non riesca a convincere nei prossimi giorni e settimane i neogollisti promettendo loro importanti incarichi di governo e concessioni sulla linea politica (cosa che tenterà di fare), è quella di formare un governo di minoranza andando a cercare maggioranze a geometria variabile in Parlamento sui vari provvedimenti sapendo già che su quelli più controversi e importanti, come la riforma delle pensioni, troverà la dura opposizione dei seguaci di Melenchon e della Le Pen che potrebbero adottare pure la “Mozione di censura” contro il governo la quale, se votata dalla maggioranza assoluta dei deputati eletti nell’Assemblea Nationale, può portare alle dimissioni del Presidente.

E’ pur vero che Macron potrebbe usare una norma che gli permette di passare in forze sopra al Parlamento, ma per un numero limitato di provvedimenti. E qualcuno pensa già che il Presidente potrebbe sciogliere l’Assemblea prima della fine del suo mandato per andare a nuove elezioni che gli siano maggiormente favorevoli. Ma non è certamente questo il momento opportuno, anzi.

(Massimo Mongardi)