Agenda digitale, ne parliamo con con l’assessore del Comune di Bologna Massimo Bugani che ha la delega sul tema specifico.

“Prima di tutto è doveroso da parte mia sottolineare che il Comune di Bologna è un Comune fortemente digitalizzato e che l’amministrazione è stata lungimirante dal 1990 ad oggi con importanti investimenti e grande attenzione a questi temi. Partendo da queste basi solide Bologna è la città che più di altre consente di sperimentare e di alzare l’asticella. Quindi insieme al sindaco Lepore e ai tecnici ci siamo posti obiettivi ambiziosi.
Grazie alla immensa mole di dati nelle disponibilità di ogni settore dell’amministrazione, stiamo facendo un lavoro di raccolta e condivisione di questi dati sul nostro sistema digitale su mappa della città, chiamato “Invento”, che ci consentirà di fornire uno strumento di valutazione e studio su dashboard avanzata, che sarà alla base del gemello digitale della città.
Con tutti i comuni della città metropolitana, con la regione Emilia-Romagna e con il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale stiamo avviando il primo progetto pilota in Italia insieme agli ITS di un corso/concorso per formare esperti in cybersecurity.
Con il dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale stiamo avviando il progetto che porterà al Comune di Bologna ben 20 volontari che si impegneranno a colmare le distanze sul tema del digital divide, collaborando con tutti gli enti e le associazioni territoriali del terzo settore e del volontariato con le quali abbiamo aperto un importante tavolo in città 2 mesi fa.
Stiamo lavorando alla costruzione dello smart citizen wallet, ovvero il portafoglio digitale del cittadino, il quale potrà, volontariamente e in maniera assolutamente riservata, accumulare punti grazie alle proprie azioni virtuose attraverso le quali potrà ottenere sconti e vantaggi. Grazie agli studi sulla cosiddetta  “spinta gentile” e sull’economia comportamentale crediamo che premiare i cittadini che utilizzano mezzi pubblici, conferiscono i rifiuti nel rispetto dell’ambiente, partecipano ad attività sportive e culturali, possa rappresentare un grande supporto per il raggiungimento degli obiettivi che ci richiede l’Europa in tema ambientale. Su questo, che è il primo progetto in assoluto di questo tipo in Italia, ci stiamo ovviamente confrontando con il GDPR.
Questi sono i progetti principali a cui si accompagnano tante altre iniziative che hanno come unico obiettivo quello di semplificare e migliorare la vita dei cittadini bolognesi.”

 A regime quali vantaggi per i cittadini?
“I vantaggi saranno innumerevoli, ma i più evidenti saranno quelli riscontrabili:
-nella minore necessità di spostarsi grazie ai tanti servizi ai quali i bolognesi potranno accedere comodamente dal proprio divano di casa.
-In una migliore progettazione dei vari dipartimenti grazie allo studio dei dati aggregati che porteranno sicuramente a ridurre costi di amministrazione e a rendere più efficaci gli interventi.
– in un maggiore coinvolgimento dei cittadini in questi percorsi e in un aumento della digitalizzazione collettiva come importante elemento culturale e di sviluppo socio economico.”

Come gestirete il passaggio per i fragili digitali?
“Come dicevo prima, questo è uno dei temi fondamentali della nostra azione politica.
Dagli studi fatti negli ultimi mesi è comprovato che esistano 2 tipologie di fragilità digitale che meritano due tipologie di intervento diverse. Da un lato abbiamo le persone meno avvezze all’utilizzo del mezzo informatico che però sono affamate di digitale e conoscenza, ovvero sentono la necessità di avvicinarsi a questo mondo e si muovono autonomamente alla ricerca di aiuti pubblici, privati o semplicemente grazie all’aiuto di amici e parenti. Questa categoria di persone è oggi distante dal digitale, ma a breve non lo sarà più, e a noi chiede solo di offrire opportunità e luoghi in cui potersi avvicinare ai sistemi informatici.
Dall’altro lato invece abbiamo le persone che rifiutano il digitale, che non ne conoscono il potenziale, che ne sono fortemente spaventate, che vedono i sistemi informatici e le applicazioni come un fastidiosissimo disturbo della loro quiete e delle loro abitudini. Su questa seconda categoria di persone la sfida è ovviamente molto più complessa. Per arrivare a loro e far loro capire quanto potrebbe migliorare la loro vita con un piccolo sforzo (parliamo ad esempio della possibilità di avere lo SPID per accedere anche solo al fascicolo sanitario elettronico e prenotarsi autonomamente gli esami e le visite) non avremo tanto bisogno di grandi tecnici informatici, quanto più di investimenti nella semplificazione della comunicazione e nel potenziamento dei servizi di welfare per arrivare a trasmetter loro input positivi sulla digitalizzazione attraverso le persone che normalmente incontrano e di cui si fidano.
Stiamo vivendo un periodo storico che sarà ricordato come una svolta epocale data dall’informatica e dalla robotica, un momento molto complesso che a mio avviso non ci deve spaventare, ma deve essere vissuto come una grande opportunità di sviluppo che va accompagnata con intelligenza ed entusiasmo.”

(m.z.)