In attesa dei Pearl Jam

Un bel concerto quello che ieri sera ha elettrizzato i 60.000 giunti in Autodromo per i Pearl Jam. Due ore e mezzo di ritmo scatenato che ha letteralmente incendiato il pubblico dal Pit Gold sotto il palco  fino a investire l’intera marea umana dei fans accorsi da tutta Italia. I primi, nelle prime ore del pomeriggio, sfidando la calura di questi giorni, solo a tratti interrotta da una leggera brezza di una giornata limpida. A scaldare i motori due band di supporto, i White Rapers e i Pixies, altra banda rock che dalle 19 per oltre un’ora snocciola un pezzo dietro l’altro senza pause. Mentre dalle zone circostanti un flusso ininterrotto confluisce nell’area del concerto riempiendola. I più stoici  nei posti migliori, annaffiano l’attesa con fiumi di birra e acqua.

Alessandro, 24 anni, ha due vistose anelle alle orecchie e una più piccola fra le due narici. Viene da Poggio Rusco in provincia di Mantova. E’ qui con alcuni amici. Ingannano l’attesa con rumorosi contrappunti ai ragazzi e alle ragazze che con fatica si aggirano fra la folla con pesanti cassette piene di bevande. Mi racconta che colleziona vinili e ha scoperto i Pearl Jam ascoltando una loro produzione. Ne è rimasto affascinato. Di lì tutte le altre, fino a stabilire una relazione che si è sedimentata e l’ha portato a Imola. A dispetto delle apparenze, sfodera un sorriso dolce da cui trapela l’entusiasmo di essere lì. Si parla di musica, quella dei mitici gruppi che ne hanno fatto la storia dagli anni ’60 in qua. Si aggiunge un ragazzo toscano a torso nudo, l’aria mite, voglia di comunicare e condividere. Già quella musica, una nostalgia impossibile per una generazione che ne ha intercettato solo l’eco fuori contesto. Fra questi c’è invece chi il concerto lo vive lavorando. Molti, giovanissimi, impegnati dalle 16 a notte e  pagati in base alla quantità di bibite vendute con un compenso del 15% sul prezzo unitario. Un modo per fare qualche soldo utile. Due facce della stessa generazione.

Il concerto dei Pearl Jam

Intorno anche tante teste grigie e qualche giovanissimo al seguito di genitori quarantenni e cinquantenni. Del resto i Pearl Jam  insieme ai Nirvana sono stati i gruppi musicali di punta fra gli anni ’80 e ’90. Alle 21,30 circa, con mezz’ora di ritardo sull’orario stabilito, fa il suo ingresso sul palco Eddy Wedder voce e carismatico leader della band, seguito da Jeff Ament (tastiere e chitarra) , Matt Cameron (batteria, percussioni, programmatore), Stone Gossard (basso e chitarra), Mike McReady (percussioni, chitarra) accolti da un boato. La tensione dell’attesa, si scarica di colpo. Cinque signori tonici e attempati, imbracciano gli strumenti e danno il via alla festa. Non si risparmieranno per l’intera durata del concerto. I fans si scatenano. Cinque pezzi di seguito, senza tregua. Poi il saluto di Wedder al pubblico che si sforza di esprimere con un italiano stentato. In una serata tanto attesa, unica tappa italiana del tour, la comunicazione non è un problema, basta la musica a generare l’intesa in un evento speciale. Una canzone dietro l’altra con un ritmo crescente tenuto fino alla fine. Una progressione scandita dalle brevi interlocuzioni di Wedder, una delle quali è dedicata alla decisione di questi giorni dell’alta Corte degli Stati Uniti sull’aborto. E’ critico Wedder e richiama la responsabilità degli uomini sulle scelte di procreazione suscitando l’approvazione soprattutto delle donne presenti. Nota tempestiva che ci si poteva aspettare dalla band americana. Nata e sviluppatasi a Sheattle, culla di uno dei più importanti movimenti no global, nei suoi lunghi anni di attività si è spesso caratterizzata per il suo impegno civile. Si spende al massimo, alta tensione energetica fino alle 24, concedendo un bis generoso. Poi i cinque grandi schermi si spengono e il pubblico defluisce con ordine verso l’uscita.

Soddisfatto? Non tutto. Una fan di Bologna che non si perde un concerto e ha già in tasca i biglietti per seguire il tour, non lo è.  Dice che è il più brutto concerto di quelli a cui ha partecipato, un Wedder sotto tono. Confida nei prossimi. Ciascuno ha sue aspettative e nel suo caso erano con tutta probabilità molto elevate. Opinione legittima e prevedibile in un pubblico così variegato.

Tutti contenti invece per il Sindaco Panieri che si è aggirato instancabile in autodromo a monitorare la situazione. Un bilancio positivo per il Comune e l’organizzazione che fa ben sperare anche per l’appuntamento con Cesare Cremonini sabato prossimo, 2 luglio.

(v.g.)