Le sanzioni economiche sono contemplate dal diritto internazionale, ma solo se approvate dal Consiglio di sicurezza Onu. Sanzioni unilaterali (per quanto siano tecnicamente illegali) sono state sempre più frequentemente utilizzate nel nuovo secolo, insieme a blocchi economici ed embargo, come un’alternativa non violenta alla guerra, sono state usate largamente dagli Stati Uniti, che nel periodo 2016-2020 (con Trump) istituirono la metà delle sanzioni globali[1].

Sono strumenti di privazione di massa (‘weapons of mass starvation’) con scarso successo per smuovere i governi bersagliati ma alte probabilità di affamare e uccidere la popolazione (Irak, Cuba, Venezuela, Iran, Siria, Corea del Nord, Afghanistan e Yemen). Gravi conseguenze hanno anche l’embargo su esportazioni di petrolio (Iran, Venezuela) e l’esclusione dai mercati finanziari, dallo IMF, Banca Mondiale e il blocco all’accesso alle proprie riserve in dollari custodite (si fa per dire) nelle banche occidentali. Queste sanzioni finanziarie stanno per affossare l’attuale dominio globale del dollaro e della finanza anglosassone. [2]Mentre decine di milioni di afghani, per cui la guerra dura da 20 anni, rischiano la morte per fame le riserve dello stato Afghano[3] di $9miliardi sono state incamerate dal governo USA che intende usarne la metà per risarcire le famiglie delle vittime dell’attacco alle torri gemelle (fatto da soggetti sauditi ed egiziani, certo nulla a che vedere con gli afghani) e l’altra metà per ‘crisi umanitarie’.

Nella lunga guerra Usa-Nato in Afghanistan sono morti circa 50.000 civili afghani. Analogamente il governo di Israele blocca molte importazioni per Gaza. Spesso oltre al cibo vengono bloccate medicine ed energia[4] Il problema causato dalle sanzioni alla Russia ha avuto un effetto boomerang per le forniture di energia all’Europa e per forniture di cibo (grano, mais, granaglie), olio di semi e colza, fertilizzanti al resto del mondo.

A giudicare dal rifiuto di Brasile, Messico, Sud Africa, India, Indonesia e Cina e molti altri paesi afroasiatici e sudamericani di associarsi alle sanzioni alla Russia la versione ufficiale della guerra in Ucraina con cui i media ci assordano da quattro mesi non ha convinto più di metà della popolazione mondiale.
La Cina condivide ufficialmente il discorso di Putin mentre insiste per la pace al più presto.
L’India compra a man bassa il petrolio russo scontato per le sue raffinerie.
Il presidente dell’Unione Africana, il senegalese Macky Sall, in visita a Putin nel Giugno 2022, afferma che le sanzioni alimentari occidentali hanno peggiorato la situazione alimentare in Africa[5] Un altro danno importante al settore agricolo russo si verificherà se le multinazionali produttrici delle macchine agricole ad alta tecnologia per le quali la Russia dipende dall’estero ne fermeranno l’esportazione ma esse sono riluttanti a farlo, afferma la German Agribusiness Alliance, perché ridurre il prodotto agricolo russo avrebbe riflessioni negative in tutto il mondo. Crescerà la polemica sulla trasformazione in bioetanolo (in Russia. USA, Brasile) di tonnellate di cibo. Nel 2021 il US il 40% del granturco venne trasformato in etanolo[6].

Dobbiamo vedere il problema nella prospettiva dei prossimi due-tre anni, tanto dureranno le difficoltà dell’agricoltura mondiale. Chiariamo che esportazioni di cibo e di fertilizzanti russi e bielorussi sono stati risparmiati dalle sanzioni, ma il loro trasporto e l’assicurazione delle navi sono problematici, la Russia ha temporaneamente bloccato tali esportazioni a diversi paesi e ha minacciato di vendere solo a ‘paesi amici’.

Grosse industrie (la tedesca Basf e la Bayer) hanno continuato a fornire alla Russia materiali necessari all’agricoltura ma la Bayer dice che le forniture per il 2023 sarebbero contingenti alla pace in Ucraina.
La gigantesca industria agricola russa dovrebbe secondo Putin rendere il paese autosufficiente e aumentare le esportazioni fino al 70% ma ha assoluto bisogno di macchinari e tecnologia che fino ad oggi continuano ad arrivare sia dalla Germania che dagli USA. Negarle alla Russia metterebbe a rischio i rendimenti futuri.

Il raccolto di grano 2022 in Russia si annuncia buono[7] ma quello ucraino, largamente in zona di guerra e a volte minacciato da ordigni bellici, sarà ridotto, per il futuro vi saranno difficoltà per la semina e la carenza di fertilizzanti.

Russia e Bielorussia forniscono un terzo delle esportazioni mondiali di fertilizzanti (ad India, Brasile) e quindi una riduzione dell’export diminuirebbe i raccolti altrove. Vediamone il lato positivo: questo potrebbe incoraggiare gli agricoltori a utilizzare quantità inferiori di costosi e a volte pericolosi additivi chimici.

Il raccolto ucraino del 2021 (grano, granaglie, mais) dovrebbe normalmente già essere esportato all’inizio del 2022, liberando i silos che permettono di stivare l’80% del raccolto 2022. Piccola parte del raccolto viene esportata per ferrovia/nave (passando dal Baltico o dalla Romania) ma abbiamo il problema del blocco navale dei porti Ucraini, che potrebbe persistere.
Ritengo sopra le righe e inconcludenti le accuse formulate per il blocco navale russo di voler causare una carestia mondiale o di creare un ricatto inaccettabile.

Viste le informazioni contradditorie cerco di usare logica e buon senso. Se il presidente ucraino aspetta che la marina russa si dilegui e l’esercito invasore si ritiri il problema non ha soluzione, una soluzione che il presidente turco ha cercato di facilitare. Osservo che il divieto di lasciare i porti ucraini e le mine sono in parte problema dell’Ucraina. Sarebbe utile anche facilitare il trasporto del cibo russo (invece di gridare al ladro quando la Russia esporta in Siria-se dobbiamo credere a fonti occidentali-grano di territori che considera ormai parte della Federazione Russa).

Stante la necessità di sanzionare il tentativo di annettere parte dell’Ucraina alla Russia militarmente è però necessario mitigare le probabili carestie (di cibi che, come il pane, sono in molti paesi sovvenzionati come beni di prima necessità), la stagnazione economica e la forte inflazione (In EU e US parliamo al presente di un’inflazione[8] intorno all’8%, in Italia siamo al 6.5% ). L’inflazione del costo dell’energia si riflette anche sulla produzione agricola, che richiede l’uso di macchine agricole e il trasporto.

Che dire delle conseguenze sull’economia russa delle sanzioni? Esse saranno più evidenti nel prossimo anno e spero veramente che per il 2023 la guerra sia finita almeno con una tregua ma ritengo le sanzioni dureranno a lungo e il blocco a forniture di tecnologia insieme al blocco delle banche con l’esclusione dal sistema Swift avranno il maggiore impatto.

Il taglio europeo delle forniture di petrolio e gas, da cui come tutti sappiamo l’Europa dipende molto (per Germania e Italia si parla del 40%) si dovrebbe concretizzare entro la fine dell’anno per il petrolio (salvo eccezioni) e per il gas entro 2/3 anni[9].

Al momento a causa dell’aumento dei prezzi di gas/petrolio anche la diminuzione delle vendite all’Europa e la vendita sottocosto ad altri paesi come l’India non hanno intaccato le rendite energetiche della Russia, che si attrezza per il lungo e costoso compito di spostare le vendite su altri paesi, in particolare la Cina. Come ho spesso ripetuto la vittima primaria di questo processo è l’Europa e anche gli Stati Uniti vedono costi molto alti della benzina.

Il noto economista Nouriel Roubini, un pessimista, afferma nel Financial Times che i rischi economici per l’eurozona sono reali e che il rischio di un ‘salto della morte’ è più probabile per l’Italia che per il resto dell’eurozona a causa della bassa crescita potenziale, della bassa crescita dell’impiego, di un alto deficit ed un enorme debito pubblico.
Tale salto mortale si creerebbe nel loop fra il debito pubblico statale e le banche depositarie di tale debito pubblico.[10] Costi alti per energia e trasporti pesano sui bilanci delle famiglie e delle aziende, ne può conseguire non pagamento di debiti (esempio: mutui) contratti da persone o paesi.

Un probabile, futuro indebolimento della Russia attraverso le sanzioni sarebbe insufficiente sia a disarcionare Putin che ad indebolire significativamente la potenza militare russa. L’esito del conflitto si gioca in questi mesi sul campo di battaglia dove la Nato e i paesi europei fanno giungere armi sempre più potenti e letali. Contro alla schiacciante superiorità dell’artiglieria russa vale anche l’apporto di intelligence: con informazioni da drone o aereo-spia la Nato può inviare in tempo reale le coordinate delle postazioni russe agli ucraini.

Le perdite umane, in un conflitto che ha aspetti sia da guerra di trincea che da guerra elettronica, sono pesanti da entrambe le parti ma risulta più facile per i russi trasportare riserve fresche sul campo[11]. La possibilità che l’esercito russo alla lunga controlli tutta la costa del mar Nero è realistica.
In tal caso Putin sarebbe tentato di dettare i termini della pace non solo all’Ucraina ma anche alla Nato e all’Europa. Un’inchiesta su un campione di 8000 cittadini da tutti i paesi europei incluse Svezia e Finlandia dell’European Council for Foreign Relations[12]titola: ‘Pace o giustizia: futuro spartiacque europeo sull’Ucraina’. Per pace si intende chi vuol finire la guerra (e il martirio dell’Ucraina) al più presto, per giustizia si intende chi vede come priorità punire la Russia e/o Putin.
In media il campo ‘pace’ ha il 35% e il campo ‘giustizia’ il 25%, meno che in Polonia (surprise) dove ‘giustizia’ è maggioritaria. Solo in Polonia, Germania, Svezia e Finlandia si registra sostegno per l’aumento delle spese militari. La sconnessione fra i proclami dei nostri governanti, il parlamento e l’opinione pubblica si palesa anche in Italia.

Biden intanto fa salire la tensione nell’Indo pacifico, con la collaborazione della Cina che sostiene il mare che la separa da Taiwan non essere acque internazionali ma sua zona di pertinenza, anche se aperta a passaggi di navi di altri paesi.
Forse Biden sta cercando di intimidire la Cina sempre più tentata da un intervento militare su Taiwan. La Cina però, a differenza della autosufficiente Russia sostenuta dalla vendita di idrocarburi, ha necessità di scambi economici, di esportare.

La pressione Usa (o con noi o contro di noi) cerca di eliminare lo scambio economico Europa-Russia e limitare quello Europa-Cina (così spingendo la Russia e la Cina, questa strana coppia, una verso l’altra).
Ho sospettato che la Germania non sarebbe affatto d’accordo (per nostra fortuna) e un indizio in tal senso si trova nelle dichiarazioni di un consulente di Scholz, Jens Plőtner (architetto, insieme al Presidente della Repubblica Steinmaier, della politica delle relazioni Russia-Germania), che sottolinea la necessità di pensare al futuro assetto della sicurezza europea e mantenere buone relazioni con la Cina[13].
Contemporaneamente la Germania fornisce missili e carri armati per la fanteria ucraina ma non sottovaluterei la resistenza dell’opinione pubblica europea ad auto-sabotarsi economicamente, specie se i risultati militari saranno scarsi. Ovviamente tali dichiarazioni hanno suscitato una tempesta nella scena politica tedesca ma la lingua batte dove il dente duole. L’ accoglienza dell’Ucraina (e Moldavia) come candidata all’Unione Europea ha soprattutto valore mediatico.

La strada resta in salita: la corruzione diffusa si amplifica in Ucraina con una collusione della magistratura[14].
Nel corso del 2020 la Corte Costituzionale ucraina cassò numerose leggi e decreti anticorruzione (votati fra il 2014 e il 2018), impedendo all’agenzia anticorruzione di controllare i candidati alle elezioni dell’Ottobre 2020. Dopo di ciò il presidente Zelenskyy disse che se il Parlamento non ristabiliva le leggi anticorruzione aiuti economici, prestiti e i visti per viaggi nell’EU sarebbero stati a rischio.
Il Parlamento ristabilì le regole ma si sviluppò un conflitto costituzionale fra il presidente e la Corte Costituzionale, con la sospensione e radiazione, seguita da sostituzione, di due importanti giudici da parte di Zelenskyy (mentre la Corte cassava e dichiarava illegali le decisioni di Zelenskyy, le truppe russe si disponevano oltre il confine alla fine del 2021).

La determinazione di Zelenskyy si legge anche in alcuni suoi diretti conflitti con le milizie di destra, ma intanto la popolarità del suo partito scendeva al 15%[15]. Icona della corruzione è proprio lo sponsor di Zelenskyy, l’oligarca Ihor Kolomoisky che si trova sotto processo negli Usa per aver frodato PrivatBank, la maggiore banca ucraina fondata nel 1992 e nazionalizzata nel 2016.
Kolomoisky la possedeva al 50%. Si trova ora sotto processo[16] con altri associati (processo sospeso nel Marzo 2022) con la seguente accusa: “PrivatBank fu soggetta a frodi coordinate e su larga scala per almeno 10 anni fino al 2016, con la conseguenza di un buco finanziario di $5.5miliardi”.[17]

Il 95% dei prestiti era a favore di soggetti “legati ad azionisti della banca o loro affiliati”. Ai revisori dei conti bancari di PrivatBank (un ufficio legato a PricewaterhouseCooper) fu tolta la licenza.

Tale è il paese in cui sbarcano, dopo il cambiamento di regime del 2014, le corporations dell’agribusiness internazionale, cinesi inclusi. Il 70% del mercato agricolo è controllato da dieci compagnie, che operano su grande scala. Oltre ad oligarchi locali vi sonno giganti globali come Cargill, Bunge, Dreyfus e Bayer-Monsanto.

Il grande progetto è di spostare la produzione di soia dal Sud America all’Ucraina, per salvare la foresta amazonica(?). L’uso di Ogm non è regolamentato in Ucraina, quindi in teoria non è permesso, ma non è nemmeno controllato (Dio ne scampi). Controlli ufficiali ai confini e la vox populi indicano che più della metà della soia ucraina è geneticamente modificata. Il risultato è una monocultura legata all’allevamento di carni a buon mercato.

‘Agricoltori in Ucraina o Romania non ne traggono beneficio. Le economie locali vengono obliterate e la gente emigra all’ovest per fare lavori sottopagati, lavorando il cibo che poi si esporta in Romania e si vende nei supermercati delle catene tedesche’[18].
Siamo così tornati all’esportazione dei prodotti agricoli ucraini. Non possiamo permettere che gli oligarchi locali e globali siano defraudati del loro profitto, anche se è probabile che il prodotto finisca nei silos europei in pagamento delle armi e non in Egitto, Libano o Tunisia.

Notevole il risultato dell’ultima visita dello Imf (Fondo monetario internazionale) nel 2020, in piena pandemia covid: per ottenere l’ennesimo prestito è stato necessario che il parlamento passasse una legge di riforma del sistema bancario e aprisse il mercato della terra agricola che una legge del 2001 aveva bloccato (contro le speculazioni).
Dal luglio del 2021 è possibile agli ucraini comprare e vendere terreno agricolo ‘enorme potenziale di investimento’, che in precedenza si poteva solo affittare. In futuro un referendum deciderà se permettere ad entità straniere di comprare terreni.

Caro vecchio Imf globalmente esecrato. Lascio gli esiti futuri alla vostra immaginazione. Il granaio dell’Europa aveva molte altre risorse (principalmente a sud-est): miniere di carbone, acciaierie, nichel, rame e ferro, anche palladio, titanio per industrie aerospaziali) platino e neon.
Quest’ultimo è di grande interesse: si ricava dalla purificazione dell’aria nelle acciaierie e si usa nei laser necessari alla litografia di chip elettroniche (semiconduttori), l’Ucraina ne ha praticamente il monopolio, ora la produzione del neon è cessata, ma anche platino e palladio sono necessari per le chips.
La zona del paese che viene stritolata da questa guerra era molto produttiva e prospera durante l’era sovietica, rimane un territorio di grandi risorse quando verrà ricostruito.

Desidero anche notare che i processi accelerati dalla guerra e dalle relative sanzioni erano già chiaramente in moto nel 2021: l’inflazione (ritenuta transitoria), l’aumento del costo del petrolio e un’escalation del prezzo del gas, aumenti significativi dei costi delle derrate alimentari (grano) e del costo dei fertilizzanti, aumento del costo dei trasporti marittimi, carenza di microchips e dislocazione delle catene globali.

Il processo va quindi esaminato storicamente e dipende soprattutto a mio vedere da una carenza dell’offerta di risorse energetiche fossili (sulle quali non si investe da anni) e dalla mancata svolta verso le energie rinnovabili[19]. Ora che la Russia sta usando, con pretesti tecnici[20], contro-sanzioni: una lenta (speriamo) riduzione del gas fornito a quella parte dell’Europa che ha acconsentito a nuovi termini di pagamento[21], si pone il problema di come creare scorte di gas per il prossimo inverno, con una recessione alle porte sia in Europa che in Usa, dovuta in parte al rapido aumento dei tassi d’interesse per domare l’inflazione e ad un possibile aumento del costo del lavoro[22].

Il petrolio non si può sostituire, né la produzione aumentare a sufficienza (nel breve periodo). Finiremo col pagare il diesel alle raffinerie indiane che si riforniscono di petrolio russo scontato e faranno un sacco di soldi, oppure mescoleremo petrolio russo a petrolio da altre fonti: se il petrolio russo è meno del 50% è accettabile! Il prezzo del gas, dopo l’ultima mossa russa che riduce le forniture al 60% continua a schizzare in alto.

Ci mancava solo la Lituania, questo soldatino di Washington (meno di tre milioni di abitanti) che rifiuta a inizio 2022 petrolio e gas russi (ha altre fonti: Norvegia e US), a fine 2021 apre una sede di rappresentanza di Taiwan facendo infuriare Pechino che le azzera le importazioni (e viene perciò denunciata a un moribondo Wto -Organizzazione mondiale per il commercio, un ente Onu – da tutti gli anglosassoni), respinge profughi ucraini non ariani e recentemente blocca le merci soggette a sanzioni UE che transitano sul suo territorio verso l’enclave russa di Kaliningrad facendo infuriare Mosca.

Pare a chi scrive che le merci partono da e arrivano in territorio russo, non vedo come questo transito faccia scattare le sanzioni. Non vedo nemmeno come costringere artisti russi a dichiararsi contro Putin o mettere all’indice la grande musica russa e la loro grandissima letteratura possa giovare agli ucraini o alla nostra cultura.

La città dove visse Kant può essere anche rifornita dal mare, le merci non sanzionate possono continuare ad essere trasportate sui treni lituani, tuttavia questo costante punzecchiamento dell’orso russo e del panda cinese e le relative ritorsioni non fanno prevedere nulla di buono. Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza: godiamoci l’estate.

(Cecilia Clementel)

[1] L’amministrazione Biden dice di voler minimizzare l’impatto umanitario delle sanzioni ma si registra un nulla di fatto.

[2] Clamoroso e senza precedenti il furto detto ‘blocco’ di più di $300miliardi russi nelle banche occidentali nel Febbraio 2022.

[3] Ora controllato dai Talebani, rigoristi islamici, inizialmente armati dalla CIA contro i sovietici con l’aiuto di Bin Laden.

[4] Anis Chowdhury e Jomo Kwame Sundaram ‘US Leads Sanctions Killing Millions to No End’. Il primo Autore è un professore Australiano, il secondo un professore di economia, entrambi hanno lavorato per le Nazioni Unite. www.nakedcapitalism.com/2022/06/us-leads-sanctions-killing-millions-t0-no-end.html

[5] Ibid.

[6] Emiko Terazono e Camilla Hodgson ‘Food versus fuel: Ukraine war sharpens debate on use of crops for energy’ in Financial Times 12.06.2022.

[7] Come è noto il raccolto di grano in alcuni paesi (Canada, Francia e Italia) sarà danneggiato dalla siccità 2022.

[8] Largamente dovuta all’aumento del costo dell’energia.

[9] Dati sulla storia del gas in Italia: Milena Gabanelli e Simona Ravizza ‘Forniture di gas russo’ Corriere della Sera 16.05.2022, p.13. Chiaro e ricco di informazioni. [email protected].

[10] Nouriel Roubini ‘The Dangers for the Eurozone are all too real’ in Financial Times 18.06.2022. www.ft.com/content/ed4098c6-e808-45b6-bc4d-6c7fab4deb2c

 

[11] Data la natura dei conflitti moderni sono alte anche le perdite di civili, in parte perché le battaglie si svolgono in ambiente urbano e in parte perché (questo non ce lo raccontano) anche gli ucraini, esercito o milizie che siano, continuano a colpire obiettivi civili in Donetsk e Lugansk.

[12]  Ivan Krester e Mark Leonard ‘Peace versus justice, the coming european split over Ukraine’ policy brief 15.06.22  ecfr.eu/publications/peace-versus-justice-the-coming-european-split-over-ukraine.

[13]   www.politico.eu/article/plotner-unplugged-top-germany-adviser-controversy-russia-comments/

 

[14]  Questo problema, eredità della sudditanza politica del potere giudiziario in epoca sovietica, è ben visibile anche in Bulgaria, Polonia e Ungheria.

[15] Vedi in dettaglio https//it.m.wikipedia.org>wiki>crisi politica ucraina del 2020-2022.

[16] JSC Commercial Bank PrivatBank v. Kolomoisky.

[17] https://en.wikipedia.org/wiki/PribatBank

[18] www.opendemocracy.net/en/oureconomy/the-soya-curse-is-ukraine-facing-the-same-fate-as-the amazon/

[19] Visibile arretramento verso un uso maggiore del carbone: Cina, India, Germania…

[20] Dice che il flusso del gasdotto North Stream 1 rallenta al 60% a causa della mancata restituzione di due o una turbina inviata/e per riparazione in Canada ed ivi trattenute a causa delle sanzioni. L’Europa ha contattato il Canada.

[21]  Ai diversi paesi che non hanno acconsentito il gas russo viene negato, ciò diventa un problema europeo.

[22]  L’economia classica direbbe che l’inflazione è la necessaria conseguenza del consistente flusso di moneta piovuto sui mercati (meglio, sugli investitori) dalle banche centrali durante la pandemia.