Lasciato trascorrere il tempo opportuno al sedimentare delle acque, mi sento in dovere di proporre una riflessione doverosa circa la sentenza della Suprema Corte degli States riguardante l’aborto.

In realtà c’è ben poco da riflettere: la decisione presa rispecchia pienamente il volere della maggioranza dei giudici eletti, eletti da maggioranze conservatrici al momento al potere nel governo centrale e una maggioranza conservatrice altro non riesce a fare se non esprimere candidati rispecchianti pienamente il proprio pensiero, il proprio modo di intendere le libertà concesse alla popolazione. Un pensiero apertamente di destra ultra-conservatrice, un pensiero che non si può mai esprimere attraverso una libertà di scelta, ma esclusivamente attraverso una precisa scelta di campo: la propria.

Così, si perviene all’unica scelta possibile di una mentalità conservatrice: non importa quale possa essere il tuo pensiero, il tuo modo di valutare una ben determinata situazione, uno stato d’animo in un preciso momento: la decisione spetta a noi che siamo i detentori della verità. L’aborto non si può e non si deve fare: punto. Nulla importa anche se il concepimento è avvenuto tramite stupro, o se esiste certezza medica di grave risultato nella gravidanza (sia per la madre che per il nascituro) o se la madre, dopo riflessione si auto-giudichi inadatta ad una maternità o se, udite udite, anche il parere del padre possa risultare negativo: non si può fare e basta.

Poi, con perfetto tempismo, è arrivato il Trumpo-pensiero: “… questo è il volere di Dio …”. E se, mettiamo caso, quel Dio non esistesse? Se fosse unicamente un’invenzione dell’uomo desideroso di poter avere un destinatario dei propri dubbi e delle proprie paure? E se, ma stiamo nuovamente parlando di libertà, io non credessi in quel Dio ritenuto da altri massimo destinatario del bene e del male? Non importa: non si fa e basta. La vera ed unica soppressione della libertà individuale. Poi, come sempre, c’è di peggio: la decisione della Corte indirizzerà le sfortunate donne, che comunque dovranno prendere una decisione, che, comunque, rappresenterà un peso tremendo per tutta la loro vita, a scegliere la via del clandestino, dell’oscuro, del pericoloso.

L’idea di una libera scelta neppure sfiora il pensiero di una mente conservatrice di destra: è un aspetto del pensiero che non può albergare nella loro mente, un pensiero di libertà individuale inammissibile: vi sono aspetti della vita (e sono purtroppo molti) che non possono essere lasciati al libero arbitrio: si fa così e basta.

Interessante che la Suprema Corte, così attenta al valore della vita dell’uomo in ogni suo aspetto, anche quando si parla solo in linea di futuro, non ritenga doveroso riflettere sulla possibilità di un diciottenne di recarsi in un’armeria e acquistare un fucile a ripetizione, con un caricatore da trenta colpi e la capacità di numerosi proiettili nell’aria in un solo secondo, di poter liberamente circolare con una tale micidiale arma all’interno della propria automobile, di entrare in una scuola, in un supermercato o in un teatro e sparare sugli innocenti presenti senza colpa alcuna: questa si che è la vera libertà, la libertà di scelta. Viene da riflettere circa il fatto che siano esponenti di questo popolo, questo popolo capace di accettare simili imposizioni, quelli demandati a “difenderci” all’interno di una motivazione Nato in caso di aggressione da parte di terzi cattivi invasori.

Se, come la pensano i giudici della Corte Suprema degli States, un Dio veramente esiste, c’è da augurarsi che sappia difenderci da tali alleati …

(Mauro Magnani)