Faenza. “Con la scomparsa dell’ampio spazio alberato, è stata cancellata l’organica unità dell’arena col viale Stradone e all’interno si è perso l’equilibrio tra l’area aperta e gli elementi costruiti. L’arena attuale è ristretta e soffocata dall’espansione del supermercato; lo stesso muro antico di mattoni, che delimitava l’arena sul viale, adesso è diventato per una metà (quasi) il confine del nuovo ampliamento commerciale sullo Stradone. Segno ulteriore di un’arena stravolta, che non è più quella realizzata da Vincenzo Borghesi e da lui lasciata in eredità ai faentini. È così alterata che si potrebbe anche cambiarle il nome”, questo il giudizio lapidario di Italia Nostra e Legambiente Lamone Faenza all’indomani dell’inaugurazione dello spazio culturale dopo i lavori che hanno sollevato tanta polemica.

La vecchia Arena Borghesi Faenza

“La sua riapertura è stata esaltata da esponenti dell’Amministrazione comunale in termini di: restituzione, rigenerazione, ‘antico fascino inalterato’, ritorno allo storico splendore; come se fosse stata riconsegnata un’arena identica a quella delle origini – affermano le associazioni ambientaliste -. Il recupero edilizio ha restituito la funzionalità dello spazio, ma di certo non l’arena del 1928, com’era riconoscibile fino a due anni fa. Una rimozione del senso del luogo, causata dall’attuale allargamento dello squarcio urbanistico di 40 anni fa, che si tenta di mascherare attraverso la rimozione del senso delle parole, quali ‘restituzione’ e ‘inalterato’. Confusione linguistica finalizzata a costruire l’immagine di un’arena il cui rinnovo avrebbe aggiunto solo qualità senza cambiarne l’identità. Il tentativo retorico è però smentito dalla reale macroscopica evidenza di un luogo stravolto: l’ingombrante ampliamento del supermercato schiaccia l’arena, aggrava l’invasività di un corpo estraneo al contesto storico e paesaggistico, altera definitivamente la relazione visiva che si ha dallo Stradone”.

“A qualcuno l’abbagliante effetto di uno spazio rinnovato, a spese di un privato, può far credere vantaggioso l’intervento anche se ha cancellato l’identità del luogo. L’insistenza sulla mancanza di alternative può trovare consensi solo tra chi isola l’immagine dell’arena di oggi dalla memoria di ciò che era l’Arena Borghesi. Una cancellazione della memoria del luogo causata dalla cancellazione dei caratteri che rendevano riconoscibile l’Arena. Questo rapporto tra pubblico e privato, esaltato dall’Amministrazione Comunale, che induce tali effetti contribuisce alla decrescita educativa di una comunità, oltre all’impoverimento della qualità del paesaggi”.