Imola. Il colore dominante dell’Imola Pride del 9 luglio è quello arcobaleno della pace sulle bandiere, vestiti e borse portati in grandissima parte da giovani e giovanissimi, c’è anche  una ragazza con cappello e gonnellino rosa sotto un mezzobusto rosso-porpora. Tanti anche con il verde e il viola, proprio come quello dello striscione delle donne di Trama di terre: “Il corpo è mio, decido io. Nessun Governo. Nessun Dio”.

In tutto sono poco più di un centinaio, ma dal camioncino che guida la manifestazione che si muove verso le 17.30 da piazzale Marabini, dove c’è un incrocio con due suore divertite che vanno a prendere il treno, a ritmo di musica scoppiettante (Con le mani ciao ciao, con i piedi ciao ciao…”), Morgana in parrucca e tacchi a spillo tranquillizza “Non siamo in tanti, meglio pochi ma buoni”.

Sempre lei, la più provocante e provocatoria urla al microfono: “Sono al mio primo Pride, mi sto sverginando, sono apertissima, forza avanti dei volontari che portino lo striscione di apertura”. E arrivano, sempre in prima fila le donne, giovani, mentre qualcuno si abbevera con una birra contro il caldo difficile da sopportare sotto la canicola, sempre scortati dalle forze dell’ordine.

Moltissimi i cartelli anch’essi colorati: “Managgia al clero e al patriarcato”, “No Vat” con sopra il cupolone del Vaticano, “Tranquilla mamma, sono al Gay Pride, non alla manifestazione pro-Lega”, “Rivolta fa-vo-lo-sa” e “Il diritto di amare è di [email protected] e di [email protected]” e tanti altri.

Sempre alla stazione, il primo intervento politico è di Marzia che riassumiamo in breve: “Siamo alla quinta edizione dopo che hanno affossato il Ddl Zan, continuiamo a lottare per i diritti delle donne, delle lesbiche, dei transessuali, degli omosessuali. Vogliamo prenderci ciò che ci spetta, diciamo no all’angoscia solamente perché passeggiamo con la nostra compagna di sera in un parco. Ci schieriamo a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso. Le coppie gay devono essere libere di ricorrere all’adozione. E’ giunto il momento di prenderci tutto”. Applausi convinti.

Poi via fino a piazza Medaglie d’oro con una signora anziana che si sporge dal terrazzo per applaudire convinta e alcuni curiosi che guardano il passaggio. Si passa sotto l’orologio, poi dal Duomo con discorso a favore dell’aborto libero, per finire nel prato della Rocca.

Gli imolesi non sono molti, sicuramente minoritari. Notiamo l’assessora alle Pari Opportunità Elisa Spada con figli al seguito (non è la sola), il consigliere comunale di Imola Coraggiosa Filippo Samachini e Maria Rosa Franzoni dell’associazione “Per le donne”.

(Massimo Mongardi)