Oggi è riunito il G20 che fu un luogo importante per contenere la recessione del 2009 ma, rispetto alla guerra nella quale siamo direttamente coinvolti[1], non brilla per efficacia.
Lavrov si lamenta dello sbarramento mediatico contro la Russia e si dice disponibile, con Erdogan, a facilitare l’esportazione del grano ucraino.
Putin vede allontanarsi le possibilità di pace e sfida la Nato a batterlo sul campo di battaglia, continuando a parlare come se la trattativa fosse con Washington che viene invitata a fare la prima mossa.

Si parla di pausa sul campo di battaglia ma continuano i bombardamenti su tutto il territorio ucraino, oltre che in Donbass si combatte anche alle porte di Kharkiv. Quando il ministro ucraino Kuleba ha parlato a distanza al G20 Lavrov si è assentato. Quando ha parlato il ministro delle finanze russo i rappresentanti di Stati Uniti, Ucraina e anche il nostro Gentiloni, Commissario europeo per gli affari economici, si sono assentati. Se fossimo due gruppi di scimmioni un milione di anni fa, questa è la fase degli ululati e del tambureggiamento del petto possente. Come avrete intuito chi scrive è pacifista e si colloca nella maggioranza relativa dell’opinione pubblica in Europa.[2]

Molti paesi del G20 certo hanno richiesto trattative di pace, fra gli altri l’indonesiano Widodo, che ospita il G20 (di cui l’Indonesia ha la presidenza di turno) ed ha respinto pressanti inviti a escluderne la Russia. Tra gli elementi che determineranno l’esito della guerra (militare, economica, mediatica) è cruciale il sostegno di altri paesi, sia passivo come il rifiuto di aderire a sanzioni economiche contro la Russia, sia attivo, come nel caso della Cina e di tutti i BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sud-Africa, più Iran e Argentina che vogliono aderire), con acquisti di petrolio russo (scontato) e scambi commerciali con la Russia che li espongono al rischio di sanzioni secondarie[3].

Molti di questi paesi (che includono Venezuela, Cuba, Siria, Yemen e Pakistan, paesi della comunità economica euroasiatica-stati postsovietici in Asia centrale- Turchia e Messico, Mali, Senegal, Burkina faso e Repubblica Centroafricana, Egitto, Algeria, Eritrea, Mozambico, Sudan e Cirenaica libica…quasi metà degli stati africani) ricordano positivamente i rapporti con l’ USSR e ottengono dalla Russia chi armi (a volte anche mercenari russi della Wagner), chi grano, granaglie, olio di semi o fertilizzanti. Persino nella penisola araba (con l’eccezione del Quatar) i produttori di petrolio sono restii a (probabilmente non sono in grado di) incrementare la produzione del petrolio per abbassarne le quotazioni, come chiedono gli USA.

L’ embargo europeo sul petrolio russo [4] e anche l’imposizione di un tetto del 50% al prezzo del gas russo (o del petrolio) ventilata dall’occidente, richiederebbero, per il completo successo, una collaborazione di moltissimi paesi non occidentali, evidentemente non disponibili. USA ed Europa avranno offerto carote e minacciato bastonate, in particolare a India, Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Egitto, Sud Africa, Messico e Brasile ma il desiderato spostamento di campo non si è visto. India e Cina, secondo il dato ufficiale della IEA, continuano a comprare gas e petrolio russi con sconto di almeno 20% sul prezzo di riferimento.

Il risultato è che la Russia nei primi 4 mesi del 2022 ha guadagnato un 50% in più rispetto al ’21 dalla vendita di gas e petrolio, quanto al prezzo del carbone russo è raddoppiato rispetto a un anno fa. L’Europa nella sua guerra economica alla Russia e Bielorussia resta in compagnia di paesi “bianchi”, soprattutto occhi azzurri e capelli biondi, più Corea del Sud e Giappone. Quest’ultimo tuttavia partecipa per il 22% al progetto russo Sakhalin-2, per gas LNG nell’Artico[5], che è stato rilevato da Gazprom essendosi ritirata la Shell; il Giappone[6] ha fatto sapere di non potere fare a meno del gas russo.

Nella compagine europea si odono scricchiolii sia economici che politici: la Germania affronta a giorni una chiusura delle forniture di gas russo per dieci giorni, dovuta a quanto pare a necessaria manutenzione, che fa temere chiusure future e impedisce di aumentare lo stoccaggio per l’inverno. L’Austria si prepara a nazionalizzare (come la Germania) impianti di stoccaggio di proprietà russa. La vera partita del gas si giocherà fra Europa e Russia nel prossimo inverno[7].

Le annose tensioni di Bruxelles con Polonia e Ungheria[8] al momento bloccano loro alcuni contributi finanziari ma in futuro (in base a procedure di infrazione dell’articolo 7) potrebbero portare alla sospensione del loro diritto di voto. In entrambi i casi l’EU obietta a leggi che mettono in pericolo l’indipendenza della magistratura dei rispettivi paesi, inoltre in Ungheria la libertà di parola e di opinione è fortemente ridotta.

Sempre più gli alleati occidentali sono costretti a venire a patti con “modelli” di democrazia quali Erdogan in Turchia, MBS in Arabia Saudita e Maduro in Venezuela. Speriamo solo che in Svezia il potere giudiziario difenda la sua indipendenza quando verrà discussa la richiesta turca di estradizione di militanti curdi rifugiati in Svezia, che andrebbero certamente incontro a torture (la legislazione svedese non permette estradizione per reati politici).

La rapidità nello sviluppo di un sistema di scambi indipendente dal dollaro sarà importante: sia Russia che Cina hanno strutture finanziarie autonome ma limitate, che supportano carte di credito e pagamenti internazionali (non collegati a piattaforme occidentali come lo Swift); alla recente riunione dei BRICS[9] si è deciso non solo di incrementare scambi economici, facilitare accesso a vaccini, sostenere una riforma del WTO ma anche di creare una moneta di riserva per gli scambi internazionali basata su un ‘cestino di valute’: rupia, rublo, yuan… (progetto simile al bancor proposto da M. Keynes a Bretton Woods nel 1944)[10].

Intanto il dollaro, moneta imperiale e di rifugio, continua a rafforzarsi rispetto a tutte le valute forti. Petrolio, gas e una gran parte degli acquisti sul mercato globale sono pagati in dollari: se la moneta del mio paese ha un cambio col dollaro sfavorevole significa che dovrò pagare di più per i dollari che userò per pagare le mie importazioni. La Russia, messa al bando, ha poco da perdere da una separazione economica stile guerra fredda che divida noi e loro, la Cina invece (dopo aver deprecato l’uso delle sanzioni economiche come spade a doppio taglio) mette in guardia contro la creazione di due sistemi economici globali indipendenti (in conflitto) che bloccherebbe gli scambi globali e ridurrebbe considerevolmente il benessere economico (perdita stimata attorno al 5% del Pil globale).

La guerra ucraina viene a mala pena menzionata nell’incontro dei BRICS, mentre si rafforza la sensazione che ‘così il sistema economico che regge la globalizzazione non può andare avanti’. Massimo Cacciari lo chiama un ‘salto d’epoca’ perché non si tornerà alla situazione precedente e non si vede ancora quel che troveremo oltre la vetta della collina.

Gli effetti della guerra economica contro la Russia si vedranno in futuro, hanno certamente fatto irrigidire l’atteggiamento di Mosca al punto che Lavrov dichiara al G20: “se l’occidente vuole sconfiggere la Russia sul campo non c’è nulla di cui parlare”. Chiarito che l’Ucraina non può sconfiggere la Russia anche se la Nato svuotasse completamente i magazzini per darle artiglieria e munizioni[11] il problema diventa: cosa vuol veramente fare l’Europa? Meglio: che cosa gli USA vogliono far fare all’Europa? Al di là dei proclami moralistici che si sprecano in tutte le guerre, che cosa succede se non siamo in grado di sostenere militarmente un conflitto con un paese che oggi è la Russia ma domani potrebbe essere la Cina? Che progetto abbiamo nel caso contrario: se cioè siamo in grado di prevalere militarmente e/o economicamente?

Le crisi si affastellano una sull’altra: dopo la lenta ripresa dalla crisi del 2008 la mazzata economica del Covid, ora l’inflazione a due cifre, il veloce aumento dei tassi d’interesse (principalmente negli Stati Uniti dove alla borsa di Wall Street domina l’orso) e il rallentamento globale della crescita, insieme a prezzi stellari per energia, materie prime e prodotti agricoli, che colpiscono più gravemente[12] i paesi a medio e basso reddito ma non risparmiano certo i paesi del G7.

La speranza per frenare l’inflazione si basa sull’arrivo di una recessione (della serie: la luce che vedi in fondo al tunnel è un treno con cui stai per avere uno scontro frontale). L’impressione è che non si sia ancora toccato il fondo e la certezza è che la sostenibilità e la lotta al riscaldamento climatico finiranno in ultimo banco, dietro all’imperativo energetico che ha fatto votare all’EU il gas e il nucleare energie sostenibili[13].

Non tutti gli aumenti si devono a dinamiche di mercato: i fornitori di energia e di derrate hanno probabilmente aumentato i prezzi in modo ingiustificato[14] e sono risentiti quando (raramente) si impongono tasse sui loro profitti aggiuntivi. La necessaria solidarietà scoperta durante la pandemia sembra volata via e i falchi dell’austerità volano in cerchio attorno alla BCE. Chi sta veramente facendo il pieno di soldi (oltre ai petrolieri) sono i produttori di armi dall’una e l’altra parte: ora la Russia fa una legge per poter costringere l’industria privata a produrre rifornimenti necessari per l’esercito, intanto l’inflazione in Russia è al 14% e il Pil continua a scendere, ma non scende nella popolazione l’indice di gradimento di Putin né la sua determinazione a completare ‘l’operazione speciale militare’ che ha cambiato l’Europa.

(Cecilia Clementel)

[1] Conviene ripetere che siamo in guerra, e che l’evoluzione di un conflitto a fuoco è spesso imprevedibile.

[2] Ivan Krastev&Mark Leonard, ‘Se gli Europei si stancano della guerra’ su Internazionale 8-14 Luglio 2022, anno 29, p.16.

[3] Per esempio la raffineria indiana che importa petrolio dalla Russia potrebbe venire a sua volta sanzionata, insieme alla ditta che lo trasporta.

[4] Previsto entro la fine del 2022, con alcune eccezioni per i paesi europei che dipendono da oleodotti russi.

[5] Prossimo al completamento, sanzioni tecnologiche permettendo, Sakhalin-2 è un grosso giacimento di gas con apparati per gasificazione che renderanno possibile un trasposto via nave. Il Giappone è dietro l’angolo.

[6] Purtroppo oggi Kenzo Abe, una figura politica centrale nel paese, è stato assassinato, evento inaudito.

[7] Consiglio vivamente il seguente articolo, originalmente in inglese sul britannico New Statesman:

Ivan Krastev&Mark Leonard, ‘Se gli Europei si stancano della guerra’ su Internazionale 8-14 Luglio 2022, anno 29, p.16.

[8]  Ho già segnalato che l’Ungheria sta (come la Polonia che però ha desistito) bloccando la tassazione al 15% delle multinazionali, che al presente darebbe introiti utili a fronteggiare le recessioni in Occidente. La regola dell’unanimità in EU sta diventando intollerabile.

[9] Dove, oltre ai soci fondatori si trovavano UAE, Arabia Saudita, Egitto, Kazakhstan, Indonesia, Argentina, Nigeria, Senegal e Tailandia!

[10] Acquisti con pagamenti rublo-rupia o rublo-yuan avvengono da diversi anni. Sarebbe necessario un tasso di scambio stabile fra le monete interessate.

[11] Il sostegno per quest’anno all’Ucraina ammonta a $80miliardi, di cui il 45% costituito da aiuti militari, parte dei quali stanno affluendo sul mercato illegale di armi in Europa!

[12]   Laos e Sri Lanka si trovano sull’orlo del collasso economico.

[13] In questa fase di transizione accelerata la posizione mi pare ragionevole, certo più dell’aumentato uso del carbone.

[14]  Per le modalità di simili manipolazioni si legga questo articolo su come fu manipolato il mercato dei metalli preziosi:

Chef Chàvez & Joshua Franklin, ‘Former JP Morgan employees ‘scammed the metal market’ prosecutors say’ Financial Times, 8 Luglio 2022.