Andrea Pagani

La nostra rubrica letteraria “Lo Scaffale della domenica” dedica il mese di luglio ad un tema di intrattenimento e svago, in linea con l’estate: il romanzo umoristico. Eccoci al terzo appuntamento. Buona lettura!

Non c’è niente di più esilarante di un personaggio ingenuo e goffo, tendenzialmente ottuso, che si crede scaltro e che, di conseguenza, è fatto oggetto di burle e raggiri. C’è una lunga tradizione, in letteratura, che parte dalle intramontabili figure di stolti che si credono furbi nel Decameron di Boccaccio, come Calandrino a cui Bruno e Buffalmacco fanno credere al potere magico della pietra elitropia (che rende invisibili), fino ad arrivare alle irresistibili caratterizzazioni moderne del teatro di Carlo Goldoni.

In tal senso, un libro d’una spiritosa e arguta facezia, autentico capolavoro della letteratura – e non solo umoristica – è Il circolo Pickwick di Charles Dickens, che, pubblicato a fascicoli in rivista, in 19 puntate, dal marzo 1836 ad ottobre 1837, raggiunse un numero così elevato di vendite (oltre le quarantamila copie), da assicurare un immenso successo e una notevole rendita finanziaria allo scrittore appena venticinquenne.

La potenza comica del romanzo si concentra sui viaggi che Samuel Pickwick, fondatore appunto del Circolo Pickwick, compie nel maggio 1827 assieme agli amici Nathaniel Winkle, Augustus Snodgrass e Tracy Tupman, attraverso l’Inghilterra del primo Ottocento, con l’intenzione di descriverne gli abitanti, fra situazioni paradossali e personaggi bizzarri, inseguendo un astratto ideale filantropico di ricerca, ma in realtà precipitando in un’infinità di guai e imprevisti.

Fin dall’inizio delle loro avventure il gruppetto viene notato da Jingle e dal suo domestico Job Trotter, due abili delinquenti che non faticano ad ingannare e a mettere nei guai l’anziano gentiluomo e i suoi compagni.

Un episodio emblematico fra i tanti, nella complessa e avvincente trama, è quello dell’amicizia con Mr Wardle, un gioviale e ricco gentiluomo di origini campagnole, che i viaggiatori incontrano durante una gita e di cui diventano sodali, fino ad ospitarlo più volte nel Circolo come se si trattasse di un grande onore, al punto che lo stesso Mr Wardle diventa oggetto degli inganni dell’abile truffatore Jingle, che arriva a fuggire con la sorella del gentiluomo, la giovane e ingenua Rachel.

Il trascinante talento umoristico di Dickens si riconosce, peraltro, anche da un dato bibliografico, legato alla genesi del romanzo, poiché nel 1836, quando venne proposto a Dickens di scrivere i testi, l’idea era che lo scrittore dovesse adattarsi e fare una sorta di didascalia per una serie di vignette sportive di Robert Seymour, mentre il giovane Dickens, che già possedeva la maestria degli strumenti narrativi, riuscì a rovesciare il rapporto e a rendere la vignetta vicaria della narrazione, montata sullo schema del romanzo picaresco e ispirata alla tradizione settecentesca del comico.

Insomma, un capolavoro assoluto, dove si coniugano vari registri stilistici, dal comico al tragico, dalla suspense al picaresco, nella perfetta sintesi che ne fece il commediografo Charles Reade “Make them laugh, make them cry, make them wait”: fai ridere, fai piangere, fai aspettare.

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(Andrea Pagani)