Imola. Fra i migliori sindaci della città, Enrico Gualandi ricopre un ruolo di primissimo piano. Non a caso, nonostante fosse luglio avanzato 15 anni fa, i suoi funerali furono accompagnati da una grande folla di cittadini accorsi per strada per dargli l’ultimo saluto. Più di tutti i sindaci di Imola, Gualandi si guadagnò la stima oltre che di coloro che facevano parte del suo schieramento, anche dei suoi avversari politici più acerrimi. Ne fu testimone il dibattito che avvenne in consiglio comunale dopo la sua morte.

Perché era così stimato? Sia per un carattere gentile e aperto con tutti (aveva la buona abitudine, ormai scomparsa, dei sindaci e dei segretari di partito del Pci di andare la domenica sotto l’orologio a parlare e ad occuparsi personalmente dei problemi delle persone), sia perché fu un grande sindaco del fare. Da sottolineare la realizzazione delle scuole dell’infanzia e poi degli asili nido, al fine di affermare il diritto delle donne ad essere madri lavoratrici e dei bambini delle classi povere ad usufruire dei servizi educativi, l’apertura della Rocca sforzesca, nel 1973 e la riapertura del teatro comunale nel 1974, appena restaurato e, fra le tante altre cose, l’inaugurazione della piscina comunale intitolata al suo predecessore Amedeo Ruggi.

Dopo l’esperienza da sindaco, entrò in Parlamento come deputato del Pci, in seguito ebbe ruoli di primo piano nella Lega delle Autonomie Locali e quindi fu presidente dell’Anpi. Lui stesso ironizzava chi, volendo incensarlo, gli dava del “sindaco partigiano” ricordando che “durante la lotta di Liberazione portavo ancora i calzoni corti”. Partigiano fu suo padre Guido Gualandi, detto “Il Moro”.

Enrico Gualandi

Bene ha fatto l’attuale sindaco Marco Panieri a ricordarlo a 15 anni dalla morte avvenuta all’età di 77 anni il 21 luglio del 2007.

“Ricorrono oggi quindici anni dalla scomparsa di Enrico Gualandi, avvenuta il 21 luglio del 2007. In questa occasione voglio ricordare la sua figura, partendo da quel monito agli amministratori venuti dopo di lui alla guida del Comune e più in generale in ogni ruolo di vertice istituzionale e amministrativo: “occupatevi dei problemi dei lavoratori, delle imprese, delle scuole, della salute, dei giovani: solo così la gente vi capirà e darete un senso alto al vostro impegno politico”. Un monito che lui stesso metteva costantemente in pratica, con quella capacità di guardare all’intesse generale, al di là delle singole appartenenze politiche, e di ascoltare e confrontarsi con tutti, assumendosi le responsabilità delle scelte, sottolinea Panieri.

“La sua è stata una lezione di vita che trova un riscontro programmatico già nel suo discorso di insediamento alla carica di sindaco, subentrando il 12 novembre 1971 a Amedeo Ruggi, scomparso pochi giorni prima. In quell’occasione disse: “il patrimonio unitario che abbiamo difeso e costruito nella nostra Imola non vuole essere oggi un capitale da amministrare, né da trasformare in monolitismo, né da limitare in una sorta di ripartizione di potere. E’ invece un’esperienza dalla quale occorre partire per costruire nuovi momenti di confronto e di collaborazione fra forze operaie, contadine, di ceto medio, di piccoli e medi imprenditori, che sa naturalmente difendere gelosamente l’unità delle forze di ispirazione socialista, ma vuole anche sviluppare un nuovo rapporto di impegno e di responsabilità con altre forze cattoliche e laiche, per una ulteriore crescita democratica di Imola e del Paese – ricorda il sindaco -. In queste parole e nella loro messa in pratica c’è tutta la modernità di Enrico Gualandi, riformista ante litteram, e tutto l’amore per il proprio Paese e per la propria città di chi ha posto la propria vita al servizio del bene comune, avendo i valori della Costituzione come guida. La sua, infatti, è stata una vita spesa per la città e per le istituzioni””.

“Una lezione estremamente moderna ed attuale in un mondo nel quale la politica oggi offre sempre più la sensazione di essere lontana dai bisogni e dai problemi quotidiani delle persone, come dimostra questa difficile crisi di governo, che produce nel nostro Paese sempre più incertezza e lascia ai cittadini sempre meno punti certi di riferimento. Proprio per questo ritengo utile ricordarne la figura di Enrico Gualandi, punto di riferimento imprescindibile per chi oggi è impegnato, a tutti i livelli e in tutti i territori, nella vita politica e delle istituzioni, dal consigliere comunale all’assessore, dal sindaco al parlamentare. A tal proposito, proporrò al presidente del consiglio comunale di commemorare Enrico Gualandi. nella prossima seduta del Consiglio, in programma giovedì 28 luglio”, conclude Panieri.

(m.m.)