Potremo fatalisticamente sperare che le impietose previsioni meteo delle prossime settimane non si avverino? Forse sì, ma è imperdonabile non aver fatto nulla per prepararsi ad un’emergenza annunciata come invece hanno fatto altri quando in tempi non sospetti hanno agito.
Peggio ancora colpisce l’illusione, da parte della politica miope di Governo, Regioni e Comuni italiani di risolvere con misure “tampone” problemi di natura strutturale e che hanno bisogno di radici storiche, come quello di limitare le perdite della rete idrica nazionale o di porre rimedio ai bisogni di milioni di cittadini che in assenza di depuratori scaricano le acque sporche direttamente nei fiumi e nei mari, oppure di considerare l’anomalia della (quasi) totale assenza di impianti di dissalazione per un paese come il nostro che per metà del suo territorio è storicamente in deficit idrico.

Siccità (Foto di Jody Davis da Pixabay)

Tutti aspetti questi che fanno dell’Italia la (solita) “Cenerentola” che sta scivolando verso i livelli delle economie più arretrate dove una calamità come la siccità non è vista come un’emergenza, come invece dovrebbe essere vissuta, ma un problema col quale abituarsi a convivere.

Tutto ciò detto e ripetuto, da parte di “quelli che dicono di saperne”, sulla battaglia che si deve condurre contro il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale; il caso specifico riguarda invece la gestione, il recupero, la produzione, la dispersione dell’acqua e di come questo “oro blu” lo utilizziamo nelle nostre reti idriche che in alcune zone del Paese hanno un tasso di dispersione superiore al 50% e, soprattutto, della mancanza di “visione” e sul perché non utilizzare l’acqua marina che circonda l’Italia come invece fanno altri da tempo.

Fa rabbia la miopia della nostra politica che sembra non voler leggere alcuni “numeri”, ad esempio quello dell’abisso di metri cubi di acqua desalinizzata su cui possiamo contare in Italia (400 milioni) a confronto dei 6 miliardi di metri cubi della Spagna grazie all’installazione di più di 700 impianti.
Gli esempi poi si sprecano se leggiamo oltre, come i progetti per dissetare una città come Las Vegas o sull’area mediorientale dove è la norma utilizzare impianti di dissalazione per ottenere acqua ad uso e consumo di una moltitudine di attività civili e industriali.
Per non infierire poi sulle disattenzioni politiche nell’uso diverso di quattrini (nostri) che hanno escluso finanziamenti a vantaggio di invasi di conservazione dell’acqua, soprattutto al Norditalia, che se oggi vi fossero consentirebbero di stare un po’ meglio e non rischiare di imboccare la strada dei razionamenti per città, campi e stalle.

Da mesi tutta l’Italia è stretta nella morsa del caldo africano che prosciuga gli invasi e abbassa i livelli di fiumi e laghi, l’esempio emblematico propinatoci dai media è quello del Po e riferito all’insinuarsi del cuneo salino a monte del suo delta dovuto alla drastica diminuzione della portata di acqua dolce da monte, che sta minando le rese del comparto agricolo.
Le ultime rilevazioni indicano in una fascia di una trentina di chilometri la zona in cui al posto dell’acqua dolce si trova quella salata, colpa questa anche del fenomeno della subsidenza innescata dalle trivellazioni in Alto Adriatico che nei decenni hanno “abbassato” il livello dei terreni padani finiti col tempo ben al di sotto del livello del mare.

Dal comparto “aiuti” poche le novità per danni da siccità stimati all’oggi da Coldiretti in 3 miliardi di euro, come a ricordare agli addetti ai lavori della politica la ripetitività di questa calamità purtroppo non nuova e che già nel 2021 unita al gelo tardivo pregiudicò l’annata agraria, un atto d’accusa questo rivolto soprattutto ai contributi pubblici erogati in presenza di eventi catastrofali che non coprono a sufficienza.

Il mercato assicurativo di riassicurazione/coassicurazione sembra d’altronde voler gradualmente “disimpegnarsi” dal rischio in merito al peggioramento del quadro meteoclimatico dovuto a siccità, gelo, alluvione, ecc., mentre servirebbe esattamente il contrario ossia un Fondo di Mutualizzazione e/o una rete di sicurezza globale che implichi l’obbligatorietà di una polizza anche per l’Agricoltura.

(Giuseppe Vassura)