“C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria… anzi d’antico”. Non riesco a far altro che rubare parole o intere frasi a chi, e sono molti, è ben più capace di me, tuttavia questa frase, presa come titolo, riesce molto bene, a mio avviso, nel rendere il profumo di quanto attorno a noi in queste giornate di estrema calura e incertezza.

Non c’è nulla di meglio di quanto sta accadendo nella nostra povera Italia che possa rappresentare l’eterno dramma tra Davide e Golia, con la precisazione, dovuta, che questa volta sarà Davide a prenderle. E di brutto. Il povero Davide (la grande maggioranza di tutti noi) non potrà avere le sembianze del David del Bernini, immortalato nel marmo con quel misto di certezza risoluta e odio negli occhi, ma assumerà le vesti degli agnelli di Trilussa, impotenti, spaventati, inermi, succubi.

Le prime avvisaglie delle mutazioni climatiche dovute alla stupidità di noi tutti, ben sicuri che tutto intorno a noi fosse infinito (*); una nuova guerra scatenata da un dittatore sicuro della propria infallibilità e ben sicuro di quanto attorno a lui (da che mondo è mondo la certezza è la prima virtù degli stupidi e degli ignoranti); una situazione economica che presenta aspetti drammatici sovrastata da un debito pubblico per estinguere il quale occorrerebbe un anno e sei mesi ancora di assoluto digiuno da parte di noi tutti (per digiuno di deve intendere tutto ciò che quotidianamente riempie la nostra giornata) per poterlo estinguere; una buona metà degli esseri viventi con la fame dentro la porta di casa (ammesso che abbiano una casa e una porta), sospinti da ciò in cerca di un orizzonte quasi impossibile da raggiungere, ammesso e non concesso che possa esserci qualcosa oltre quell’orizzonte.

E tutto ciò cosa scatena? Una sana competizione politica avente come unico riferimento un solo uomo: da un lato l’unico capace di portare avanti scelte contrarie a quanto si ritiene giusto e dall’altro l’esatto contrario, una specie di nuova manna regalo di un onnipotente.

Combinato il guaio “che la tenzone abbia inizio! E che vinca il migliore”: ma il problema è proprio questo. E se non esistesse il migliore? E se fossimo accerchiati da un’orda di mediocrità? E se non esistesse qualcuno davvero capace di innovazione, di sguardo lungimirante in grado non solo di individuare certi avversari, ma deciso verso una sua personalissima linea di innovazione, di individuazione di certi valori, di risoluto diniego verso quanto necessario da avversare?

A tutt’oggi lo scenario sotto gli occhi di tutti è davvero desolante: da una parte ci si accorge solo ora che una tra gli amici potrebbe essere forse un po’ troppo risoluta verso margini decisionali che potrebbero intimorire alcuni tanto da farli scappare e dall’altro si continua a tessere la trama ripetuta fino alla noia dello “zibaldone” (ogni riferimento all’omonima opera di Giacomo Leopardi, opera di oltre 4500 pagine ricca di inventiva, proposte, aforismi, ecc. deve intendersi assolutamente casuale!) dove tutti stanno dentro e praticamente nessuno viene escluso.

Passeggio per le strade assolate della mia città e guardo con tristezza i giovani che incontro: chissà se sono certi delle mie colpe, delle mie non decisioni, delle tante cose declamate a mai portate a termine, delle mie promesse fasulle, dei miei falsi sorrisi, della mia malamente nascosta incapacità, della mia colpevole certezza nell’errore.

Forse è davvero tardi e non ci resta che assumere le vesti di Olindo Guerrini, alias Argia Sbolenfi, alias Marco Balossardi, alias Giovanni Dareni, alias Pulinera, Bepi, Mercutio e non so quanti altri e declamare: “… e patapunfete a mol in te Cangé, c’aivessum d’anghess, mo as divertessum!”. (**)

(Mauro Magnani)

(*) Un esempio di casa nostra? La patente di “Sostenibilità Ambientale” del nostro glorioso autodromo rilasciata dalla Fia, “Federazione italiana automobilistica”: è come chiedere al macellaio se la carne esposta è buona e tenera …

(**) Riporto a memoria il finale di una famosa lirica di Guerrini: chiedo scusa, in anticipo per gli errori e le imprecisioni.