Imola. Ha riaperto le porte il 28 luglio con una grande novità. Il San Domenico, uno dei ristoranti storici più amati d’Italia, presenta le sue nuove cucine e introduce una nuova dimensione: l’interazione con i commensali.

La nuova cucina del San Domenico

Le cucine sono interamente rinnovate, volute, ideate e disegnate da Max Mascia, il cuoco che non ama essere chiamato chef. Un progetto completo, maturato in oltre 2 anni di lavoro assieme ad architetti e tecnici, che riflette e traduce la sua visione a 360 gradi da imprenditore e da chef. Max ha studiato il progetto perché possa entrare nelle campagne degli incentivi statali, perché le cucine diventino sostenibili con introduzione dell’induzione e il controllo globale dei flussi energetici, delle eccedenze.

Il progetto coinvolge tutto il territorio attraverso aziende e maestranze italiane e locali, tra cui De Manincor di Trento che ha affiancato Max nello studio e la progettazione, le ceramiche di Imola e molti altri artigiani locali. Mobili e banconi sono di grès e marmo grigio, intrise di alta tecnologia, interconnesse 4.0, sostenibili, pensate all’insegna della praticità contemporanea e con la massima attenzione al benessere lavorativo: i flussi in cucina sono rivisti, gli spazi ripensati. E per la prima volta in 52 anni, i commensali entrano in cucina, da amici e da gran gourmets con una chef table accanto alla cucina e un bancone con sgabelli dove prendere un calice

Mise en place

Non solo cucine: Max Mascia rinnova anche la mise en place ai tavoli del ristorante, sostituendo lo storico servizio di Richard Ginori con ghirlande floreali e nastri, ormai fatigué, con la linea Diamond di William Edward. Piatti, ciotole, tazzine di Fine Bone China sono decorate di un motivo geometrico di oro brunito e mica dorata; le posate sono di oro brunito con stemma bianco, solide e gradevoli alla presa. Una linea raffinata, idealmente posizionata tra classico e contemporaneo, che porta in tavola luminosità, generosità e una sottile idea di solidità proiettata nel futuro.

Max Mascia nella nuova cucina del San Domenico

“Sento la necessità, oggi che il San Domenico compie 52 anni, di donare le mie forze e i miei sacrifici alla Casa che mi ha accolto, cresciuto, formato; che mi ha dato e che mi dà ogni giorno la possibilità di esprimere me stesso attraverso una cucina semplice, attenta, precisa, vera – Afferma Mascia -. Le cucine nuove sono un sogno che si realizza, sintetizza la volontà di migliorarsi ogni giorno, di non accontentarsi, di non dare niente per scontato perché nella vita, non solo nel lavoro, le cose scontate non esistono. Esistono l’impegno e la passione che tutte le ragazze e tutti i ragazzi ogni giorno mettono a disposizione dell’ospite che è e rimane il fulcro del nostro lavoro. Questo progetto è una dichiarazione d’Amore per il San Domenico, per la sua storia che ammiro e rispetto e per il futuro che voglio scrivere.”

Massimiliano Mascia con il sindaco di Imola Marco Panieri

“Da sindaco di Imola non posso che essere orgoglioso per il grande investimento fatto da parte del San Domenico e in particolare dallo chef Massimiliano Mascia sul nostro territorio – aggiunge Marco Panieri –. Imola, infatti, è una piccola grande città che guarda al mondo, grazie ai grandi eventi come il Gp di Formula 1 e alla sua forte identità all’interno della Food Valley regionale. Max Mascia e il suo nuovo San Domenico 4.0 sono un omaggio al territorio, all’eccellenza della nostra straordinaria cucina regionale, e soprattutto – grazie ai materiali e alle tecnologie scelte per le nuove cucine – al progresso e all’innovazione.”

Max Mascia

Chiamatelo Max, non chiamatelo chef, mentre vi accomodate in cucina al San Domenico di Imola. “Perché farmi chiamare chef? Lo stagista lo chiamiamo per nome, non ‘stagista’. Beh, è la stessa cosa” risponde così Max, quando qualcuno chiede come mai nella cucina di uno dei 2 stelle Michelin più leggendari d’Italia, la brigata intera lo chiama “Max”.

Al cuoco che ha saputo traghettare un ristorante stellato storico nell’era moderna, piace la semplicità e la chiarezza. Max Mascia, 39 anni, amatissimo nipote dei fratelli Marcattilii è entrato a fare parte del ristorante a soli 14 anni. Socio del San Domenico di Imola da oltre 10 anni, ha appena compiuto una piccola rivoluzione nel ristorante storico, rinnovando le cucine storiche a sua immagine e ponendo l’attenzione al “far bene” come valore principale, come stile di vita.

Max è da sempre animato da una singolare forza d’animo e dalla volontà di tirare fuori il meglio di ogni persona, di ciascuna materia prima, di ciascuna circostanza – in modo sistematico, esaustivo e definitivo. In cucina invece Max ha il dono della bontà inflessibile: è esigente per sé stesso e per chi lavora con lui e nutre immenso rispetto per il ristorante storico di cui oggi è l’anima.

Il rinnovo delle cucine rappresenta uno dei cambiamenti più significativi di questi primi 10 anni da chef al San Domenico: un percorso iniziato lavorando in cucina per equilibrare piatti, flussi e risorse umane, poi lavorando sulla gestione del ristorante stesso, prima di affinare ancora la ricerca del prodotto e la costruzione della filiera – per prendere definitivamente il timone del ristorante, perpetuando idealmente l’arte e la façon di Valentino Marcattilii.

Massimiliano Mascia, classe 1983, è un uomo attento, generoso e affabile: sa osservare e ascoltare con grande empatia, per poi agire molto velocemente. La sua caparbietà e il suo sguardo attento e curioso gli hanno permesso vincere una delle sfide più difficili dell’ultimo decennio: accompagnare il mitico ristorante San Domenico di Imola nella realtà del 21esimo secolo.

Max cresce al San Domenico fin da adolescente: è un luogo che sa di casa, dove le sue giornate sono accompagnate dal profumo del pane fresco pronto per essere sfornato e dove assapora per la prima volta i grandi piatti dello zio Valentino Marcattilii, che aiuta quotidianamente in cucina. Innamoratosi del mondo della ristorazione, Max è pronto per passare sette anni in viaggio, lavorando in alcune delle più grandi cucine del mondo come Ducasse a Parigi e al Plaza Athénée in Costa Azzurra. In questo periodo il giovane Max osserva, sperimenta e continua a crescere, tanto da ricevere dagli zii Natale e Valentino la piena fiducia: nel 2010 torna a Imola dove prende le redini del ristorante e della sua intera gestione a soli 27 anni.