Come diceva Totò: “Sono un uomo di mondo, pensi che ho fatto tre anni di militare a Cuneo!” (dal film “Totò, Peppino e la Malafemmina”): anche io ho svolto una parte del mio servizio militare alla caserma Vian di Cuneo, dove, nel marzo scorso, è stata posta una statua proprio di Totò.

In quel periodo ho sentito parlare per la prima volta di un tragico evento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale a Boves, a due passi da Cuneo.

Un’immagine dell’eccidio di Boves

Il 19 settembre 1943 si compì la prima strage nazista contro una comunità civile in Italia, con 23 morti e 350 case incendiate. Tra le vittime anche il parroco don Giuseppe Bernardi e il suo vice, il giovane don Mario Ghibaudo, due sacerdoti di cui papa Francesco, lo scorso aprile, ha autorizzato la beatificazione, riconoscendo il loro martirio “in odio alla fede”. Ad ordinare la strage fu il comandante nazista Joachim Peiper, sepolto nel cimitero della chiesa della Santa Croce a Schondorf, cittadina tedesca a circa quaranta chilometri da Monaco di Baviera.

Da Boves, nei giorni scorsi, è partita una delegazione della “Associazione don Bernardi e don Ghibaudo” e dell’amministrazione comunale per partecipare alla festa italiana a Schondorf. Ad unire le due località non è un normale gemellaggio, ma un percorso avviato nel 2013 nel nome della pace e della riconciliazione, riferito ai tragici eventi del 1943. Un cammino iniziato prima dalla comunità parrocchiale di Boves e poi dal municipio fino ad arrivare, lo scorso anno, alla firma ufficiale del gemellaggio tra le due città.

In attesa del rito durante il quale i due preti saranno proclamati beati che avverrà a Boves il prossimo autunno, l’Associazione Don Bernardi e don Ghibuado e tutta la comunità civile di Boves continua a tessere la tela della pace.

In questa ottica, in occasione della trasferta in Germania, verrà allestita a Schondorf la mostra che racconta quei tragici giorni del 1943, la storia dei due sacerdoti, la loro uccisione e il cammino di fraternità che la comunità cuneese ha intrapreso in quasi 80 anni dall’eccidio. Sono 24 pannelli, la copia di quelli esposti nella chiesa di San Magno a Boves, uno dei luoghi della memoria, tradotti in tedesco dall’associazione Boves-Kreiss, della parrocchia di Schondorf.

La mostra intende tenere viva sia la memoria del un fatto storico, ma vuole essere anche un modo per raccontare come possa esistere un percorso per sanare le ferite ed evidenziare che il dolore è un punto di partenza per costruire un futuro migliore.

Tutto l’orrore che vediamo questi giorni ai confini dell’Europa ci dice che la sopraffazione dell’uomo sull’uomo non porterà mai a soluzioni definitive.

Il male non è il giudizio ultimo sul destino dell’uomo, ma occorrono uomini giusti che indichino la strada.

(Tiziano Conti)