A fine luglio debutta al Cimitero militare germanico del passo della Futa il nuovo spettacolo di Archiviozeta “La montagna incantata”, prima parte del progetto triennale (2022/2024) dedicato al romanzo di Thomas Mann. In scena il 29, 30, 31 luglio e dal 5 al 21 agosto, ore 18.

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“Un lungo appassionato viaggio in questo straordinario romanzo che continua a parlarci, dall’inizio del secolo scorso, con dolorosa ironia, di malattia e guerra – afferma Gianluca Guidotti -. La Futa già da tanti anni è la nostra montagna magica e per questo spettacolo si trasforma nel sanatorio dove vengono accolte le riflessioni del nostro Hans Castorp e le inquietudini dei tanti indimenticabili personaggi”.

“La montagna incantata”

Liberamente tratto dal romanzo di Thomas Mann. Drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni. Partitura musicale Patrizio Barontini, con Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Enrica Sangiovanni, Giacomo Tamburini e con la partecipazione di Antonia, Elio e Ida Guidotti.

Violoncello Francesco Canfailla. Costumi Les libellules Studio in collaborazione con Elena Fregni. Tecnica Andrea Sangiovanni, foto di scena Franco Guardascione.

Il progetto teatrale

“La montagna incantata” è uno dei più importanti romanzi tedeschi del ‘900, opera ‘mostro’, come la definisce Mann stesso, che ci precipita nell’incantamento di un sanatorio d’alta montagna agli inizi del secolo, un luogo dove il tempo viene sospeso per sette anni fino allo scoppio della prima guerra mondiale: una parabola costituita da un’ascensione nei territori della malattia e della cura e da una discesa agli inferi delle ‘terre basse’.

“La montagna incantata” è un anche un grande romanzo di formazione: il protagonista Hans Castorp, giovane ingegnere amburghese, entra in un mondo per lui nuovo, passa di stupore in stupore e inizia a farsi delle domande muovendosi in quel mondo d’alta montagna: arriva apparentemente sano e pian piano inizia ad ammalarsi. Ma nel frattempo impara da suo cugino Joachim, dai dibattiti tra forze avverse, dalle discussioni tra i due pedagoghi che si contendono il suo spirito – il sereno umanista italiano Settembrini, liberale e assertore del progresso umano, e Naphta, l’ascetico e violento gesuita di origine ebraica, comunista e dogmatico negatore dell’umanesimo progressista – impara dall’amore per Claudia e dalla personalità di Peeperkorn.

Thomas Mann con la sua sbalorditiva capacità narrativa guida il suo protagonista da una scoperta all’altra nei campi piú svariati: anatomia, fisiologia, patologia, farmacologia, botanica, radiologia, musica, psicologia, biologia, meteorologia, occultismo, filosofia, teologia, politica…finché, dopo sette anni di alta montagna, il ‘colpo di tuono’ del 1914 fa scomparire Hans alla nostra vista: non sappiamo quale sarà il destino di Hans Castorp avviato alla trincea, ma certo un’intera generazione viene inghiottita dalla grande guerra.

Il nostro lavoro propone un ribaltamento dello sguardo: con un senso di tragica ironia siamo a recitare questo grande poema della morte in una scenografia fatta di infinite lapidi della seconda guerra mondiale e questo spazio, che noi definiamo Teatro di Marte, diventa Davos-Platz, un grande sanatorio per tubercolotici, destinati per la maggior parte a morire di consunzione. Questa storia visionaria ci rende inquieti e rivela quanto sia sottile il confronto con l’attualità e quanto commovente la partecipazione al dolore per l’umanità sofferente.

Ma se per salvarsi è necessario passare attraverso la malattia, la cognizione della morte e la guerra allora questo poema degli inferi e della morte è in sostanza anche un’iniziazione, un inno alla vita.

Facendo leva sulla situazione straordinaria che stiamo vivendo vorremmo porre a noi stessi e al pubblico, a cento anni dalla pubblicazione di questo romanzo, le domande di Mann: che cos’è la malattia, come si vive in un mondo malato e in guerra? La domanda attualissima e vertiginosa di Mann è posta alla base del progetto in un momento tragico della nostra storia.

Questa drammaturgia sospesa e diffusa nelle diverse stazioni è allestita e recitata nei diversi straordinari spazi architettonici del cimitero, all’aperto, al tramonto, per gruppi di cittadini che si ritroveranno con il desiderio di attraversare queste domande sul nostro tempo, grazie ad un rito culturale collettivo.

Il triennio

Questo progetto è pensato per un triennio costellato da due importanti anniversari: nel 2023 infatti la nostra residenza artistica al Cimitero della Futa compirà vent’anni (2003/2023) e nel 2024 si celebrerà il centenario della pubblicazione del romanzo di Thomas Mann (1924/2024).

Il luogo

Il Cimitero germanico del passo della Futa fu costruito tra il 1962 e il 1965 da Dieter Oesterlen e vi sono seppelliti più di 32.000 giovani soldati tedeschi mandati a combattere sulla Linea Gotica: è il maggiore sacrario germanico in Italia. L’idea che la costruzione dà è quella di una spirale senza fine che improvvisamente si interrompe. Infatti è costituita da un muro di duemila metri che sale avvolgendo la montagna fino alla cima e circonda i sepolcri dei caduti. Ogni estate dal 2003 Archiviozeta elegge questo luogo come scenografia di senso per le proprie rappresentazioni teatrali: il valore della riscoperta di un luogo come il Cimitero militare germanico del passo della Futa, luogo tragicamente simbolico e la possibilità di veder rappresentati testi di grande respiro, in un paesaggio come quello dell’Appennino tosco-emiliano, rendono gli spettacoli alla Futa unici nel loro genere.