La società umana attraversa la più grande trasformazione della sua storia. La sorte di classi sociali, stati nazionali, settori produttivi, lavori, relazioni e la stessa evoluzione umana e delle specie viventi sono ri-descritti da novità che non poggiano più su etiche o valori condivisi. Le crisi che attraversano le società contemporanee si compongono di disequilibri sociali mai sperimentati, delle rotture climatiche e dei processi che ne discendono come la desertificazione, l’innalzamento delle acque, la rottura dei cicli vitali, l’estinzione esponenziale di specie viventi.

Queste condizioni impongono nuove strategie di produzione, dell’uso di diverse fonti energetiche, dell’uso di materie prime e coinvolgono i destini di interi popoli. Le innovazioni introdotte dalle tecnologie digitali, inoltre, stanno producendo un saper fare mai sperimentato:  genetica, robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie, stanno creando delle vere e proprie rivoluzioni in ogni settore sociale ridisegnando le forme del lavoro e della produzione, l’idea stessa di welfare.

Questo passaggio non è più nel “tempo” ma nello “spazio” e da questo passaggio si può venir fuori o con una fuoriuscita socialmente compatibile – ma che necessità un cambiamento epocale del fare umano e delle regole che sono state fino ad ora adottate – o una rottura dei legami sociali all’interno delle comunità e la guerra globale a livello internazionale.

La finestra per affrontare tale “rottura storica” è breve e i tempi della prossima legislatura saranno decisivi per il futuro non solo della prossima generazione e del nostro paese ma di quello dell’Europa, del mondo e, probabilmente, della stessa specie umana.

Per queste ragioni crediamo che il voto del 25 settembre rappresenti un passaggio fondamentale e, di fronte a tale quadro, il dibattito tutto politicistico sulle alleanze non solo non ci convince ma ci preoccupa enormemente. Nelle forze che si autodefiniscono progressiste e/o di sinistra non esiste una analisi che si ponga su tale livello e che indichi strade per il “governo” di tale Transizione.

Mancano proposte che indichino una inversione di rotta nel modello produttivo, nelle forme del lavoro, nei modelli di vita e di consumo che rimettano la dimensione sociale al centro di un ripensamento di modello economico-sociale. La proposta politica che continua ad essere avanzata tende a confermare che le forze  progressiste siano “migliori” nel garantire il funzionamento del cuore dell’attuale processo sociale e produttivo, di garantire al meglio l’esistente.

Le pratiche sociali che avanzano nei corpi sociali, invece, parlano di nuove logiche basate sull’autoproduzione, sulla produzione collaborativa, sulla cooperazione di comunità e indicano la radicalità di una nuova idea di soddisfacimento sociale dei bisogni incompatibile con le correnti regole del mercato. Potenza delle tecnologie, quindi, piegata ad una funzione sociale contro quella del controllo attuata dalle cosiddette “piattaforme” che per funzionare devono invadere la privacy dei consumatori e rendere schiavi i propri dipendenti.

Noi siamo pronti a mettere a disposizione il nostro cammino, la nostra elaborazione ventennale fatta nella ricerca di nuove linee di politica economica e sociale, di nuove forme di lavoro, di un modello di Welfare della Relazione che inverta la logica, tutta quantitativa, della spesa pubblica e sappia indirizzare le risorse di tutti per lo sviluppo di forme sociali e socialmente resistenti di produzione, di servizi, di assistenza, di cooperazione.

Al di fuori di tale quadro le scelte politiche dei partiti, vecchi e nuovi, rappresentano tutte articolazioni “interne all’esistente”, differenziazioni di tono di spartiti incapaci di guidare le nostre comunità e indicare una strada per l’intera società umana.

Rivolgiamo a tutte le forze  politiche progressiste un invito ad aprire finalmente un dibattito sulle caratteristiche profonde della Transizione in atto al fine di promuoverne consapevolezza e difesa della democrazia.

(Net Left-Transizione)