Venerdì 5, con la televisione sintonizzata sul telegiornale, ho visto il servizio dedicato al funerale di Giulia e Alessia, le ragazze di Castenaso volate in cielo dopo l’impatto con il Freccia Rossa nella stazione di Riccione.

Devo dire che mi sono commosso vedendo la disperazione e il dolore sul volto del padre e della madre, su quell’ultimo addio alle loro due figlie.

Sono corso con la mente al pensiero di mia figlia e di mio nipote, mentre gli occhi mi si inumidivano di lacrime.

E la domanda che ti nasce spontanea nel cuore: perché un padre, una madre e una sorella dovranno vivere per tutta la loro vita con questo dolore nel cuore, cosa potrà alleviare la loro sofferenza.

“Tutto bene papà, siamo arrivate”, le ultime parole di Giulia e Alessia alla loro famiglia. “Ti sto chiamando da un telefono di un ragazzo perché il mio è scarico e a Giulia hanno rubato la borsetta con dentro i soldi e il cellulare. Stiamo bene, adesso torniamo a casa”.

“A volte credo che mia sorella sia l’unica ragione di vita”, aveva scritto Giulia su Instagram, sotto una fotografia che le ritrae insieme.

Due ragazze esauste, dopo una notte di ballo, di furti, di richiesta di aiuto per arrivare alla stazione, di preoccupazione per cosa dire a casa, per il ritardo di quel treno che, eccolo, dall’altra parte dei binari, “Presto Alessia, sennò lo perdiamo” probabilmente dice Giulia, che si toglie gli stivali dai piedi che fanno male, scende dalla banchina della stazione per attraversare i binari e andare dall’altra parte, dove il treno regionale è in partenza. Alessia si siede sulla banchina per lasciarsi calare giù e raggiungere la sorella.

Quando sono vicine, in mezzo ai binari, arriva la bomba.

Dicono che il macchinista abbia visto Giulia osservare il treno arrivarle addosso, impietrita, Alessia era lì accanto, l’unica ragione della sua vita.

Giulia e Alessia sono scomparse in tre secondi dalla stazione, dalla terra e dalla vita. Quando tutto si è fermato, c’è stato lo spazio di urla incredule di viaggiatori in attesa anche loro di un treno e diventati spettatori di un orrore.

La speranza è che si siano salvate, in qualche modo che non conosciamo, in qualche luogo che da qui non vediamo e che siano ancora lì a camminare stanche, senza scarpe, alla ricerca della via di casa. Una casa grande, diversa, immensa.

Perché questa è l’unico filo che può annodare la speranza del loro papà, della loro mamma e della sorella Stefania e dare loro il coraggio per proseguire nel loro cammino.

R.I.P. Giulia e Alessia, che il cielo vi sia lieve!

(Tiziano Conti)