Carissimi fratelli e sorelle, la festa del nostro Patrono San Cassiano quest’anno assume un valore tutto particolare perché esattamente 750 anni fa veniva consacrata e dedicata in questo luogo la nuova cattedrale e venivano riposte nella cripta le reliquie di Cassiano, Pietro Crisologo, Proietto e Maurelio.

Come ci attestano varie fonti, ma soprattutto il culto ininterrotto sino a noi, San Cassiano è stato proprio il costruttore della comunità cristiana e della città, l’annunciatore di speranza e di fraternità. I cristiani che visitavano la sua tomba e che l’hanno venerato come patrono lungo i secoli hanno incontrato ed amato, attraverso di lui, Cristo stesso. Prudenzio, che nel quinto secolo si fermò a rendere omaggio alle sue spoglie, rimase colpito della crudezza del suo martirio e dalla sua testimonianza proprio perché con la sua vita e con il dono eroico Cassiano ci insegna l’adesione incondizionata a Cristo e la necessità di testimoniarlo coraggiosamente.

Il testimone, il martire è proprio colui che è stato conquistato, rapito dall’annuncio che gli è stato fatto. Ed è portato dallo stesso Gesù a vedere e udire, a fare esperienza di questo amore nella sua vita. Come dice San Giovanni nella sua prima lettera: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato lo annunciamo a voi”. (1Gv 1,1).

Il testimone, il martire, Cassiano si identifica proprio con la persona di Gesù come risposta al suo amore. Così come la vita di Gesù è testimonianza resa al Padre e per questo lo ascolta, lo prega, fa ciò che al Padre piace, lo testimonia davanti agli uomini, pubblicamente, senza paura, di fronte ai potenti dei tribunali e delle sinagoghe, allo stesso modo anche Cassiano, con la sua vita ed il suo martirio da testimonianza di questo amore a Cristo.

Il vescovo Giovanni Mosciatti

La morte non è mai desiderata dai cristiani. Essi però, piuttosto che rinnegare la vita che Cristo ha dato loro, sono pronti a subire i più atroci flagelli e infine anche a morire. Il martirio di san Cassiano che la Chiesa antica ci ha trasmesso, è una testimonianza commovente di questo attaccamento alla vita vera, è una professione di fede nella vita che non finisce. C’è in lui un’umile sicurezza: ciò che di più prezioso egli possiede non gli può essere tolto.

Il momento storico in cui viviamo forse non è molto diverso da quello che ha visto la testimonianza di Cassiano. Viviamo in un tempo complicato, difficile, di cambiamento, dove quello che sembrava evidente a tutti oggi è messo in discussione. È così drammatico e travagliato che affermare che la risposta ai problemi del mondo e ai propri drammi è la persona, “il testimone”, che nell’incontro con Cristo sperimenta la pienezza della vita, pare poco, pare ingenuo. Servirebbe molto di più, vien da pensare. Perché invece è così decisivo? Che cosa permette alla persona di stare davanti a tutto e a tutti senza temere, senza cedere, libera e lieta? Tutti i giorni sperimentiamo che non basta affannarsi in tante cose – seppur belle – per tentare di cambiare quello che non va e poter essere contenti. Su cosa puntare, allora, perché ognuno possa godere di tutto dentro ogni circostanza, bella o brutta? Per alzarci ogni mattina determinati a stare di fronte alle difficoltà e alle sfide che ci aspettano, senza cercare vie di fuga o guardare da un’altra parte? Cosa può rispondere al desiderio di pienezza che tutti abbiamo dentro?

È solo l’incontro con Cristo, con i suoi testimoni, che può far raggiungere alla vita un’intensità grande, che fa emergere il nostro bisogno più vero. La scommessa è vivere il nostro tempo, così segnato dall’incertezza, come un’insostituibile opportunità per riscoprire la vera natura dell’io, la sua sete di verità, giustizia e bontà e – al tempo stesso – l’originalità dell’avvenimento cristiano.

Si parla tanto ad esempio dei ragazzi e degli adolescenti, che scendono in piazza o stanno rinchiusi in stanza, che hanno paura della solitudine o di tornare a trovarsi insieme. Se ne parla con preoccupazione, perché portano addosso i segni di questo tempo sofferto. Siamo tutti interrogati da una situazione in cui emerge un disagio forte e, al contempo, ci stupisce quando si trova un adulto, un educatore che guarda questo tempo senza paura, che aiuta a mettere a fuoco anche il fondo della sfida, il bisogno di qualcuno con cui fare un pezzo di strada, perché vive nella sua vita e nelle sue giornate una promessa di bene. Torniamo a parlare di educazione perché non si finisce mai di sorprendere che essa è educazione dell’umano: di ciò che è originale, incandescente, indistruttibile nell’animo di ognuno. È un incontro, un rapporto vivente che ha la forza della testimonianza.

La nostra è un’epoca piena di ambiguità e contraddizioni. In un contesto del genere, noi cristiani siamo tentati o di abbandonare la novità del Vangelo per conformarci alla mentalità dominante o di usarla per difenderci da un mondo che percepiamo come ostile. Le domande e le sfide del nostro tempo non sono come dei nemici da combattere, ma come delle ferite da abbracciare per scoprire l’originalità del Cristianesimo.

Cassiano ci testimonia che una fede realmente vissuta permette di guardare alla realtà contemporanea, segnata da moltissime contraddizioni, ferite e sofferenze, con uno sguardo carico di simpatia che ci permette di ‘avviare processi’ come ci ripete sempre Papa Francesco anche con chi inizialmente percepiamo come molto distante da noi.

Qui nasce la proposta che la Chiesa fa a tutti quest’anno che ha per titolo “I cantieri di Betania”. Si intitola così il documento che è nato dalla consultazione del popolo di Dio, svoltasi in questo primo anno di ascolto del cammino sinodale e che vuole essere lo strumento di riferimento per proseguire il cammino coinvolgendo anche coloro che ne sono finora restati ai margini. Si tratta, dunque, di una grande opportunità per aprirsi ai tanti ‘mondi’ che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù.

Che il dono dello Spirito Santo trasformi la nostra povera vita e le nostre comunità e le renda capaci di essere testimoni, come Cassiano, della novità di vita che nasce dall’incontro con Cristo.

Accogliamo la sfida per vivere come uomini e donne radicati nella speranza nel nostro tempo di incertezza.

(Monsignor Giovanni Mosciatti, Vescovo della Diocesi di Imola)